Rocketman, la recensione

Cosa si nasconde dietro gli occhialoni stravaganti, ai glitter e agli eccessivi lustrini dei costumi di Elton John? Il piccolo e introverso Reginald Dwight o un uomo infelice, eccentrico e impegnato nella costante ricerca d’amore e affetto?

Ce lo racconta nel modo più coinvolgente e originale possibile il regista Dexter Fletcher, affiancato proprio dal produttore Elton John e dallo sceneggiatore Lee Hall in Rocketman. Il biopic sulla rockstar inglese ci riporta un periodo movimentato della sua vita, da quando frequentava da piccolo la Royal Academy of Music fino ad arrivare ai primi anni ‘90.

Elton John, interpretato da un convincentissimo Taron Egerton, attraversa un lungo corridoio a passi pesanti e rabbiosi, con indosso un singolare costume rosso da diavolo, grosse corna glitterate e ali fatte di piume nere e rosse annesse. Sembra quasi che stia per salire su un palco, in realtà la sua meta è la stanza di una clinica di riabilitazione, ed è proprio qui che comincia tutta la storia, con le parole: “Mi chiamo Elton Hercules John, e sono un alcolizzato, dipendente da cocaina, sesso e shopping, oltre ad altre droghe legali e non, bulimico”. Da qui, dal celebre ricovero di inizio anni ’90, la storia di Elton John scorre a ritroso, da quando la sgargiante rockstar era solo uno spaurito e timido ragazzino, Reginald Dwight, fino a diventare l’Elton John che ora si trova seduto in cerchio con altre persone affette da dipendenze.

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Un’infanzia trascorsa a elemosinare affetto da due genitori cinici e anaffettivi, un talento enorme e difficile da gestire, l’incontro con la musica e il successo che lo fagocita in età giovanissima, i soldi, gli eccessi, il sesso, il lusso sfrenato pagato a carissimo prezzo. Elton John apre gli occhi, affronta i suoi demoni ripercorrendo il classico percorso di ascesa, perdizione e redenzione di un artista tormentato.

Una regia creativa, elegante e originale mette in scena una storia forse un po’ banale e piena di cliché in un modo tutto nuovo e convincente, raccontando dolore, orge, droghe e dipendenze di ogni tipo attraverso meravigliosi numeri musicali ben pensati e coreografati. Le sorprendenti atmosfere oniriche e il modo in cui Dexter Fletcher affronta il racconto fanno di Rocketman un biopic diverso da qualsiasi altro, un musical che punta alla spettacolarità, godibilissimo e coinvolgente anche per chi non è fan dell’artista inglese.

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Ovviamente, dopo l’inaspettato successo di Bohemian Rhapsody, per il quale Dexter Fletcher ha avuto un ruolo di regista fantasma, portando a termine il lavoro di Bryan Singer dopo il suo licenziamento, è quasi inevitabile fare un paragone con Rocketman. In realtà, ci troviamo davanti a due film estremamente diversi, appartenenti a due generi distinti e accomunati solo dal fatto di essere dedicati a due personalità immense della musica britannica. Se in Bohemian Rhapsody si ricercava spasmodicamente la mimesi tra l’attore protagonista e Freddie Mercury, oltre al riproporre in maniera identica alla realtà alcune performance, come quella del Live Aid, Rocketman segue un percorso del tutto diverso, concentrandosi su un dramma personale, sull’uomo dietro alla maschera, su una storia di rivalsa personale presentata come un sogno allucinato.

Rocketman non è solo la storia personale di Elton John, ma un film che cerca di spiegare la definizione di “talento” e di quanto quest’ultimo possa addirittura essere distruttivo. Un prodotto di gran lunga più valido e maturo a livello cinematografico di Bohemian Rhapsody, e senza dubbio con più personalità.

Rocketman, inoltre, si arrovella su due temi principali: la solitudine e la ricerca dell’amore. È il bisogno di amore e di affetto che è sempre mancato al piccolo Reginald, e che mancherà anche all’adulto Elton, che muove le fila di tutta la storia. “Nessuno ti amerà mai come si deve”, gli dirà sua madre, ed è vero. Non succederà prima che lui stesso cominci a volersi bene. Amare se stessi prima di tutto, e il resto verrà da sé, è questo il messaggio.

Elton John ha deciso di raccontare a tutti le sue debolezze, il senso di solitudine profonda che lo ha accompagnato per buona parte della sua vita, cantava “I want love” e non ha mai nascosto di volerlo con tutte le sue forze. Rocketman è un viaggio alla ricerca di se stessi, dove per arrivare alla meta ci si deve fermare a riflettere, e poi mettere un punto per ricominciare da capo.

Ma cosa sarebbe Rocketman senza il meraviglioso Taron Egerton che veste i panni di Elton John? È soprattutto lui che, con la sua strepitosa performance attoriale e canora, riesce a emozionare e a condurre al meglio la spettacolarità della messa in scena. Egerton è assolutamente a suo agio nei panni del cantante, nonostante la poca somiglianza fisica. Diventa Elton John e vive sulla sua stessa pelle le emozioni della rockstar, trasmettendole limpidissime allo spettatore. Inoltre, esegue alla perfezione tutti i famosissimi brani di Elton John che ha dichiarato di non aver mai sentito nessuno cantare così bene le sue canzoni. E ad accompagnare l’ottima performance di Taron Egerton un cast che non è certo da meno: la splendida Bryce Dallas Howard interpreta la madre cinica, svampita e fedifraga di Elton John, Sheila Eileen, a tratti dolce quanto crudele, Jamie Bell invece veste magnificamente i panni di Bernie Taupin, miglior amico e autore di moltissime delle canzoni più belle di Elton John, oltre ad essere il suo rapporto più sano e sincero. E poi c’è il bel Richard Madden nei panni di John Reid, manager spietato e amante infedele della rockstar.

Uno dei meriti di Rocketman rimane senza dubbio il sapiente utilizzo delle canzoni di Elton John. Capolavori musicali che trascinano gli spettatori nella storia, usate proprio per raccontare il momento che si sta vivendo. Rocketman è un vero e proprio musical e, come tale, ci si ritrova a cantare sul palco e in studio di registrazione, ma anche durante le gioie e i dolori dei protagonisti, durante le liti o riflessioni, circondati da un’atmosfera onirica e visionaria da brividi, affidando alla musica e alle canzoni ciò che non si può esprimere a parole.

Il risultato è un biopic differente da tanti altri, con scene che entreranno nella storia, come quella del primo concerto di Elton John negli Stati Uniti, al Troubador di Los Angeles, dove sulle splendide note di Crocodile Rock tutti cominciano a levitare, trasportati dal ritmo super coinvolgente.

Sono 21 i brani di Elton John contenuti nella colonna sonora del film, più l’inedito “I’m Gonna” composto per l’occasione ed eseguito dal cantante stesso insieme ad Egerton.

Rocketman è 121 minuti di puro spettacolo, una goduria per gli occhi e per le orecchie che siate o meno fan di Elton John. Presentato in anteprima mondiale, fuori concorso al Festival di Cannes 2019, il film è nelle nostre sale a partire dal 29 maggio grazie a 20th Century Fox.

Rita Guitto

PRO CONTRO
  • Taron Egerton è di una bravura disarmante, sia nella performance canora che in quella attoriale.
  • Le musiche di Elton John sono utilizzate in maniera originale e coinvolgente.
  • Non manca l’ironia.
  • Non pervenuti
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Valutazione: 8.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Rocketman, la recensione, 8.5 out of 10 based on 2 ratings
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