Non solo Scary Movie: i film demenziali sono una cosa seria!

Lo scorso 5 giugno è uscito nelle sale cinematografiche il sesto capitolo di Scary Movie, l’amatissima saga parodica cominciata negli anni Duemila, diretta e interpretata dai fratelli Wayans, che per l’occasione tornano a prendere le redini del comando dopo che, nel 2003 e nel 2006, il terzo e il quarto capitolo erano stati diretti da quel portento di David Zucker — l’uomo de L’aereo più pazzo del mondo e di Una pallottola spuntata — prima del tracollo che fu Scary Movie 5, del 2013, firmato da Malcolm D. Lee (La bottega del barbiere 3Space Jam: New Legend).Poiché la saga conta ben sei capitoli, possiamo affermare che, dai fratelli Lumière a oggi, nella storia del cinema parodico e demenziale non è mai esistito un ciclo di film che possa vantare, pur col passare degli anni e pur con qualche caduta di stile, un pubblico così fedele come quello di Scary Movie.

Questa longevità ne fa un vero caso di studio per analizzare questo delicatissimo sottogenere: bastano due battute “scemine” di troppo per confezionare film non brutti, ma proprio deprecabili, che offendono la sana intenzione dello spettatore, ovvero quella di spegnere il cervello per un’ora e passa.

Facciamo un salto indietro. Il pioniere del genere parodico moderno — sebbene in Italia Franco e Ciccio si fossero cimentati già da prima — è stato quella pietra miliare di Mel Brooks, che con Mezzogiorno e mezzo di fuoco e Frankenstein Junior, entrambi del 1974, ha scritto i codici stessi del linguaggio parodico e demenziale mainstream, presi a modello dai cineasti di tutto il mondo, a cominciare dal nostrano Ezio Greggio, italico pupillo del maestro. Fu Mel Brooks il primo a ideare gag esilaranti fatte di citazioni altisonanti e mimica clownesca, con incursioni nel meta-cinema e nella satira storica. Dopo di lui, fu il trio Zucker-Abrahams-Zucker a conquistare il mondo con la trilogia di Una pallottola spuntata, rimasta ineguagliata nell’arte di calibrare toni seriosi in contesti surreali e suscitare nello spettatore una risata così genuina e spontanea.

Dopo di essi, giusto il dittico di Hot Shots! dello stesso Abrahams riuscì a tenere una vis comica quasi identica; pochi anni dopo, la trilogia di Austin Powers, parodia di James Bond scritta dallo stesso interprete principale Mike Myers, osò andare oltre, inventando personaggi tanto esagerati da diventare iconici.

Ma evidentemente mancava ancora qualcosa.

Forse stanchi delle imitazioni di uomini tutti d’un pezzo — ispettori, spie, eroi del cinema — nel Duemila i fratelli Wayans vollero metterci del loro e dissacrare le vittime stesse: l’uomo medio, con una sana dose di umorismo da strada. La prima pellicola di Scary Movie uscì agli inizi del nuovo millennio e, al giorno d’oggi, potrebbe definirsi come la quintessenza del “politicamente scorretto”: le parodie di ScreamSo cosa hai fatto e dei vari teen drama come Dawson’s Creek — con tanto di cameo del compianto James Van Der Beek — sono farcite di battute che, ai tempi, furono irriverenti, ma che oggi suonano più come abiliste, grassofobiche, sessiste, omofobe, razziste, immorali e, soprattutto, qualunquiste. Ma nel mirino dei vari film non c’era solo il cinema: c’era anche la cultura pop americana nel suo insieme, scimmiottata attraverso pubblicità, mode e momenti diventati storia — come la celebre parodia, nel terzo capitolo, di Leslie Nielsen nei panni del presidente Bush nell’istante in cui apprende dell’attacco dell’11 settembre.

Il successo delle prime pellicole spinse altri registi a provare a utilizzare la stessa formula demenziale per fare due spicci. Tra il 2006 e il 2013, il mercato fu invaso da titoli che, più che imitare i vari blockbuster, imitavano lo stesso Scary Movie: un’imitazione dell’imitazione, insomma, e non potevano che essere uno peggiore dell’altro. Abbiamo quindi Shriek – Hai impegni per venerdì 17?Hot MovieEpic MovieDisaster Movie3ciento – Chi l’ha duro… la vinceHorror MovieGhost MovieCinquanta sfumature di neroSuperfast & Superfurious – Solo party originaliAngry Games – La ragazza con l’uccello di fuoco e alcuni quasi decenti come Superhero e Mordimi. I registi di queste pellicole, in pratica, sono interscambiabili: si passa dal fratello Wayans di turno al duo “Zuckers Wannabe” composto da Jason Friedberg e Aaron Seltzer.

Aprendo una parentesi, occorre ricordare che, pur essendo ricchissima di commedie e artisti che non hanno niente da invidiare a nessuno, anche l’Italia nel corso degli anni si è cimentata in varie parodie. I grandi maestri furono i succitati Franco Franchi e Ciccio Ingrassia che, sull’orma di Abbott e Costello – ovvero Gianni e Pinotto, cominciarono addirittura negli anni Sessanta con titoli come Per un pugno nell’occhioPer qualche dollaro in menoUltimo tango a ZagaroloI figli del leopardoI due crociati e L’esorciccio. La cosa davvero comica è che queste parodie, spesso e volentieri, incassavano più degli stessi film che prendevano in giro, dando vita a quello sgangherato circolo virtuoso per cui uno deve vedersi il film originale per capire la parodia.

