Annabelle, la recensione

Mia e John si sono sposati da poco. Lei è incinta e sono andati ad abitare in una nuova casa, un villino in periferia. Visto che Mia colleziona vecchie bambole, il marito le regala un rarissimo esemplare in legno e stoffa che le serve a completare una prestigiosa serie da tre. Durante la notte, Mia sente un rumore provenire dalla casa adiacente e chiede a John di andare a vedere: una coppia di adepti a una setta satanica si sono introdotti nell’edificio, hanno ucciso i loro vicini e ora sono pronti a fare la stessa cosa con loro! Ma la polizia interviene in tempo e i due malintenzionati vengono abbattuti. Il sangue di uno di loro, però entra nella bambola di Mia, che misteriosamente l’assassina abbracciava. Da quel momento in poi per John e Mia è un escalation di eventi inquietanti e pericolosi, finché la donna si convince che la bambola che le ha regalato il marito è ora posseduta da una forza maligna che vuole fare del male a lei e alla sua famiglia.

Quando lo scorso anno la Warner Bros. ha portato nelle sale di tutto il mondo The Conjuring – L’evocazione non poteva prevedere che l’horror old-style diretto da James Wan avrebbe generato un introito di circa 320 milioni di dollari worldwide. Una cifra “spaventosa” se si considera che il film aveva un budget di circa 20 milioni. Una gallina dalle uova d’oro pronta per essere sfruttata a dovere e mentre qualcuno sta pensando a un sequel in cui riportare in azione i coniugi acchiappa fantasmi Warren, qualcun altro si era già messo in moto per tirar fuori da quel film un prodotto collaterale che fosse allo stesso tempo uno spin-off del film di Wan e un suo prequel. Arriva così Annabelle, che ha per protagonista l’inquietante bambola maledetta che in L’evocazione compariva nel prologo, mostrando, di fatto, uno dei momenti più genuinamente terrificanti e riusciti del film dello scorso anno.

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Ma se con Annabelle vi aspettate un film sulle bambole maledette/assassine in piena regola, rimarrete delusi. Dimenticate Chucky de La bambola assassina e tutti i suoi derivati e toglietevi dalla testa i malefici giocattoli di Puppet Masters, Dolls e Demonic Toys; in Annabelle la bambola è il mezzo per trasmettere il male, ma se al suo posto ci fosse stato un anatroccolo di gomma o una brioche non sarebbe cambiato assolutamente nulla ai fini narrativi del film. Piuttosto Annabelle porta il marchio produttivo di James Wan e, di conseguenza, ha con se tutte le peculiarità dei suoi film “soprannaturali”; inoltre in cabina di regia c’è il direttore della fotografia di Wan, John R. Leonetti, e le musiche sono del fido (e ottimo) Joseph Bishara, che con Wan ha lavorato in quasi tutti i film. Era chiaro, dunque, aspettarsi un prodotto che riflettesse il più possibile lo stile di quei prodotti di cui si fa evidente derivazione. Ma, a sorpresa, L’evocazione riesce a non entrare mai in Annabelle, malgrado la parentela, e ci troviamo invece a ricordare in diverse occasioni Insidious, a cui i film di Leonetti somiglia sia per la struttura narrativa, sia per la presenza di un demone dall’inquietante e oscuro look, sia per la gestione delle scene di tensione.

Infatti il pregio enorme di Annabelle è quello di saper spaventare e di riuscire, quindi, a creare un paio di scene madri davvero efficaci, come quella in cui la protagonista rimane imprigionata nello scantinato o quella in cui la bambola nell’angolo è mossa da una forza soprannaturale. Lo stesso design della bambola è realmente inquietante e non fatichiamo a immaginare che la sagoma di Annabelle entrerà di diritto nell’immaginario orrorifico cinematografico dei prossimi anni.

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Quello che però non convince di Annabelle è il modo in cui Gary Dauberman ha sviluppato la sceneggiatura, che parte da uno spunto poco originale ma interessante – soprattutto per l’idea di legare l’origine del Male a una setta stile Manson Family – ma si perde in ridondanze e, soprattutto, un finale non all’altezza, che potrebbe far ridacchiare qualcuno.

Nel cast si distingue la brava Annabelle Wallis (nomen omen) che interpreta Mia, mentre non convince l’inespressivo dalla faccia fin troppo pulita Ward Horton, che è suo marito John.

Pregevole la regia da vecchia scuola di John R. Leonetti, che si fa perdonare il “quasi” imperdonabile Mortal Kombat: Distruzione totale e l’anonimo The Butterfly Effect 2.

Un film che si fa guardare con piacere, ma Annabelle di sicuro non lascerà il segno.

 Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Alcune scene di tensione sono realmente efficaci.
  • La bambola è inquietante.
  • Alcune buone idee lo rendono diverso dal solito film sui giocattoli maledetti.
  • Sceneggiatura traballante.
  • Finale non all’altezza.
  • Finisce per somigliare ai film diretti dal qui produttore James Wan.
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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Annabelle, la recensione, 6.0 out of 10 based on 1 rating
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