Beast Movies – Parte 3. Variante fantastica: Wild Beasts, Rats e Killing Birds

Wild Beasts - Belve feroci

Wild Beasts – Belve feroci (1984) di Franco Prosperi possiamo dire che sta al filone eco-vengeance un po’ come Cannibal Holocaust sta al filone cannibal-movie: esce infatti dai confini del “genere” per assumere contorni da film di denuncia, decisamente autoriale. Wild Beasts è sicuramente il più “impegnato”, nonché uno fra i migliori, nel genere “animali assassini”. E non è un caso, visto che il regista è Franco Prosperi, uno degli inventori – insieme a Jacopetti e Cavara – dei cosiddetti “mondo-movie”, tanto discussi e criticati ma comunque importanti nella storia del cinema italiano (e infatti sempre oggetto di studi). Nel nostro film, è come se Prosperi mettesse in scena sotto forma di fiction la rivolta di quella natura che lui stesso aveva ritratto in precedenza sotto forma di documentario.

Finalmente ci spostiamo dalle consuete località marine, e la vicenda è ambientata in un’imprecisata città del Nord Europa, presumibilmente in Germania, dove gli animali si ribellano e uccidono: prima un’invasione di famelici ratti, poi una fuga in massa dallo zoo scatenano morte e paura tra gli abitanti. Un veterinario e uno sceriffo cercano di contrastare l’orribile invasione e di scoprirne le cause, che individuano in un inquinamento della falda acquifera, mentre il ministero vuole mettere tutto a tacere. Anche un gruppo di bambini viene contagiato dalla droga presente nell’acqua.

Pur non rinunciando allo spettacolo, Prosperi imprime una mano del tutto personale al film: basti vedere la sequenza introduttiva, girata con piglio documentaristico, che mostra l’inquinamento della città – tra fumi tossici, acque sporche e siringhe gettate in strada; tipiche del documentario sono anche le frequenti inquadrature sugli animali, spesso ripresi nel momento dell’assalto anche attraverso il ralenti.

Wild Beasts è sì un film horror, ricco di sangue e di suspense, ma anche e soprattutto un crudo monito sull’imbarbarimento dell’uomo e la ribellione della natura. Notevoli le lunghe sequenze di forte impatto emotivo, non solo nei momenti più sanguinari (come l’assalto dei topi che scarnificano i corpi dei due sventurati e gli altri vari massacri), ma anche nell’incedere implacabile degli animali lungo le strade: nella cosiddetta civiltà vediamo riversarsi elefanti, tigri, iene, orsi che avanzano senza una meta precisa e distruggendo tutto ciò che incontrano.

Wild Beasts - Belve feroci

Nel cast, accanto al protagonista John Aldrich, vediamo alcuni volti noti del cinema italiano come Ugo Bologna e Lorraine De Selle (Cannibal Ferox, La casa sperduta nel parco).

Da notare la difficile ma efficacissima lavorazione del film, soprattutto nelle scene degli assalti, che hanno richiesto sicuramente l’utilizzo di un personale addestrato e di realistici effetti speciali.

Claustrofobico e angosciante (due su tutte, ricordiamo la lunga sequenza nella metropolitana e l’inseguimento fra l’auto e il ghepardo), raggiunge lo zenit nel finale, quando la follia si estende ai bambini (che, come viene detto all’inizio, sono i più vulnerabili insieme agli animali): l’immagine di queste creature innocenti che uccidono l’insegnante e avanzano minacciosi col coltello in mano è degna di entrare fra le migliori scene horror del nostro cinema. Inquietante e catastrofico il monito finale.

La coppia Bruno MatteiClaudio Fragasso, molto attiva negli anni Ottanta con vari horror, scrive e dirige nel 1984 Rats – Notte di terrore, che mescola il genere “animali assassini” con il filone post-atomico in una maniera folle e geniale, ricca di elementi splatter e gore (è un film decisamente figlio del suo tempo, i gloriosi eighties).

L’idea di Rats, stando alle parole di Mattei, gli venne pensando a una sorta di trasposizione in chiave post-atomica e animalesca degli zombi di Romero. Centrale, nel film, è infatti il tema dell’assedio di un gruppo di persone da parte di un nemico – un famelico esercito di topi. Qualche secolo dopo una catastrofe nucleare, la nuova umanità si divide fra gli abitanti del sottosuolo e i nuovi primitivi che vivono in superficie. Un gruppo di questi “primitivi”, sette uomini e quattro donne guidati da Kurt (Ottaviano Dell’Acqua), viaggiano in un arido deserto fino a raggiungere i resti di una fatiscente città. Dopo aver trovato alcuni cadaveri decomposti e i casermoni invasi dai topi, capiscono che una minaccia incombe su di loro. Centinaia di famelici ratti, affamati di carne umana, iniziano ad assalire i malcapitati uccidendoli e cibandosi di loro: mentre nascono anche tensioni interne al gruppo, i superstiti si barricano all’interno di un edificio per difendersi dalla terribile invasione.

Quasi tutto il film è ambientato in una parte fatiscente degli studi De Paolis di Roma, proprio negli interni e negli esterni che erano stati utilizzati per C’era una volta in America di Sergio Leone: questa scelta – fatta probabilmente per risparmiare sui costi – si rivela decisamente azzeccata per l’atmosfera del film, fatta di scenografie underground tipicamente anni Ottanta (un po’ alla Blade Runner, per intenderci), strade cupe e casermoni abbandonati.

