Beata ignoranza, la recensione

Ernesto (Marco Giallini) e Filippo (Alessandro Gassmann) sono un po’ ai due poli dello spettro. Amici d’infanzia che si ritrovano, dopo 25 anni di separazione benvoluta da entrambi causata da contrasti di natura sentimentale (Carolina Crescentini), ad insegnare nello stesso liceo di Roma

Ernesto: demodé, amante del cartaceo, un po’ snob, facile all’ira, dotato di indiscutibili capacità declamatorie; Ugo Foscolo il suo cavallo di battaglia. E, più di ogni altra cosa, patologicamente refrattario alla benché minima possibilità offerta dall’era digitale.

Filippo è l’esatto opposto: superficiale, caciarone, una personalità social, masse oceaniche di followers. Professore di matematica, rifiuta i tradizionali metodi d’insegnamento in favore di un’app capace di risolvere istantaneamente qualsiasi tipo di calcolo. Il che è raccapricciante e geniale al tempo stesso.

Quando Nina (Teresa Romagnoli) propone ai due protagonisti di partecipare ad un curioso esperimento sociale, costringendoli a invertire i ruoli e ad immedesimarsi ciascuno nella vita dell’altro, i nostri eroi accettano, non fosse altro perché gli argomenti della ragazza sembrano molto molto convincenti.

Massimiliano Bruno, con il suo Beata Ignoranza, non propone, né tantomeno sembra cercare, soluzioni originali ad uno degli interrogativi più in linea con i tempi attuali. In che modo cioè, un social network, un selfie, like, followers, la possibilità di condividere e fruire un numero esponenziale di informazioni (per lo più totalmente inutili) influisce sul modo attraverso cui ciascuno di noi fabbrica la propria identità? La realtà virtuale deresponsabilizza l’individuo, toglie concretezza alle sue relazioni, o schiude orizzonti inediti?

È chiaro che né la disponibilità senza limiti di Filippo, né il niet fondamentalista di Ernesto risolvono adeguatamente il problema.

La risposta va cercata nel mezzo. Questo almeno propone Beata Ignoranza; il film diverte, a tratti diverte molto, è abbastanza veloce soprattutto nella prima parte, cede un po’ sul finale, la volontà di inseguire un (parziale) lieto fine costi quel che costi che risulta in fin dei conti posticcio e non molto credibile. Vanta scelte di regia e di costruzione del racconto abbastanza inedite per la commedia italiana, una creatività, una volontà di giocare con gli spazi ed i tempi apprezzabilissima.

I ritmi comici e l’affiatamento fra Alessandro Gassmann, istrionico esuberante vitale e Marco Giallini, burbero ironico e meravigliosamente arrabbiato, sono rodati ed efficacissimi. Un buon cast di comprimari gli fa da contorno, su tutti la già menzionata Teresa Romagnoli e Valeria Bilello.

In definitiva, Beata Ignoranza convince senza rinunciare a riflettere e a far riflettere. Con tutti i limiti di un prodotto commerciale di poco più di un’ora e mezza, non è poco.

Francesco Costantini

PRO CONTRO
La coppia Gassmann – Giallini, a costo di ripetersi. Maternità, paternità, disagio sociale, riforma della scuola….. tanta carne al fuoco non sempre analizzata con la dovuta profondità nel corso del film.
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