Nel 1994, invece, ci fu una bizzarra congiunzione astrale che portò alla creazione de Il silenzio dei prosciutti di Ezio Greggio e di Chicken Park di Jerry Calà. Due film che, alla loro uscita, furono flop di critica e di pubblico, ma che con gli anni sono diventati due perle del trash all’italiana. Ciò che lascia a bocca aperta del film di Ezio Greggio, in particolare, è il fatto che fosse un film “americano” a tutti gli effetti, con un buon budget e un fior fiore di comparse — Mel BrooksJohn CarpenterJoe DanteRip Taylor, John AstinMartin Balsam che cita sé stesso in Psycho e molti altri — ma che, oggi si potrebbe dire, non era pronto per quei tempi. Chicken Park di Jerry Calà, invece, aveva una struttura parodica davvero eccellente, ma fu dirottato direttamente sul circuito televisivo a causa delle scene “birichine” tutte italiane, un tipo di narrativa che oggi si gloria di essere sex-positive ante litteram.

Nel corso degli anni, Ezio Greggio, forte del suo successo televisivo, tentò più volte di riprovare a fare il Brooks italiano, dirigendo Killer per caso, Svitati con lo stesso Brooks nel cast e Box Office 3D – Il film dei film, opere che però non hanno avuto il successo tardivo de Il silenzio dei prosciutti e probabilmente non lo avranno mai. Killer per casoSvitati non sono neanche parodie, ma commedie con elementi demenziali, e forse questa è la loro colpa maggiore, perché non possono aggrapparsi nemmeno all’effetto straniamento che si crea vedendo storpiato un film serio. Box Office 3D, invece, è più un insieme di gag parodiche di grandi film che starebbero bene dentro un programma televisivo come Paperissima, ma non in una sala cinematografica.

Altri registi nostrani che invece si sono presi volutamente meno sul serio hanno fatto delle parodie davvero demenziali che oggi, tagliuzzate per bene nelle varie scene, potrebbero ritrovare un certo successo come reel comici su TikTok e YouTube. Quella confezionata meglio è Ti stramo – Ho voglia di un’ultima notte da manuale prima di tre baci sopra il cielo di Pino Insegno del 2008, che prende dignitosamente in giro tutto quel filone di film per adolescenti che invase le sale nel primo decennio del nuovo millennio e il cui protagonista non solo è più bello di Scamarcio stesso, ma fa una parodia del maschio tossico davvero all’avanguardia.

Biancaneve & Co. del 1982, di Mario Bianchi con la procace Michela Miti, è invece il “solito” film sporcaccione vietato ai minori la cui epicità è dettata più dalla povertà della messa in scena, quasi degna di Primavera di granito, che dalle battute da commedia demenziale; nonostante ciò, è stato pure distribuito in tre Paesi e riesce perfino a strappare delle risate allo spettatore.

Possiamo quindi chiudere la nostra carrellata di esempi e venire al punto: vista la sua storia travagliata, questo genere è destinato a estinguersi? E qual è la formula per il successo di un film demenziale?

Alla prima domanda rispondiamo fiduciosamente di no, visti i rispettabili incassi del sequel del 2025 di Una pallottola spuntata e di quest’ultimo Scary Movie. L’accoglienza di entrambi sarà stata di certo aiutata dall’onnipresente nostalgia millennial, oggi gonfiata dai cataloghi delle piattaforme, ma è innegabile che si noti qualche sprazzo di miglioramento nello stile comico. Come per una musica polifonica, il segreto del successo consiste nel far suonare i vari strumenti al momento giusto e con il giusto minutaggio. Scary Movie 6, ad esempio, martella con gag monotematiche e, soprattutto, snerva davvero tanto con il metacinema. I punti di forza dei grandi cult del genere, invece, sono i riferimenti ai momenti esilaranti della vita di tutti i giorni — a cominciare dall’umorismo scatologico, per il quale il giusto minutaggio è fondamentale — il contrasto tra mimica seria ed eventi bizzarri, gli anacronismi, le incomprensioni verbali, i giochi di parole e, soprattutto, la spontaneità del tutto.

Alla fine, perché teniamo tanto a questo genere? Il demenziale è un elemento che fa parte della vita di tutti e, come genere cinematografico, può sposarsi con la commedia romantica, con l’horror, l’avventura, il fantasy, la fantascienza, eccetera. Purtroppo, negli ultimi anni, sembra aver trovato nell’animazione o nei contenuti per ragazzini il suo piccolo angolo di paradiso, dimenticandosi di essere nato in un’epoca in cui i cartoni animati, invece, facevano paura perché dovevano tenere i ragazzi lontani dalla cattiva strada, mentre gli adulti volevano farsi una risata per dimenticare proprio il male del mondo.

La parodia serve, quindi, a esorcizzare la paura di non essere all’altezza dei modelli che il cinema — e prima di esso il teatro — presentava; giustamente è nata assieme alla tragedia, e vediamo che ancora oggi, nonostante tanti fallimenti, non se ne può fare a meno. Perché, alla fine, ridere di ciò che ci spaventa è il modo più antico e sano che l’uomo abbia per sopravvivere. Anche al cinema.

Ilaria Condemi de Felice

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