Triple Frontier, la recensione

Soldi, soldi, soldi” avrebbe intonato Mahmood vedendo questo film.

Il leitmotiv per ben due ore è proprio questo: i soldi.

Santiago “Pope” Garciainterpretato dal sempre ottimo Oscar Isaac – è un agente delle forze speciali, un “mercenario” che agisce quasi sempre ai limiti della legalità durante le sue missioni.

Molto preparato e intelligente cerca, da ben tre anni, di poter incastrare il super boss del narcotraffico Lorea. Quest’ultimo è nascosto nella giungla con una vera e propria montagna di soldi; la “soffiata arriva grazie alla bellissima informatrice (ma purtroppo secondaria) Yovanna, interpretata da Adria Arjona.

Pope decide quindi di ritornare in America per iniziare il “recruitment” per la sua mission impossible: trovare Lorea e prendere i soldi da lui nascosti, un ammontare di circa settantacinque milioni di dollari.

Il primo sulla lista è William “Ironhead” Miller, interpretato da Charlie Hunnam, seguito da Tom “Redfly” Davis, genio della tattica e dello spionaggio interpretato da Ben Affleck, per poi passare al pilota con problemi di droga Francisco “Catfish” Morales (Pedro Pascal) e finire con il fighter – nonché fratello di Ironhead – Ben Miller, interpretato da Garrett Hedlund.

Tra indecisioni, tintinnii e voglia di rivalsa a causa di uno Stato, quello americano, che non aiuta chi ha servito la patria, i cinque decidono di partire nella terribile giungla – cornice della Triple Frontier del titolo del film – che abbraccia Brasile, Argentina e Paraguay.

Tempi strettissimi, colonna sonora incalzante e almeno due scene memorabili vi accompagneranno per ben due ore nel vero e proprio inferno che vivranno i cinque amici.

Dato che vi ritroverete davanti all’egoismo puro, all’amicizia, all’onore, a scelte drastiche e molto spesso immorali, il mio consiglio è quello di godervi il film con un paio di amici e provare a giocare al What if: cosa fareste voi in determinate situazioni?

Credetemi se ve lo scrivo: alcune scelte sono così incredibili che combattereste contro il vostro doppelganger buono e puro.

Il film non è esente da un certo alone di superficialità di scrittura sia nei personaggi (peccato non approfondire quantomeno la storia del personaggio di Ben Affleck con alcuni flashback) che nella trama (che sembra avere qualche piccolo buco).

Purtroppo questi due punti negativi sono frutto del film stesso: è un progetto nato nel 2010 (quindi circa dieci anni fa) e prevedeva Kathryn Bigalow (The Hurt Locker, Zero Dark Thirty) alla regia con Tom Hanks e Johnny Depp protagonisti. Nel corso degli anni il progetto ha avuto così tanti cambiamenti che in un certo senso hanno minato quella che era l’idea originale del film: un clone di The Hurt Locker con risvolti politici e sociali.

Nel 2015 entra nel cast addirittura Will Smith, seguito da una girandola di attori incredibili: Tom Hardy, Channing Tatum, Mahershala Ali, Casey Affleck e Mark Wahlberg.

Insomma, Triple Frontier è un bel film di genere che ne ha passate tante, ma che – fortunatamente – riesce a intrattenere e a non risultare né banale, né noioso.

Il ritmo, come già anticipato, è molto alto e due ore scorrono felici tra sparatorie e dialoghi sempre all’altezza tra i cinque protagonisti che hanno indubbiamente tanto carisma da vendere.

Sarebbe bastata anche una mezz’ora in più per poter approfondire la psicologia dei personaggi: è un vero peccato e sa di occasione persa (cosa che purtroppo capita spesso con i film sulla piattaforma in questione, ovvero Netflix).

Alcune riprese ricordano Sicario (e quindi Soldado) e la giungla, così fitta e intrisa di pericoli, non può non farvi ritornare in mente grandi classici come Rambo e Apocalypse Now.

Fabrizio Vecchione

PRO CONTRO
  • Film di genere piacevole e scorrevole.
  • Un cast brillante.
  • Progetto travagliato con piccoli buchi di trama e problemi di scrittura.
  • Mancanza di approfondimenti sulla psicologia dei protagonisti.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +1 (da 1 voto)
Triple Frontier, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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