Ant-Man and the Wasp, la recensione

Per salutare i 10 anni di vita dei Marvel Studios, oltre all’esordio in assolo di Black Panther e lo sconvolgente Avengers: Infinity War, abbiamo ritrovato Ant-Man, “piccolo” grande eroe creato da Stan Lee nel 1962 a cui era stato affidato il compito di chiudere la Fase 2 dell’MCU nel 2015. Come annunciato nella prima scena post credits del primo film, Ant-Man adesso non è da solo nelle sue avventure ma affiancato da un altro noto e amato personaggio Marvel, Wasp. E così, ventesimo lungometraggio del glorioso Marvel Cinematic Universe, il nuovo tassello della saga più imponente e fortunata di Hollywood è Ant-Man and the Wasp, riuscitissimo sequel che conferma l’appeal di un personaggio così “strano” e controcorrente come l’uomo formica.

Il film si apre con una scena fondamentale del primo film, ovvero il momento in cui Hank Pym confessa a sua figlia Hope van Dyne la verità su sua madre Janet, creduta morta ma in realtà intrappolata nel Regno Quantico da 30 anni. Infatti, Ant-Man and the Wasp concentra il fulcro della sua narrazione proprio sulla ricerca di Janet van Dyne, la Wasp originaria, attorno alla quale si sviluppa un’avventura ipercinetica e ricchissima di suggestioni narrative che ambienta l’azione nel mentre gli Avengers combattono la loro battaglia contro il titano folle Thanos.

In un gioco ad incastro sempre più complesso e in una logica di visione in cui ormai ogni film è propedeutico al successivo, in Avengers: Infinity War si diceva che Ant-Man, Scott Lang, non avrebbe potuto far parte della squadra perché era agli arresti domiciliari e infatti qui scopriamo che Scott è stato condannato a due anni di domiciliari per aver combattuto al fianco di Captain America in Civil War, infrangendo così gli accordi di Sokovia e creando il panico in un aeroporto in Germania, quando è diventato Giant-Man. Così in questo sequel troviamo Scott intrappolato nella sua stessa casa, con cavigliera elettronica, intento a inventare giochi sempre nuovi per intrattenere sua figlia Cassie. Quando però uno strano sogno lo mette in contatto con Janet van Dyne, Scott non esita a contattare Hank Pym, che non vede ne sente da due anni. Lo scienziato, infatti, è rimasto profondamente amareggiato dal comportamento di Scott, per aver preso parte alla Civil War, utilizzando il costume di Ant-Man, senza neanche averlo interpellato. Ma nel momento in cui Hank e sua figlia Hope sentono la strana storia di Scott, per i due si riaccende la speranza di poter trovare Janet, che evidentemente sta cercando di mettersi in contatto con loro. Una nuova minaccia, però, appare all’orizzonte, un misterioso essere che ha la facoltà di smaterializzarsi e che sembra particolarmente interessato ad entrare in possesso della tecnologia che Hank sta sperimentando per riuscire a riportare indietro Janet dal Regno Quantico.

La prima cosa che notiamo in Ant-Man and the Wasp è la voglia di seguire il trend degli ultimi film Marvel Studios costruendo una trama molto articolata, ricca di personaggi e location differenti. Questa particolarità va a differenziare questo sequel dal sul predecessore, decisamente più “piccolo” per ambizioni ed azione, uniformando questa seconda avventura allo standard da blockbuster degli altri tasselli dell’MCU. Nonostante questo ambizioso cambio di rotta, Ant-Man and the Wasp rimane molto fedele al modello originario rimanendo il franchise dell’MCU più vicino ai toni della commedia (escludendo, ovviamente, l’anomalo cambio di rotta nell’ultimo Thor). E così, anche questo secondo Ant-Man, che tra gli sceneggiatori vanta anche Paul Rudd insieme al duo di Spider-Man: Homecoming Chris McKenna ed Erik Sommers, riserva molta ironia e alcune scene comiche decisamente riuscite, molte affidate al Luis di Michael Peña, e una in particolare che ci mostra un esilarante incontro extra-molecolare tra Janet e i suoi cari.

