Revenant – Redivivo, la recensione

Alejandro G. Iñárritu è tornato!

E il film, come annunciato già l’anno scorso, è tra i favoriti per la corsa agli Oscar, anche se è difficile che Iñárritu possa bissare due anni consecutivi. Sarebbe un evento nuovo nella storia degli Academy (il Golden Globe l’anno scorso fu vinto da Boyhood, non da Birdman!). E a chi l’anno scorso, vedendo Birdman, pensava che Iñárritu avesse venduto il suo talento a Hollywood, allora si sconsiglia la visione. Perché Revenant – Redivivo è un film molto “hollywoodiano”, per certi versi divistico, talvolta furbo. Eppure trova il modo di comunicare attraverso una serie di immagini di forte impatto.

Il film è tratto da un romanzo omonimo di Michael Punke, ispirato a una storia vera, e racconta l’incredibile epopea dell’esploratore Hugh Glass.

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Nord Dakota, 1823: Hugh Glass guida la spedizione dei cacciatori di pellicce. L’uomo ha portato con sé suo figlio Hank, un ragazzino pellerossa orfano di madre. Durante il cammino, Glass viene attaccato brutalmente da un orso che lo mette praticamente K.O. Ucciso l’animale, Glass riporta gravi ferite. Il capitano Henry lo soccorre, ma l’uomo è intrasportabile e lo lascia, dunque, nelle mani di John Fitzgerald. Avido e crudele, Fitzgerald convince i suoi uomini a seppellire l’uomo, ormai in fin di vita, per intascare i 300 dollari della sepoltura. Scoperto da Hank, John accoltella a sangue freddo il ragazzino, abbandonando i due uomini. Hank muore agonizzante accanto al padre. La morte brutale del figlio risveglia, a poco a poco, nell’uomo il desiderio di vendetta, riportandolo letteralmente alla vita: Glass fuoriesce dalla buca della sepoltura e, dopo aver pianto e abbracciato per l’ultima volta il figlio morto, sul suo corpo giura vendetta. Così, per il redivivo Glass comincia un lungo e tortuoso cammino di sopravvivenza, in cui la natura gli sarà insieme nemica e alleata.

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Revenant – Redivivo è un film forse ancora più complesso di Birdman già per quanto riguarda l’individuazione del genere. Il film con Michael Keaton era chiaramente una commedia drammatica, oltre che un film sul filone del meta-cinema. Ma qual è il genere di Revenant? In parte biografico e sicuramente un adventure movie, oltre che un dramma di formazione. Ma, nel bel mezzo, si inserisce anche una vena di western, come testimonia la rivalità tra Glass e Fitzgerald e il loro scontro finale. E infine, c’è ovviamente il genere primario, quello della wilderness, quel filone di avventura incentrato sull’individuo contro la natura.

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Revenant – Redivivo è un film che condensa insieme cinema e letteratura. Innanzitutto, l’epopea di Glass ricorda molto quella del Conte di Montecristo. Mentre un film che ricorda molto Revenant è sicuramente Essential Killing di Jerzy Skolimowski, sia per racconto che per stile, ma il modus operandi sembra ricordare quello di Dersu Uzala, il piccolo uomo delle grandi pianure di Akira Kurosawa.

Pur praticamente senza dialoghi, Revenant – Redivivo è un sontuoso discorso visivo racchiuso in un’atmosfera cupa, intrisa di pessimismo, in cui la performance di Leonardo Di Caprio, unita alla regia di Iñárritu, alla fotografia di Emmanuel Lubezki, alla musica di Ryuichi Sakamoto, vince tutte le lacune del film.

Claudio Rugiero

PRO CONTRO
  • Film complesso e di forte impatto visivo.
  • Un racconto crudele, durissimo, un pugno nello stomaco.
  • Ha una poetica visiva che è di pochi.
  • È molto lento.
  • Non aggiunge granché a film simili già fatti in precedenza.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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