Terapia di coppia per amanti, la recensione

Gli intrecci amorosi sono da sempre alla base del genere comico. Fin dai tempi della commedia dell’arte settecentesca, infatti, a farla da padrone sono sempre coppie annoiate in crisi, quasi sempre di ceto borghese e nobile, e le conseguenti tresche clandestine con amanti che danno sempre così vita a situazioni grottesche, scambi di persona, corse contro il tempo e battute surreali per camuffare la realtà delle cose. Quasi mai però si era vista una storia in cui i protagonisti assoluti fossero solo e soltanto la coppia di amanti, come avviene in Terapia di coppia per amanti il nuovo film di Alessia Maria Federici che torna sul grande schermo con una commedia, tratta dall’omonimo romanzo di Diego de Silva, davvero mal riuscita e ampiamente dimenticabile.

Nonostante la discreta idea iniziale che avrebbe potuto rappresentare un’interessante base di partenza, il regista romano confeziona un film falcidiato da una sceneggiatura mal congegnata, poco credibile e poco equilibrata nel gestire una storia a metà strada tra la volontà di divertire e far riflettere su un diverso modo di vedere la coppia.

Nel cast troviamo Ambra Angiolini, Pietro Sermonti, Sergio Rubini, Franco Branciaroli e Anna Ferzetti.

Viviana e Modesto sono una coppia che, dopo mesi di frequentazioni e incontri focosi a base di sesso, si trovano davanti alla prova di compiere il grande salto per far diventare il loro rapporto più stabile consolidato e proprio a tale scopo la donna convince il suo partner a recarsi da un famoso psicoterapeuta per iniziare una terapia di coppia. Tutto rientrerebbe nella normalità se non fosse per il fatto che Viviana e Modesto sono due amanti che cercano in un nuovo amore di riscattare le delusioni e le difficoltà dei rispettivi matrimoni. Inizia così un percorso di cura che tuttavia vedrà coinvolti in questo gioco chiamato amore anche tutti gli altri protagonisti della storia.

L’intento di Federici, che del film è anche sceneggiatore insieme allo stesso de Silva, è quello di creare una storia originale sia nei toni, a metà tra la commedia e il melodramma sentimentale, sia nei contenuti dal momento che Terapia di coppia per amanti cerca di offrire uno sguardo diverso sui clandestini rapporti extraconiugali. Se nell’immaginario collettivo l’amante tende a prendersi il meglio del suo partner, infatti, il film tende a scardinare questa convinzione e, al contrario, ci mostra una protagonista femminile non più soddisfatta dai fugaci incontri a base di sesso e coccole e che decide così di iniziare una terapia.

Una situazione dal buon potenziale comico e grottesco che qui però viene letteralmente gettato alle ortiche per via di un plot inverosimile, poco credibile nel suo concatenarsi degli eventi e accompagnato da una sceneggiatura molto raffazzonata e sconclusionata. Ne sono un esempio, in tal senso, le numerose situazioni lasciate in sospeso e poco chiare, gli svariati dialoghi inutili e ridondanti tra personaggi mal tratteggiati e mal assortiti all’interno della storia: basti pensare al personaggio dello psichiatra di Sergio Rubini inserito alla rinfusa o ai coniugi dei due protagonisti il cui ruolo appare sempre ambiguo e poco funzionale.

Deludenti anche le prestazioni del cast, in particolare Ambra Angiolini e Pietro Sermonti che si dimostrano poco abili nel reggere la scena e rappresentare al meglio il disagio della coppia.

Terapia di coppia per amanti, in conclusione, è una commedia dalla resa modesta e poco accattivante.

Vincenzo de Divitiis

PRO CONTRO
  • Una discreta idea di base.
  • Sceneggiatura mal scritta e pasticciata.
  • Personaggi poco approfonditi e mal assortiti.
  • Cast non all’altezza della situazione.
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Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Terapia di coppia per amanti, la recensione, 4.0 out of 10 based on 1 rating
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