Ottime scene d’azione e coreografie di lotta che giocano tutto sul rimpicciolimento e ingigantimento di corpi ed oggetti, e a questo proposito gioca un ruolo fondamentale la Wasp di Evangeline Lilly, vera action-woman di un film votato a dare importanza al sesso femminile. Oltre a Wasp e alla centralità – spesso come deus ex machina – di Janet van Dyne, che ha il volto di Michelle Pfeiffer, anche il villain è donna! Il personaggio di Ghost, o Fantasma come conosciuto in Italia, ha ricevuto un sostanziale stravolgimento, anzi riscrittura, e oltre ad avere un’origine e una personalità completamente differente in confronto a quelle conosciute nei fumetti, ha cambiato sesso! A darle corpo è l’affascinante Hannah John-Kamen – vista di recente in Ready Player One e Tomb Raider – e le motivazioni che la spingono ad agire sono completamente inedite. In molti hanno criticato questo villain, non tanto per la completa riscrittura del personaggio quanto per la sua “inconsistenza” (scusate il gioco di parole) nella trama del film e in effetti, al di là di un incredibile potenziale dato soprattutto dal suo potere e dal look accattivante, Ghost è un po’ l’elemento sacrificato in Ant-Man and the Wasp. Vuoi perché è stato inserito un secondo villain francamente evitabile (il trafficante in tecnologie Sonny Burch, che ha il volto di Walton Goggins) con cui dividere la scena, vuoi perché Ghost è un personaggio così complesso e con un background interessante da dover essere “sbrigato” in troppo poche scene.

In Ant-Man and the Wasp si va ad approfondire una tematica già introdotta nel primo film, ovvero il rapporto tra padri e figlie. Se è ormai chiaro quanto sia fondamentale per questa saga la stretta unione tra Hank e Hope, che qui si completa anche con Janet abbracciando l’importanza del nucleo famigliare nel suo complesso, un ruolo chiave lo gioca il rapporto tra Scott e sua figlia Cassie. In effetti, se ci pensate, l’MCU non ha mai insistito più di tanto sul ruolo della famiglia, se non per spiegare traumi e dinamiche conflittuali. In Ant-Man, e soprattutto in questo sequel, il protagonista è un padre che fa di tutto per tenere vivo l’affetto di sua figlia, che lo adora e, all’occorrenza, lo protegge. Inoltre, il momento in cui Cassie esprime il suo desiderio di poter affiancare un giorno il genitore come supereroe e combattere i cattivi dà una stretta al petto di ogni amante dei fumetti e fa già presagire la presenza di Stature o Stinger.

Impossibile non citare la bravura di Michael Douglas, finalmente tornato a recitare un personaggio a lui adatto in un film di spessore, che qui sembra essere entrato ancora più in sintonia con il suo Hank Pym confermando che la scelta di questo attore per il ruolo è stata la più felice dell’intero cast. Ma anche Paul Rudd conferma di essere uno Scott Lang particolarmente calzante e capace di donare quella leggerezza e normalità a un personaggio sicuramente difficile da portare sul grande schermo. Vi ricordiamo che in Ant-Man and the Wasp compare in un ruolo abbastanza rilevante anche Laurence Fishburne, che veste i panni di Bill Foster, personaggio che i fumettofili ben conoscono e importante nell’universo di Ant-Man.

Insomma, altro bel centro in casa Marvel Studios, con un sequel che non delude affatto e riesce a bissare la bontà qualitativa del predecessore, riuscendo, in alcuni casi, anche a superarlo. Avanti così!

Ah, dimenticavo! Non uscite ASSOLUTAMENTE dalla sala appena iniziano a scorrere i titoli di coda, la prima scena post credits è importantissima per collocare Ant-Man and the Wasp all’interno degli eventi dell’MCU!

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Replica la formula comedy del primo film contestualizzandola maggiormente nell’MCU.
  • Ricco di eventi e personaggi.
  • Grande importanza data al genere femminile.
  • Ottima sinergia tra gli attori.
  • I fan dei fumetti si divertiranno a trovare personaggi e riferimenti ai loro beniamini.
  • La gestione dei villains: Ghost è troppo figo per essere utilizzato così, Sonny Burch, invece, è inutile per l’economia narrativa del film.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Ant-Man and the Wasp, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating
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