Compromessi sposi, la recensione

«Questo matrimonio non s’ha da fare…»

(Don Abbondio – I promessi sposi)

Ilenia è una giovanissima fashion blogger di Gaeta e Riccardo è un ragazzo milanese con il sogno di diventare un cantautore. I due ragazzi, pur così diversi, si incontrano in una notte d’estate ed è amore a prima vista. La scintilla tra i due è così forte che decidono, nell’arco di una sola notte, di sposarsi. I problemi scaturiscono nel momento in cui le due famiglie sono obbligate a conoscersi pochi giorni prima dal matrimonio. Soprattutto i rispettivi padri degli sposi sembrano essere agli antipodi l’un l’altro: Gaetano, il papà di Ilenia, è un rigido sindaco del sud Italia mentre Diego, padre dello sposo, è un ricco imprenditore del nord carico di pregiudizi. Pur non sopportandosi, i futuri suoceri riescono a trovare un punto d’incontro nell’obiettivo comune di impedire ad ogni costo il matrimonio dei figli.

In questi ultimi tempi ci siamo ciclicamente interrogati sullo stato di benessere della commedia italiana e siamo arrivati alla triste conclusione che questo genere è in evidente stato di crisi, soprattutto considerando l’ormai inquantificabile numero di remake tratti da pellicole provenienti in particolar modo da Francia e Spagna.

L’arrivo nelle sale della commedia originale Compromessi sposi sarebbe dovuta apparire, dunque, come una ventata d’aria fresca; un ritorno in grande stile della nostra inimitabile commedia all’italiana costruita su situazioni ciniche e popolata da personaggi perfidi, “esseri” privi di qualsivoglia morale e disposti a tutto pur di soddisfare ed alimentare il proprio ego. Aggiungiamoci, inoltre, che a dare corpo a questi personaggi sono stati chiamati due attori navigati e dall’indiscusso talento come Vincenzo Salemme e Diego Abatantuono.

Premesse capaci di far ben sperare.

Ma purtroppo, mai come in questo caso, qualunque speranza è stata vana e  Compromessi sposi non fa altro che rinforzare questo “campanello d’allarme” che ormai suona imperterrito nei confronti di una commedia che sembra aver totalmente perso brio, sagacia ed inventiva.

Nonostante il titolo di manzoniana memoria, questo nuovo film diretto da Francesco Miccichè (Ricchi di fantasia) intende riproporre in salsa popolana modelli e stereotipi shakespeariani narrando dell’amore “impossibile” fra due giovani a causa delle rispettive famiglie. Ovviamente, in una commedia nostrana che ha bisogno di idee, ciò che porta sul “piede di guerra” le due famiglie non può che essere la solita, stanca, goffa e patetica rivalità tra nord e sud Italia. Con tutti i risaputi stereotipi visti, rivisti e stravisti almeno un milione e mezzo di volte.

Onestamente: basta!

Un film che si fa manifesto di un cinema che ha totalmente esaurito le idee ma che, soprattutto, sembra essere profondamente vecchio in ogni singola sfumatura. Se di “guerre” fra nord e sud ne abbiamo viste in abbondanza, anche la coppia Salemme-Abatantuono (decisamente poco affiatata) non fa altro che riproporre stancamente quella pantomima sicuramente accettabile ai tempi di Totò e Aldo Fabrizi ma che oggi appare spaventosamente superata. Vetusta è anche l’estetica del film che, priva di qualunque guizzo artistico, si rifugia in un look costantemente diviso fra la brutta fiction e lo spot turistico (con i tanti inserti paesaggistici realizzati con movimenti di drone, il film sembra essere una marchetta continua alla città di Gaeta).

Totalmente priva di verve comica e buone trovate, Compromessi sposi è una commedia che annoia piuttosto in fretta anche perché incapace di offrire situazioni e personaggi ben delineati. Tutto è approssimativo e frettoloso, ogni cosa sembra buttata lì tanto per e senza crederci, così che allo spettatore non importa nulla della tormentata storia fra Ilenia (una Grace Ambrose che parla romanaccio nonostante, nella finzione, sia figlia di Salemme) e Riccardo (Lorenzo Zurzolo), perché questa è mal raccontata e lasciata sullo sfondo pur essendo il perno su cui ruota l’intera vicenda. Se i punti cardini del racconto sono sviluppati in modo maldestro e superficiale non possono essere da meno le sottotrame che il film cerca di costruire, come il fermento per la riparazione del vestito da sposa o l’immotivato e totalmente gratuito momento omosessuale messo lì solo per far tendenza e strappare all’ultimo una certa “modernità”.

Insomma, non abbattiamoci e cerchiamo di vedere il proverbiale bicchiere mezzo pieno. Quando si raschia il fondo poi non si può far altro che risalire. Speriamo vivamente che non sia il caso di munirsi di pala.

Giuliano Giacomelli

PRO CONTRO
Fate un po’ voi… Una commedia vecchia tanto nelle idee quanto nella messa in scena.

Ancora si vuole far ridere con le solite battutine sul nord e il sud Italia? Siamo seri?

Sceneggiatura superficiale e maldestra in tutto.

La coppia Salemme e Abatantuono non decolla mai.

Esteticamente tra la fiction e lo spot per il turismo.

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