Tyler Rake, la recensione

L’action è un genere cinematografico davvero anomalo.

A differenza di altri generi, non è necessariamente legato alla contemporaneità, nonostante sia strettamente connesso all’avanzamento tecnologico del medium cinema. L’action odierno, piuttosto, è imbrigliato in canovacci narrativi che si ripetono immutati da almeno quarantacinque anni (e sono comunque mutuati dal western), assicurando allo spettatore un senso di confortante famigliarità: non importa se un film d’azione è ambientato durante la Prima Guerra Mondiale, nel post 11 settembre o in un futuro prossimo, avremo sempre la sicurezza che c’è un eroe o antieroe (ma anche più di uno) impegnato in una missione ai limiti del possibile utile a risolvere anche conflitti personali e farlo uscire dall’avventura (vivo o morto, questo spetta allo sceneggiatore) cambiato, evoluto.

Una tale situazione di immobilità sta però assistendo, in questi ultimi anni, a uno scossone interno che chiede una sostanziale ricodifica dell’assetto spettacolare del cinema action. Fermo restando che il canovaccio narrativo rimane immutato, i film trovano una nuova vita nel modo in cui quegli elementi narrativi vengono portati in scena. Sicuramente a far evolvere la situazione è stata la grande attenzione che il cinema asiatico (di Hong Kong in primis, allargandosi poi a Giappone, Corea, Indonesia, Filippine) ha rivolto verso questo genere e il modo in cui gli Stati Uniti hanno guardato a quelle cinematografie negli ultimi 20/25 anni, quando stimati autori asiatici sono stati assoldati dal cinema americano, portando con essi professionisti e generando proseliti che hanno riscritto il modo di pensare l’azione.

Tyler Rake

Oggi, infatti, stiamo vivendo un periodo in cui l’eleganza dell’azione dell’estremo oriente, di quelle coreografie che somigliano a danze, si è ibridato con la spettacolarità distruttiva del cinema americano e nascono degli oggetti filmici del tutto nuovi che possiedono la grazia dell’uno e l’ignoranza dell’altro in un mix che ha creato un nuovo stile.

Se oggi abbiamo elaboratissime sequenze d’azione in piano sequenza, incredibili scene di massa, esplosivi momenti che ignorano ogni principio fisico e coreografie che alternano perfino i punti di vista dell’azione, è grazie a tutto questo.

Ultimo, in senso cronologico, di questo nuovo trend action hollywoodiano è Tyler Rake (in originale Extraction), coriaceo survival movie d’azione prodotto e scritto da Joe e Anthony Russo, da una loro graphic novel (Ciudad, scritta insieme ad Ande Parks), diretto dall’esordiente Sam Hargrave e distribuito in esclusiva da Netflix.

Tyler Rake è un mercenario, ritiratosi in Australia in seguito a un grave lutto che l’ha coinvolto in prima persona. Ma ora Tyler è richiamato in azione per liberare il figlio di un boss del narcotraffico che sta scontando una condanna in prigione, rapito da un avversario che vuole sottrargli la piazza. La missione è semplice: arrivo a Dacca, in Bangladesh, infiltrazione nel covo dei rapitori, recupero dell’ostaggio, possibilmente nessun testimone, e raggiungimento del luogo dell’estrazione in una radura circondata da una zona boschiva. Ovviamente ci saranno complicazioni e Tyler sarà costretto a una strenua fuga per la sopravvivenza in compagnia del giovanissimo ostaggio.

Tyler Rake

Tyler Rake è un film onesto, schietto, che dà allo spettatore esattamente quello che promette: due ore di incessante, ottima azione.

La trama è semplice, (quasi) lineare, il suo protagonista rispetta alla perfezione tutte le regole che gli eroi d’azione sono chiamati a incarnare, compreso il trauma alle spalle che ancora lo tormenta e gli funge da motivazione ultima per portare a termine la missione. Ma, soprattutto, il protagonista ha il fisico statuario e il volto incredibilmente magnetico di Chris Hemsworth, perfettamente aderente al ruolo e capace di fare la differenza in un film in cui, con l’interprete sbagliato, la riuscita dell’opera sarebbe potuta essere in parte compromessa.

Poi Tyler Rake è un concentrato di azione adrenalinica dall’assoluto impatto spettacolare. In puro stile John Wick, i 120 minuti di questo film sono un susseguirsi frenetico di elaboratissime sequenze d’azione in cui succede davvero di tutto, che hanno il loro apice nell’incredibile (finto) piano sequenza di circa 12 minuti in cui seguiamo il nostro protagonista in una vorticosa fuga tra le strade e i palazzi di Dacca. Una tecnica stupefacente che si trasforma per l’esordiente Sam Hargrave – 15 anni di carriera come attore e stuntman – in un magnifico biglietto da visita che, siamo sicuri, gli aprirà la strada a produzioni sempre più ricche e importanti.

Tyler Rake

Anche la location, tra India e Bangladesh, convince e assicura un impatto originale, mostrando i protagonisti in azione tra le strade polverose, i mercati rumorosi, le caotiche e squallide case dei quartieri più poveri di Dacca, i boschi e l’immancabile ponte, luogo della resa dei conti finale, utile a panoramiche e carrellate aeree e capace di trasmettere quel senso di vulnerabilità e mancanza di una via d’uscita.

Ultimo non banale elemento, Tyler Rake va un po’ controcorrente e si impone come action movie per adulti a tutto tondo. Quindi, via l’ironia alla Bad Boys, via gli effetti speciali e le evoluzioni impossibili alla Fast & Furious, ma una sana cattiveria che non risparmia neanche i bambini e un realismo nella messa in scena della violenza che a tratti risulta perfino impressionante.

Insomma, se cercate un action duro, crudo, spettacolare e coinvolgente con Tyler Rake non rimarrete assolutamente delusi!

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Scene d’azione di grande complessità e spettacolarità.
  • Chris Hemsworth praticamente perfetto per il ruolo.
  • Trama semplice e funzionale all’azione.
  • Se cercate solo un buon film d’azione con Tyler Rake non trovate “contro”.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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