The Knife, la recensione dell’action sudcoreano
Da un po’ di anni a questa parte, il thriller d’azione ha mostrato una curiosa fascinazione per figure di sicari non più nel fiore degli anni: professionisti consumati, segnati dal tempo e da un passato ingombrante. Da The Irishman di Martin Scorsese e Polar con Mads Mikkelsen a La memoria dell’assassino di e con Michael Keaton, fino al più recente Old Guy con Christoph Waltz, il genere ha trovato nuova linfa proprio in questa dimensione crepuscolare, dove l’azione si intreccia con riflessioni su identità e declino fisico. È in questo solco che si inserisce The Knife (titolo originale The Old Woman with the Knife), diretto dal sudcoreano Min Kyu-dong, che rilegge il tema attraverso una sensibilità più intima e meno spettacolarizzata.
Hornclaw lavora per un’agenzia segreta di sicari con il nome in codice di Nail. Sono decenni che la donna agisce nell’ombra eliminando su commissione “parassiti” della società e ora, ultrasessantenne, è una vera leggenda del suo settore ma comincia anche a mostrare i primi acciacchi dell’età, come un preoccupante tremore alla mano sinistra che potrebbe compromettere le sue azioni. Però l’agenzia non è più quella nella quale Hornclaw iniziò a lavorare quarant’anni prima, sembra non esserci più quella “morale” che spingeva ad accettare o meno le commissioni; infatti uno dei nuovi bersagli dell’agenzia è un uomo che secondo Hoenclaw non merita di morire. Come se non bastasse, un giovane sicario noto come Bullfight chiede a Hornclaw di collaborare, ma l’irruento ragazzo nasconde un segreto che la donna non può immaginare.
Tratto dall’omonimo romanzo di Gu Byeong-mo, il film si muove su un terreno interessante: da un lato l’immediatezza del cinema action sudcoreano, tra i più “occidentali” per ritmo e costruzione, dall’altro il tentativo di discostarsi dai modelli più fracassoni. Min Kyu-dong sceglie infatti una via più misurata, dove l’azione – pur presente e incisiva – non sovrasta mai del tutto l’indagine sul personaggio.
Al centro troviamo la protagonista interpretata dalla straordinaria Lee Hye-young, presenza magnetica e stratificata, capace di restituire con pochi gesti il peso di una vita trascorsa nell’ombra. Il film costruisce attorno a lei un ritratto complesso, evitando di ridurla a semplice macchina di morte: ciò che emerge è invece una figura attraversata da crepe emotive, da un passato che torna a bussare e da un presente sempre più instabile, segnato anche dalla malattia.
In questo percorso si inserisce progressivamente la figura di Bullfight, interpretato da Kim Sung-cheol, che da presenza laterale si trasforma in una vera e propria nemesi. Il loro rapporto è uno degli elementi più riusciti del film: non si tratta solo di un antagonismo fisico, ma di un confronto speculare, quasi generazionale, che aggiunge profondità al racconto. Più la storia avanza, più il legame tra i due si carica di tensione e ambiguità, diventando il vero motore drammatico.
I richiami al cinema occidentale non mancano. Il paragone più immediato è indubbiamente con John Wick, soprattutto per l’idea di una congrega di sicari regolata da codici interni e gerarchie ben definite (e sì, anche qui un elemento apparentemente innocuo come un cane assume un valore simbolico). Tuttavia, The Knife guarda più al primo capitolo della saga con Keanu Reeves che ai suoi sviluppi successivi: meno enfasi sull’accumulo spettacolare, più attenzione al contesto e alla costruzione del personaggio.
Questo non significa rinunciare all’azione. Al contrario, il film sa colpire con sequenze secche e brutali, privilegiando il corpo a corpo e una fisicità credibile, quasi dolorosa. L’ultimo atto, in particolare, alza sensibilmente il livello dello scontro, offrendo momenti di grande intensità senza mai tradire la coerenza tonale dell’opera. La regia mantiene un equilibrio efficace tra controllo formale e impatto visivo, evitando derive eccessivamente stilizzate.
Nel complesso, The Knife si rivela un prodotto commerciale nel senso più nobile del termine: accessibile, solido, ma non privo di ambizione. Pur muovendosi entro coordinate riconoscibili, il film tenta una caratterizzazione più sfumata rispetto alla media del genere, dimostrando ancora una volta – se ce ne fosse bisogno – quanto il cinema sudcoreano continui a essere uno dei più vitali e interessanti nel panorama internazionale.
Presentato al Festival di Berlino 2025 e lo stesso anno anche a Sitges, The Knife è arrivato in Italia nel mese di aprile 2026 grazie a Blue Swan Entertainment, distribuito in home video su supporto DVD.
Roberto Giacomelli
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