Rats funziona bene sia come post-atomico (il ritmo non cede mai, anche se non c’è molta azione), sia soprattutto come horror. I veri protagonisti sono i terrificanti ratti (cavie di laboratorio pitturate di nero per renderle più spaventose): a loro spettano infatti alcune fra le scene più impressionanti (e dalla complessa realizzazione), quando coi loro occhi iniettati di sangue assalgono i malcapitati sbucando in massa dappertutto – da sotto, da sopra, dalle scale, dagli armadi.

Il film rimane impresso innanzitutto per gli effetti speciali splatter e gore, a cura di Massimo Trani. Due le scene cult che non si dimenticano: il topo che esce dalla bocca della conturbante Lilith (reiterata nel finale) e il corpo di Massimo Vanni che si gonfia fino a esplodere di topi, sangue e interiora. Ricordiamo anche i cadaveri decomposti e scarnificati dai topi che i protagonisti incontrano all’inizio e i volti sanguinanti di Vanni e Chris Fremont. Molto efficace e inquietante anche la scena conclusiva, in cui uno degli esseri venuti dal sottosuolo si toglie la maschera e mostra un volto di topo, in una perturbante fusione quasi cronenberghiana fra uomo e animale.

Rats non vuole essere un film pseudo-ecologista o con messaggi da trasmettere, bensì un prodotto di puro divertimento e costantemente sopra le righe (come dimostrano anche i dialoghi). Notevole pure la colonna sonora composta da Luigi Ceccarelli: una melodia rock-metal ritmatissima e trascinante, intervallata da suoni acuti e psichedelici quasi “da videogame”, il tutto dal gusto squisitamente anni Ottanta.

Aristide Massaccesi (alias Joe D’Amato) non è stato solo il regista cult che conosciamo, ma anche un fervido produttore, attraverso la sua casa Filmirage: grazie ad essa nascono, per esempio, Deliria di Soavi, le celebri “case” italiane (3, 4 e 5) e un film stranissimo come Killing Birds (1988) di Claudio Lattanzi – che si firma con lo pseudonimo Claude Milliken. Conosciuto nei mercati esteri anche come Raptors o Zombi 5, si tratta di un film girato in realtà a quattro mani da Lattanzi e dallo stesso Massaccesi, sulla base di un soggetto scritto da Lattanzi e sceneggiato dal medesimo insieme a Daniele Stroppa.

L’idea di base è folle, ma suggestiva e abbastanza riuscita nella realizzazione: coniugare il tema degli “uccelli assassini” in stile Hitchcok con gli zombi-movie.

Killing BirdsIn Lousiana, un gruppo di studiosi è alla ricerca di un esemplare rarissimo di uccello, il “picchio dal becco d’avorio”: grazie a una giornalista (Lara Wendel) che si unisce alla spedizione, giungono a un misterioso ornitologo cieco, Frederick Brown (Robert Vaughn), che consegna loro una mappa. Inoltratisi in una palude nebbiosa, si stabiliscono in una casa fatiscente dove saranno assediati dagli zombi: la villa fu infatti teatro, molti anni prima, di un massacro familiare da parte dello stesso Brown, in realtà il padre del capo della spedizione.

Si tratta quindi di una sceneggiatura abbastanza farraginosa (conobbe infatti varie revisioni), che tenta di unire temi apparentemente inconciliabili: il film risulta più chiaro grazie alle parole di Nocturno Cinema, il quale spiega che gli uccelli “psicopompi” del film “hanno il compito di scortare le anime dei defunti nell’aldilà”. Ecco dunque il geniale collegamento fra i “killing birds” del titolo e i morti viventi che fanno scempio dei protagonisti, una sorta di “inferno” quasi fulciano in cui convivono orrori di vario genere.

Nonostante la sua natura low-budget e le recitazioni scarse (ad eccezione di Vaughn), il film funziona decisamente bene, sotto entrambi gli aspetti. Dopo la carneficina iniziale, con abbondanza di sangue e gole tagliate, vediamo il primo attacco da parte di un falchetto che strappa gli occhi all’assassino (ottimi gli effetti speciali) e stormi inquietanti volteggiare nel cielo.

Buona parte della vicenda è incentrata poi sul viaggio dei due ragazzi, sulla costruzione dell’atmosfera malefica che aleggia nella casa e sulle uccisioni compiute dagli zombi, che compaiono dalla nebbia e massacrano uno per uno i ragazzi. Da segnalare anche un’ottima sequenza allucinatoria, in cui il ragazzo protagonista si muove per la casa mentre le porte che si spalancano (tutto in soggettiva) e assiste a macabre visioni.

Se durante il film vediamo spesso i primi piani sugli inquietanti rapaci, gli uccelli tornano però nel finale a rivestire un’importanza fondamentale, quando assalgono (fuori campo) il dottor Brown. Come rivela Lattanzi in un’intervista, la sua idea era di girare un’invasione molto più realistica, con gli uccelli che rompevano i vetri della casa, ma per ragioni economiche Massaccesi non volle, e si ricorse così all’espediente di sovrapporre sulla casa l’immagine di uno stormo, mentre sentiamo il grido agghiacciante dell’uomo.

Ottime le location della Lousiana (la casa del massacro iniziale è la stessa utilizzata da Fulci in … e tu vivrai nel terrore – L’aldilà), la fotografia di Joe D’Amato e le musiche di Carlo Maria Cordio.

Killing Birds è una curiosa e godibile variante sul tema “animali assassini”, che si incontrano con gli zombi in un tripudio di suspense e crudeltà.

Davide Comotti

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