Archivio tag: chiara carnà

This is Us: non ci sono solo i Pearson!

La quarta stagione di This is Us si è conclusa di recente lasciando il pubblico, come di consueto, stravolto da un fuoco incrociato di emozioni e interrogativi. Sappiamo che ci sarà una quinta stagione – probabilmente l’ultima – sebbene non sia stata ancora comunicata la data di uscita.  I fans dello show creato da Dan Fogelman, questo è certo, sono ansiosissimi di immergersi nuovamente nella movimentata quotidianità della famiglia Pearson, perno pulsante attorno al quale ruota la narrazione. Tuttavia, sebbene i protagonisti di This is Us siano Jack (Milo Ventimiglia), Rebecca (Mandy Moore) e i Big Three, è innegabile il valore aggiunto apportato alle loro dinamiche da personaggi esterni al nucleo familiare ma, non per questo, meno significativi.

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The Hateful Five: 5 insopportabili eroine delle serie TV

Hanno volti incantevoli, capelli perfetti e carattere da vendere.
Quante protagoniste del piccolo schermo potrebbero rientrare in questa descrizione?
La quasi totalità delle serie TV che hanno raggiunto una solida popolarità vanta nel cast almeno una ragazza bella e tosta. Oggi, a circa tre anni dallo scandalo Weinstein e sull’onda dirompente del movimento culturale #MeToo, questa costante è più che mai una certezza, grazie anche alla crescente presenza dietro le quinte (e non solo) di sceneggiatrici e showrunner donne (un esempio su tutti, la Phoebe Waller-Bridge di Fleabag).
I prodotti seriali sono da sempre una fucina di ritratti femminili destinati a imprimersi nell’immaginario collettivo. Esilaranti reginette della commedia o spietate muse del dramma, capaci di tracciare, ciascuna a suo modo, un affresco non convenzionale della sensibilità femminile.

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Last Christmas, la recensione

La bionda ventiseienne Katarina (chiamatela Kate!) conduce a Londra una vita disordinata e irresponsabile. Lavora vestita da elfo in un negozio di pacchianerie natalizie, salta da un letto all’altro pur di non dormire a casa dai suoi e alza il gomito spesso e volentieri.
La grande passione di una vita, il canto, è diventata nulla più che l’ennesima scusa per fallire: arriva puntualmente tardi alle audizioni e vi partecipa senza convinzione né impegno.
Come è arrivata a questo punto? Riuscirà a rimettersi in carreggiata prima di toccare il fondo?
Forse l’incontro con quell’affascinante sconosciuto, che sempre più spesso incrocia il suo cammino, potrebbe segnare una svolta inaspettata…

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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E poi c’è Katherine, la recensione

La sorte sta per giocare un brutto tiro a Katherine Newbury (Emma Thompson), celebre e dispotica conduttrice televisiva di uno storico talk-show. Un graduale calo negli ascolti, accompagnato da spiacevoli attacchi ad personam, rendono più concreta che mai la possibilità che la donna sia sostituita.
L’ultima speranza della show runner è fare appello al suo bistrattato staff (composto prevalentemente da uomini) affinché dia una sonora ‘svecchiata’ al format. Katherine, inoltre, per salvare la faccia di fronte alle accuse di misoginia, assume la giovane alle prime armi Molly Patel (Mindy Kaling), che nella Newbury ha sempre individuato un modello da seguire.

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A mano disarmata, la recensione

A mano disarmata, diretto da Claudio Bonivento e tratto dall’omonimo libro, racconta la storia vera di Federica Angeli, la cronista di Repubblica che dal 2013 vive sotto scorta a causa delle minacce da parte del clan ostiense degli Spada. Eccoci nuovamente, a pochissima distanza dal clamore suscitato da Il Traditore di Marco Bellocchio, alle prese con un cinema mirato a denunciare la realtà socio-politica del Bel Paese. Tuttavia, diversamente dal già citato lungometraggio con protagonista Pierfrancesco Favino, stavolta ci muoviamo sul terreno del flop annunciato.

