Jumanji: Benvenuti nella giungla, la recensione

Quella di Jumanji è la storia di un cult per ragazzi, un film che è riuscito a sopravvivere alla crescita del suo pubblico di allora e ai progressi della tecnologia che oggi ne fanno apparire gli effetti visivi datati. Perché Jumanji riusciva a parlare efficacemente al suo pubblico (ma anche agli adulti), ha i giusti tempi cinematografici, personaggi con cui è facile empatizzare e una storia coinvolgente; tutti elementi che ne hanno fatto, alla sua uscita nel 1995, un ottimo successo al botteghino e ancora oggi viene ricordato con piacere come una parentesi felice del fantasy cinematografico hollywoodiano.

Oggi Jumanji torna al cinema. Ma non si tratta di un’uscita evento del cult diretto da Joe Johnson, ma di un sequel a distanza di 22 anni, una rischiosissima commedia fanta-avventurosa che tenta di svecchiare il concept di base capovolgendolo: se nel 1995 era la giungla ad essere catapultata nella civiltà, nel 2017 è il contrario!

Dopo un prologo ambientato proprio nel 1995, con il ritrovamento del celebre gioco da tavola Jumanji e il suo magico convertirsi in console per videogame, facciamo un salto temporale fino ai giorni nostri dove l’adolescente Spencer, appassionato di videogiochi, si trova in punizione scolastica insieme ai coetanei Fridge, Bethany e Martha. I quattro, costretti a fare ordine nei sotterranei della scuola, scovano il videogame Jumanji, Spencer lo accende e avvia una partita a cui partecipano anche gli altri. Magicamente i quattro ragazzi si trovano catapultati all’interno del gioco, nella giungla, e ognuno di loro ha l’aspetto dell’avatar che ha selezionato. Per riuscire a tornare a casa, i giocatori devono salvare il regno di Jumanji dall’azione di un malefico mercante d’armi che vuole entrare in possesso di un magico gioiello che conferisce incredibili poteri e devono fare molta attenzione perché chi muore nel gioco, muore anche nella realtà!

Jumanji si evolve, da gioco da tavola a videogame, una trasformazione “necessaria” per poter dialogare con il pubblico contemporaneo e in questo passaggio c’è almeno un grande merito da attribuire a Jumanji – Benvenuti nella giungla: essere riuscito a trasporre per immagini lo schema di un videogame moderno meglio di qualsiasi trasposizione cinematografica di un videogame esistente. Perché nel film di Jake Kasdan viene proposto con una certa efficacia il cuore di certi celebri videogiochi di nuova generazione, Uncharted in primis (citato a inizio film con un poster nella stanza del protagonista). Capirete, dunque, che le priorità del nuovo Jumanji sono in parte differenti da quelle del vecchio Jumanji, con l’esigenza di parlare a un pubblico differente e più smaliziato.

A tal proposito, se il film del 1995 era puro entertainment avventuroso per famiglie, questo alza l’asticella della propensione alla comedy con dinamiche comiche tra personaggi e frequenti gag. Non è un caso, infatti, se nel cast siano presenti due mattatori della risata come Jack Black e Kevin Hart, il primo impegnato nell’irresistibile ruolo della cheerleader intrappolata nel corpo di un “uomo di mezza età obeso”, il secondo a interpretare il campione di football della scuola finito nel corpo sudaticcio e impacciato di un ometto bassino e frignante.

Infatti la cosa più riuscita di Jumanji – Benvenuti nella giungla è il rapporto tra i quattro protagonisti, il gioco dei ruoli e il modo in cui le caratteristiche degli uni si mescolano con quelle degli altri per riuscire ad imparare dalle proprie debolezze cosa vuol dire fare un gioco di squadra. Oltre ai già citati Black e Hart, abbiamo il nerd Spencer che guadagna il fisico scolpito e lo sguardo ammaliante di Dwayne Johnson e la timida Martha che diventa l’atletica e bellissima Karen Gillan, con tutte le complicazioni del caso.

Una scrittura non banale e una riuscita gestione dei personaggi va però a cozzare con il senso dell’avventura che comunque Jumanji dovrebbe offrire. Anche se la divisione schematica a livelli funziona, si ha la sensazione che quella base avventurosa comunque indispensabile sia davvero troppo sacrificata alle dinamiche della commedia al punto tale che il format ne esce in parte stravolto. E qui capiamo che malgrado Jumanji – Benvenuti nella giungla si pone a tutti gli effetti come un sequel (oltre al collegamento iniziale, non mancano citazioni al film con Robin Williams lungo lo svolgimento), in realtà parla a un altro pubblico a cui piacciono cose differenti e qui si comprende il pieno la delusione di chi ha aspettato più di vent’anni per tornare a giocare a Jumanji.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Svecchia e reinventa con efficacia il concept di Jumanji.
  • Personaggi ben gestiti e attori in parte.
  • Troppo sbilanciato verso la commedia.
  • Cattivo senza senso.
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