Ticket to Paradise, la recensione

David e Georgia sono stati sposati cinque anni, si sono odiati e hanno divorziato rimanendo in pessimi rapporti. Ora sono quasi vent’anni che i due si sono lasciati, lui vive a Chicago e lei a Los Angeles, ma sono “costretti” a rivedersi in occasione del diploma di laurea della loro unica figlia Lily. Nonostante abbiano il posto assegnato in aula vicino, tutto fila liscio: Lily si laurea e poi vola in vacanza estiva a Bali insieme alla sua amica Wren. Ma da qui salta fuori il dolo! Tre mesi dopo, quando Georgia e David sono ormai tornati alla loro routine, ricevono una comunicazione: Lily sta per sposarsi con Gede, un pescatore di alghe che ha conosciuto a Bali e con cui convive. Invitati sull’isola per la celebrazione delle nozze, i due ex ora devono mettere da parte tutti i dissapori per unirsi in un obiettivo comune: sabotare il matrimonio di Lily.

La commedia romantica hollywoodiana è un genere un po’ appannato e oggi molto meno praticato in confronto a un ventennio fa, per lo più ridimensionato a favore delle piattaforme streaming con una sostanziale rivoluzione nei linguaggi e nel target, decisamente sceso d’età media. Eppure, di tanto in tanto, qualche vecchia gloria che ha reso il genere di grande successo negli anni ’90 e poco oltre ancora ci prova a mettere d’accordo più pubblici e più generazioni, come tentano Julia Roberts e George Clooney con Ticket to Paradise. A dire il vero, gli elementi tipici della commedia romantica classica e post-moderna non sono il focus del nuovo film di Ol Parker (Mamma Mia! – Ci risiamo), che dribbla con una certa abilità topoi e cliché del genere pur rispettandolo alla perfezione nel suo complesso.

In Ticket to Paradise assistiamo alla più classica delle premesse: lui e lei si odiano ma sono costretti alla convivenza per uno scopo comune che, inevitabilmente, li porterà a ritrovare quei pregi che li hanno fatti innamorare l’uno dell’altra in passato. Un concept visto, stravisto e abusato all’inverosimile che fa la muffa sulle scrivanie di Hollywood da almeno un’ottantina d’anni. E, consapevoli di questo pericolo, gli sceneggiatori Ol Parker e Daniel Pipski hanno infarcito il film di una main-story su Lily, la figlia dei protagonisti interpretata dalla Kaitlyn Dever di Dopesick e Caro Evan Hansen, e la sua idilliaca love story con il franco-indonesiano Maxime Bouttier. Solo che la storia d’amore tra i due giovani è così debole e spudoratamente di contorno da lasciare paradossalmente del tutto indifferenti. E così, nonostante l’ingombrante déjà-vu, a tenere in piedi la baracca è proprio il continuo battibecco tra Georgia e David, con tutte le ovvietà che ne conseguono. Ovvietà che sono, comunque, un abilissimo intrattenimento, grazie soprattutto al carisma e al talento di Julia Roberts e George Clooney, che mostrano un’alchimia davvero perfetta.

Con ritmo altalenante ma diverse occasioni in cui sorridere, Ticket to Paradise è un film tanto godibile quanto dimenticabile. Punta a un pubblico di cinquantenni ma riesce a catturare l’attenzione anche di quello più giovane e questo non è un pregio da poco quando si lavora su linguaggi così usurati. Comunque, il classico prodotto usa e getta da improvvisata al cinema o da prima serata casalinga.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Julia Roberts e George Clooney hanno un’alchimia perfetta.
  • Diversi momenti divertenti.
  • È tutto così prevedibile e “vecchio” da far quasi tenerezza.
  • La storia dei giovani sposi è davvero superflua, nonostante sia il centro della trama.
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Valutazione: 5.5/10 (su un totale di 2 voti)
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