The Equalizer 2 – Senza perdono, la recensione

Nel 2014 raccoglieva consensi nei cinema The Equalizer – Il vendicatore, coriaceo action-thriller che univa ancora una volta Antoine Fuqua (alle regia) e Denzel Washington (attore protagonista) per riportare in auge Robert McCall, giustiziere con passato nei servizi segreti nato a metà anni ’80 sugli schermi della CBS con la serie tv Un giustiziere a New York. Lì a dar volto a McCall c’era il britannico Edward Woodward, qui l’americano Denzel Washington, vero valore aggiunto di un’operazione che sulla carta sembrava uguale a troppe altre. Infatti The Equalizer – Il vendicatore funzionava dannatamente bene proprio per l’interpretazione di Washington, che aveva dato al “suo” McCall caratteristiche del tutto personali tanto da farne un personaggio originale al 100%.

A distanza di quattro anni, mentre The Equalizer si è ormai imposto a status di cult, la coppia Fuqua/Washington torna sul luogo del delitto per un sequel chiesto a gran voce dai fan e dalla Sony Pictures, che con il primo film aveva incassato il triplo di quello che aveva speso. Esce così nei cinema The Equalizer 2 – Senza perdono che, nonostante alcune trovate notevoli che sicuramente si faranno ricordare, non riesce a bissare il mix qualitativo del primo film.

Robert McCall si è trasferito a Boston, dove lavora come tassista e allo stesso tempo porta avanti la sua crociata contro i piccoli criminali che infestano la città. Nella sua quotidianità, Robert prende a cuore il giovane Miles, un adolescente con la passione per l’arte che vive nella sua stessa palazzina e che sembra intenzionato a prendere la strada della criminalità, ma il giustiziere viene richiamato in azione nel momento in cui un ex agente segreto viene assassinato in Francia. Pare che qualcuno stia decimando proprio alcuni ex colleghi di McCall e lui potrebbe far parte della lista.

In questo secondo capitolo, lo sceneggiatore Richard Wenk decide giustamente di esplorare alcuni aspetti del passato del protagonista, solo accennati velocemente nel primo film e qui fulcro della missione principale dell’eroe. Saggiamente, però, anche The Equalizer 2 non fornisce un quadro chiarissimo del  passato di Robert McCall, lasciando nell’ombra alcune questioni importanti, forse da sviluppare in un terzo capitolo. Ma non è solo il passato dell’uomo a occupare le intense due ore e passa di film, anzi, possiamo dire che il vero grande difetto di The Equalizer 2 risiede la tendenza alla divagazione gratuita, che porta a un’entrata eccessivamente tardiva nel cuore della storia.

Al di là di un prologo oltre i confini statunitensi, davvero poco credibile ma comunque adatto a riprendere le fila del discorso per reintrodurre il protagonista, i primi 40-50 minuti di The Equalizer 2 tendono a gettare troppa carne al fuoco, cercando di rimarcare più volte quale sia l’attività segreta di McCall e aprendo così delle sotto storie francamente inutili. E’ divertente, seppur ridondante, l’irruzione di McCall nell’appartamento dei giovani figli di papà, ad esempio, del tutto fuorviante la back-story dell’anziano ebreo in cerca della moglie e, in fin dei conti, superfluo anche l’approfondimento del rapporto tra il protagonista il giovane Miles. Quest’ultimo aspetto, su cui Fuqua punta tantissimo, è palesemente il tentativo di bissare la formula del primo film, in cui McCall si faceva in quattro per proteggere la giovane prostituta interpretata da Chloe Grace Moretz; solo che lì era proprio questo rapporto il motore dell’azione, mentre in The Equalizer 2, il ragazzo di colore che vuole seguire il richiamo della strada assume più un carattere moralistico atto a donare a McCall un’aura paterna. Non del tutto funzionale all’economia narrativa del film, dunque, relegato solo a un approfondimento del personaggio principale.

Detto ciò, la strada – tutta in salita – che il nostro “eroe” deve affrontare per uscir vivo da questa avventura riserva ottimi spunti, donando a The Equalizer 2 un aspetto meno metropolitano in confronto al prototipo e condendolo con quegli intrighi tipici dello spy movie. Il classico gioco di spie, con doppi giochi e colpi di scena, che però non rinuncia a quell’aria fieramente rozza del franchise che conduce a scene di una crudità e una violenza da “R rated movie”, fino a sfociare in uno scontro finale pensato e realizzato in un modo che forse non si era mai visto prima.

Ottimo anche stavolta Washington, che sicuramente potrà andar fiero di questo personaggio nella sua rispettabilissima carriera, e buoni anche i comprimari, a cominciare da Pedro Pascal – visto in un ruolo simile in Kingsman: Il cerchio d’oro – e Ashton Sanders, noto per il ruolo principale nel film premio Oscar Moonlight.

Con una drastica asciugata, The Equalizer 2 – Senza perdono avrebbe potuto tranquillamente replicare la formula perfetta del primo film, l’eccesso di back-stories votate al moralismo affossano invece quel meccanismo ad orologeria che avevamo amato. Peccato.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Denzel Washington funziona benissimo in questo ruolo.
  • La storia prende dei risvolti interessanti e necessari.
  • Lo scontro finale… epico!
  • Si perde continuamente tempo in back-stories inutili e il film entra troppo tardi nel vivo della vicenda.
  • Un eccesso di moralismo.
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