TFF35. Blue Kids, la recensione

Non è I pugni in tasca ma il film di Andrea Tagliaferri non è del tutto ignaro della lezione bellocchiana né tantomeno di un certo cinema italiano indipendente prodotto negli ultimi anni.

Prodotto dal regista Matteo Garrone, Blue Kids si avvale di due interpreti già noti al pubblico italiano, Fabrizio Falco e Matilde Gioli, e della nuova promessa Agnese Claisse.

Al centro il rapporto tra due fratelli in fuga da una colpa comune. L’incontro con una ragazza senza identità li metterà di fronte ad una situazione senza via d’uscita.

Trama troppo esigua quella di Blue Kids, un film che cerca coraggiosamente di ridurre all’osso tutta una serie di norme di filmmaking per tentare di lasciare che i personaggi e le situazioni si spieghino da sole. Gli intenti di regia assumono però qui dei tratti fin troppo marcati da far sembrare il film più spesso sottotono. La grazia dei tre interpreti principali purtroppo non basta a sopperire i non pochi “difetti di fabbrica” di Blue Kids che, più si sforza di risultare elegante e aggraziato, più finisce con l’essere ridicolo e stridente.

La mancanza di una struttura riconoscibile, di una trama un po’ più classica, di personaggi più approfonditi contribuisce purtroppo a far sembrare il materiale presentato come un insieme di imbarazzanti situazioni che spiazzano e disorientano lo spettatore.

Non che manchino nel film tematiche forti, ma risultano troppo emarginate in un’opera che rifiuta qualsiasi definizione di comodo rifugiandosi in un limbo statico e senza un vero centro.

Presentato in concorso al 35° Torino Film Festival, in un’edizione che si è distinta per la dignità dei film malriusciti difesa da James Franco col suo The Disaster Artist e per i due trascinanti disadattati sociali dell’israeliano Don’t Forget Me, Blue Kids potrebbe facilmente presentare le stesse identiche caratteristiche dei due film citati, ma incontra diversi problemi nella sua troppo ostinata affermazione personale.

Eppure non si riesce a rifiutare un toto un film come quello di Tagliaferri, che si era aperto con piccole ma buone premesse, a partire da un racconto visivo freddo e silenzioso come le atmosfere del film.

Claudio Rugiero

PRO CONTRO
  • Poche ma buone interessanti idee di regia.
  • È un film che in certi momenti tradisce il nome di maestri di tutto rispetto.
  • Interpreti in stato di grazia.
  • Un turbine di situazioni che sembrano vertere sul nulla.
  • Troppe violazioni delle tradizionali regole del filmmaking.
  • Troppo poco informativo.
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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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