Venezia 75. La profezia dell’armadillo

Uscito dalla sala parlo con un paio di persone di Roma, commentano l’opera prima di Emanuele Scaringi, La profezia dell’armadillo, commedia co-sceneggiata da Zerocalcare riguardante la presunta vita dello stesso e tratta da una sua graphic novel di successo. Dicono che il film doveva essere più duro, visto che osa parlare di Roma, dei centri sociali e di tematiche che riguardano i poracci; tuttavia uno del gruppo di tre non era neanche presente alla proiezione.

Da padovano ho trovato questa produzione molto interessante, e per il messaggio che lascia, e per il doppio filone che la storia segue. Come anche in Il ragazzo più felice del mondo, altro film Fandango presente alla 75esima Mostra del Cinema di Venezia, Scaringi opta per un filone principale, quello che parla della scomparsa di una ragazza francese molto vicina a Zero, e un filone secondario, riguardante l’aspetto lavorativo di un illustratore che cerca di arrangiarsi come può (dando ripetizioni al figlio di una famiglia benestante e mantenendolo ignorante così da poter lavorare con continuità), che frequenta i centri sociali astenendosi da usi e abusi di qualsiasi sostanza, ma che soprattutto rimane alla larga dal centro città e dai suoi popolanti.

Ecco che a Secco, migliore amico di Zero, piace andare due volte la settimana ad ammirare una ragazza che fa la spazzina, se ne è addirittura innamorato, forse. E in tutto questo cosa c’entra – e che cosa è – la profezia dell’armadillo? L’armadillo, icona pop in sosta perenne nell’appartamento di Zero, profetizza come “uscirne quando la prendi nel c**o”; in altre parole, è la contemporaneità, che attraverso la sua continua contestazione, si estranea dall’ammettere quando è stata sconfitta. E qui arriviamo al messaggio del film: la crisi della sinistra attuale, sarebbe per Scaringi riconducibile alla mancanza di dialogo tra la contestazione “alla vecchia maniera” (i centri sociali), e quella contemporanea.

Se già internamente la sinistra non condivide un piano nemmeno con sé stessa, come è possibile che possa vincere sul sistema capitalistico che quotidianamente causa ineguaglianze nella popolazione mondiale? Non è un caso se Charlotte, l’amica di Zero che viene a mancare, è francese, fa parte della Nazione che così tanto ha influenzato il modo di vedere in Italia, il nostro quotidiano.

Da apprezzare molto che, al contrario di quello che i miei nuovi amici hanno detto a fine proiezione, nel film ci sono un paio di approfonditi dibattiti popolari tra i ragazzi dei centri sociali, che anche quando sanno poco non hanno paura del confronto. E a proposito della vicinanza con la Francia, Zero prende proprio un film francese, L’odio, per esprimere con la finezza di questo capolavoro del cinema moderno, il pensiero filosofico alla base dell’agire nostro, quotidiano. Pensare sempre come se stessimo precipitando dal cinquantesimo piano di un edificio, equivale a non dare mai nulla per scontato, essere consci che ogni nostra scelta è una scelta importante e che deve essere fatta con la più (o la meno, in alcuni casi) intelligenza possibile.

E questa critica all’assenza di un pensiero di fondo nell’agire contemporaneo emerge splendidamente in un’inquadratura del film, quando citando palesemente La Dolce Vita, Scaringi riprende il panorama del centro di Roma e passa poi sulla strada che si insinua tra i monumenti, strada però non percorsa da nessun mezzo.

Come mi disse una volta un’amica romana: “Non c’è rimasto più nulla Robbé, solo il fumo, il fumooo!”.

Roberto Zagarese

PRO CONTRO
  • Tematica.
  • Sceneggiatura.
  • Fotografia.
  • Musiche.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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