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Il Traditore, la recensione

L’ultima fatica del pluripremiato regista Marco Bellocchio, che vede Pierfrancesco Favino nei panni del ‘boss dei due mondi’ Tommaso Buscetta, si è fatta positivamente notare sulla croisette, dove è stata presentata in concorso. Il cineasta di Bobbio, dopo Buongiorno, notte e Vincere, decide ancora una volta di fare oggetto della propria cinematografia la nostra identità storica e politica. Il traditore racconta pagine agghiaccianti e sanguinose della recente storia del nostro Paese, concentrandosi su una figura tanto cruciale quanto controversa.

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Red Joan, la recensione

La placida routine dell’anziana Joan Stanley (Judi Dench) viene improvvisamente sconvolta quando le autorità bussano alla sua porta per arrestarla, accusandola nientemeno che di spionaggio. L’attempata signora viene condotta fuori dalla tranquillità del suo villino, tra la curiosità del vicinato, e sottoposta a un serrato interrogatorio. Al suo fianco c’è il figlio Nick (Ben Miles), avvocato di successo dapprima adirato per l’affronto che sua madre sta subendo, poi sempre più incredulo nell’apprendere che le ragioni dell’arresto potrebbero non essere prive di fondamento.

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Una giusta causa, la recensione

Siamo nel 1956 e la giovane e brillante Ruth Bader Ginsburg (Felicity Jones), figlia di ebrei russi immigrati, è una delle nove donne ammesse al corso di Legge dell’Università di Harvard. Un’apertura al cambiamento; un rivoluzionario passo avanti, si direbbe. Ma solo in apparenza. La talentuosa ragazza, infatti, concluso egregiamente il percorso di studi, fatica a trovare lavoro proprio in quanto donna. Frustrata e disillusa, ripiegherà sulla carriera accademica, osservando con una punta d’invidia l’amorevole marito (Armie Hammer) affermarsi professionalmente giorno dopo giorno. Ciò che Ruth non si aspetta è che la sua occasione stia per travolgerla, sottoforma di un processo sulla discriminazione di genere. Recuperati la speranza e l’entusiasmo, nonostante le pressioni e il vento decisamente contrario, riuscirà ad arrivare in tribunale e, forse, a mutare la storia legale statunitense.

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Non sposate le mie figlie! 2, la recensione

Nel 2014 il parigino Philippe de Chauveron dirigeva Non sposate le mie figlie! (Qu’est-ce qu’on a fait au Bon Dieu?), regalando alla commedia d’oltralpe un ennesimo frizzante successo. Uno degli ultimi, a dire il vero.
L’inesorabile calo di piacevolezza e originalità che, di lì a poco, avrebbero subito le brillanti pellicole francesi è tutt’altro che un mistero. Ed ecco che, mentre continuiamo a domandarci sconsolati, film dopo film, cosa sia capitato alla cinematografia gallica per intorpidirsi a tal punto… un’improvvisa speranza squarcia il grande schermo. Si tratta di un sequel inaspettato quanto atteso: Non sposate le mie figlie! 2 (il titolo originale, letteralmente, si chiede: Che cos’altro abbiamo fatto al buon Dio?).

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Maria Regina di Scozia, la recensione

Nel 1561 la bella e coraggiosa Mary Stuart (Saoirse Ronan), sposa bambina e vedova appena diciottenne del re di Francia, fa ritorno nella sua patria, la Scozia, di cui è regina per diritto di nascita. Un rientro che spariglia le carte in politica e inasprisce la rivalità con la cugina Elisabetta I (Margot Robbie), testa coronata d’Inghilterra, che sente minacciata la propria egemonia. Le due, per di più, appartengono a confessioni diverse (Mary è cattolica, Elisabetta protestante) e le loro corti brulicano di consiglieri animati da un malcelato disprezzo per le donne al potere.

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