Un uomo tranquillo, la recensione

Il buon Liam Neeson ha intrapreso, ormai più di dieci anni fa, un processo di svecchiamento professionale che gli ha donato una nuova giovinezza artistica: da attore spesso coinvolto in opere di spessore contenutistico e coccolato dagli autori di ieri e di oggi, a nuova icona dell’action. Però un action meno muscolare e spettacolare di quello a cui siamo abituati, bensì un filone più nichilista, crepuscolare, spesso abbonato ai meccanismi del revenge-movie. Dal marchio produttivo di Luc Besson nella trilogia di Taken (con cui tutto ha avuto inizio nel 2008) alla fruttuosa collaborazione con Jaume Collet-Serra, con cui ha lavorato in una manciata di ottimi film, Liam Neeson arriva al momento della sua carriera action in cui è giusto riflettere sul proprio operato e, magari, riderci su. Per questo l’attore di origini irlandesi è la scelta più appropriata per Un uomo tranquillo (Cold Pursuit, in originale), black-comedy dai forti connotati pulp che fa proprio del meccanismo del revenge-movie un parossistico escamotage per mettere alla berlina la criminalità organizzata.

Un uomo tranquillo, però, non è una novità ma un remake (anche molto fedele) della commedia noir di origine norvegese In ordine di sparizione (2014), ed entrambi i film portano la firma di Hans Petter Moland, che qui si è divertito a ripercorrere i punti salienti del film originale adattandolo al contesto e alla sensibilità statunitense.

Nels Coxman è stato appena incoronato “cittadino dell’anno” nella sonnolenta cittadina del Colorado dove lavora su un mezzo spazzaneve per assicurare la viabilità nel periodo invernale. Un giorno, Nels riceve una notizia tremenda: suo figlio Kyle è stato ritrovato morto in seguito a un’overdose. Nels sa che suo figlio non si drogava e capisce che la causa della sua morte è da imputare al Vichingo, un noto boss della droga con cui, per motivi ignoti, suo figlio era entrato in contatto. Abbandonato da sua moglie Grace e inizialmente mosso da intenti suicidi, Nels realizza che la cosa migliore è lasciarsi possedere dallo spirito della vendetta e così, aiutato dal fratello Wingman, organizza un piano per far fuori il Vichingo e la sua banda.

Hans Petter Moland utilizza gli scenari innevati e desolati delle Montagne Rocciose alla stregua delle location norvegesi, ma la sceneggiatura adattata da Frank Baldwin pone un rilievo particolare a un elemento inedito, il coinvolgimento dei Nativi d’America. Il paesino che fa da contesto a Un uomo tranquillo, infatti, è popolato da una comunità di nativi americani che gestiscono una rete criminale molto importante e spartiscono la zona proprio con il Vichingo. Ma nel descrivere le due cosche criminali, sembra quasi che ci sia un parteggiamento per Toro Bianco e i suoi uomini, criminali con un’etica e un codice d’onore che invece manca al “figlio di papà” Vichingo, nonché un modo per rivendicare la loro appartenenza originaria al territorio.

Riferimenti politico-culturali che comunque non sono mai il vero fulcro di un film che invece trova il suo punto di forza in un umorismo dissacrante, scorretto e abbondantemente contaminato con lo splatter. Dal film del 2014 riprende i necrologi a tutto schermo dopo il decesso di ogni personaggio (e credetemi, i decessi sono davvero molti!), ma le gag, quasi tutte relegate ai violentissimi momenti di morte, sono più vicini all’umorismo yankee.

Liam Neeson si muove con il solito tormentato carisma e l’espressività che gli si confà in uno scenario che ricorda davvero tanto da vicino le atmosfere di Fargo dei fratelli Coen, anzi, con più precisione alla serie televisiva antologica che il film ha generato, sia per le ambientazioni nevose, sia per i personaggi sopra le righe e l’utilizzo paradossale della violenza più grafica. Il resto del cast si affida a volti celebri in piccoli ruoli (Laura Dern è la moglie di Coxman, William Forsythe e Wingman Coxman, Emmy Rossum l’agente Dish) e volti meno celebri in ruoli più di rilievo (Tom Bateman è il Vichingo, Tom Jackson è Toro Bianco).

Le quasi due ore di Un uomo tranquillo scorrono veloci lasciando una sensazione di cinico divertimento. Se si è già visto In ordine di sparizione, ovviamente, non c’è nessuna sorpresa dietro l’angolo ma anche conoscendo per filo e per segno cosa accadrà, ci si diverte comunque e si apprezza la scelta di Liam Neeson proprio per dare un senso di ironia alla sua carriera più recente.

Curioso come la Eagle Pictures, che distribuisce il film Italia dal 21 febbraio, stia vendendo Un uomo tranquillo alla stregua di un quarto capitolo della saga di Taken… chissà la sorpresa, mista a probabile delusione nello spettatore ignaro che si troverà dinnanzi a un film che non si prende sul serio.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Apprezzabile la scelta di Liam Neeson per un ruolo che riflette, ironicamente, sul personaggio che il cinema gli ha cucito addosso negli ultimi anni.
  • Un mix tra violenza splatter e ironia che funziona alla grande.
  • Riesce a ricontestualizzare con efficacia gli elementi di In ordine di sparizione.
  • Se pensate di vedere una sorta di Taken 4 rimarrete altamente delusi, Un uomo tranquillo è una black-comedy!
  • Se si è già visto In ordine di sparizione, sappiate che questo è un remake piuttosto fedele, quindi zero sorprese.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Un uomo tranquillo, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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