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The Bayou, la recensione del survival-movie con gli alligatori assassini

Da decenni il cinema horror torna ciclicamente a inquadrare le fauci spalancate di coccodrilli e alligatori, predatori perfetti perché primordiali, inesorabili e legati a paesaggi selvaggi e inospitali, già di per sé inquietanti. Dai toni torbidi di Quel motel vicino alla palude di Tobe Hooper – dove l’alligatore era minaccia collaterale ma memorabile – al cult urbano Alligator, passando per l’exploitation nostrano Killer Crocodile, fino ai successi più recenti come Lake Placid o Crawl, il rettile assassino è diventato una presenza ricorrente del beast movie. The Bayou di Taneli Mustonen e Brad Watson si inserisce proprio in questa tradizione, cercando di mescolare survival thriller e horror con animali con un pizzico di exploitation contemporanea.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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I Play Mother e Le donne al balcone: l’horror europeo che non si accontenta di essere horror

L’horror è un genere trasversale e può essere plasmato e modellato a piacere degli autori che decidono di sperimentarne i codici e i linguaggi. Non sorprende, dunque, veder utilizzati i topoi del cinema dell’orrore in film che, in fin dei conti, horror non sono, o comunque non del tutto. Come è accaduto nel britannico I Play Mother – Il gioco del male (2024) di Brad Watson e Le donne al balcone – The Balconettes  (2024) di Noémie Merlant, due film che attraverso i dettami della ghost story o dello splatter grottesco parlano di disagi concreti, di istituzione famigliare e di tematiche sociali complesse e contemporanee come la violenza sulle donne.

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I Play Mother – Il gioco del male, la recensione

C’è una corrente del cinema horror contemporaneo che ha scelto di abbandonare i consueti colpi di scena a favore di un’indagine più silenziosa, disturbante e spesso dolorosamente intima sulle crepe dell’animo umano. I Play Mother – Il gioco del male, diretto da Brad Watson, si inserisce in questo solco con un film che maschera da ghost story una riflessione sul dolore, la maternità e le cicatrici mai rimarginate della perdita. Un’opera più vicina al dramma psicologico che all’horror puro, e proprio per questo in grado di inquietare con sussurri più che con urla.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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