Il Clan, la recensione

Argentina, primi anni ’80. Il Paese è in gran subbuglio per la caduta della dittatura in seguito alla Guerra Civile della Falkland e, deposto il governo militare, il popolo è disorientato. Ma l’arte di arrangiarsi vige in ogni dove e l’Argentina, memore della vicenda dei desaparecidos, sembra particolarmente ancorata al business dei sequestri. È di questo che si occupa Arquimedes e la sua famiglia: sequestri impeccabili, con regole ferree e riuscita praticamente assicurata. Ed è di questo che parla Il Clan, fenomenale lungometraggio di Pablo Trapero in concorso alla 72° Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.

Accolto da un fiume di applausi e seriamente meritevole di premi, il film di Trapero, già coregista del film corale 7 Days in Havana, riesce a trovare un equilibrio perfetto tra il film d’intrattenimento e l’opera autoriale. Con l’egida produttiva di Pedro Almodòvar, il cui nome era già legato a un altro argentino di qualità, il fenomenale Storie Pazzesche dello scorso anno, Il Clan si pone come opera documentativa di fatti realmente accaduti, descrivendoci quella che è la cronistoria del clan Puccio, che è riuscito a metter su una fortuna sequestrando persone. Lo sguardo di Trapero sulla vicenda è lucidissimo e quasi divertito, nel finale perfino cinico, immergendo lo spettatore nella routine e nelle malefatte di questa famiglia benestante.

Il punto di vista è quello di Alex, figlio ventenne del terribile Arquimedes e brillante promessa del rugby, che aiuta – suo malgrado – il genitore nella sua attività criminale. Il modo in cui il regista ci descrive l’agire del Clan è esemplare perché trova uno sguardo di parte ma pian piano imparziale sulla vicenda. Essendo Alex il vero protagonista i “pro” e i “contro” su quello che vive sono inevitabili: il business dei sequestri permette alla famiglia Puccio di vivere in maniera invidiabile; c’è sempre buon cibo sulla loro tavola e i soldi che arrivano dall’illegaità permettono anche di aprire un negozio di attrezzatura sportiva che lo stesso Alex gestisce. C’è benessere in un’Argentina ancora in cerca d’identità, quando la democrazia non può permettere una vita dignitosa, e Alex, così come sua madre e suoi fratelli più piccoli, questa cosa l’apprezzano e l’appoggiano.

Ma le cose cambiano, i rapiti non sempre tornano a casa vivi e Alex comincia a mutare la sua percezione del business paterno, in vista anche della voglia di farsi una famiglia propria. Il Clan, dunque, non è solo un ottimo film tratto da un’incredibile storia vera, ma anche una sapiente documentazione del conflitto famigliare, una contrapposizione padre/figlio costruita in maniera eccellente e con una gestione delle psicologie dei personaggi pressoché perfetta, in cui il vero motore del cambiamento è la voglia di emancipazione del ragazzo.

Il film di Trapero ha ritmo, una colonna sonora tipicamente 80’s che non è semplice documentazione di un’epoca ma sapiente scelta musicale per le immagini che scorrono, e un cast ineccepibile. Se Peter Lanzani, che interpreta Alex, ha il viso giusto e l’adeguata intensità recitativa, Guillermo Francella di Il segreto dei suoi occhi è un capo clan davvero stupefacente, capace di donare sfaccettatura al suo personaggio anche solo attraverso l’intenso sguardo.

Il Clan è un film fuori dagli schemi del crime movie, avvincente ed emozionante, testimonianza che il cinema latino ha una forza comunicativa incredibile!

Il film di Pablo Trapero ha vinto il Leone d’Argento alla 72^ Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia ed è nei cinema italiani dal 25 agosto 2016 distribuito da 01 Distribution.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Descrizione lucida ma divertente di una tremenda storia vera.
  • Attori bravissimo con un Guillermo Francella mostruoso!
  • Ritmo incredibilmente alto.
  • Materiale video di repertorio per ancorarsi in maniera realistica agli anni in cui è ambientato.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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