Archivio tag: recensione

Bastardi a mano armata, la recensione

Bastardi a mano armata

Nell’aria c’è un ritrovato appeal per il poliziottesco, o meglio, per il cinema di storie criminali declinate in uno sguardo puramente di genere. Potremmo attribuire questa rinata fascinazione al successo che negli anni ha riscosso la serie Gomorra e tutto quello che gli gravita attorno e probabilmente non sbaglieremmo, ma il passo successivo che stiamo vivendo è quello di un ritorno puro alle origini, a quel cinema crudo e verace ma con meno pretese di realismo, proprio come si faceva negli anni ’70. In questo inizio 2021 notiamo che Minerva Pictures sta insistendo su questa via sfruttando le proprietà intellettuali della loro library, prima dando un sequel – purtroppo per nulla riuscito – a Milano Calibro 9, ora rielaborando il concept di Vacanze per un massacro, sempre di Fernando Di Leo, per dar vita a un film tutto nuovo, Bastardi a mano armata.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Pandorum – L’universo parallelo, la recensione

Nel 2174 la Terra è ormai sull’orlo del collasso, le risorse sono minime e la popolazione sempre più numerosa. La destinazione per continuare la specie umana è Tanis, un pianeta molto simile alla Terra, verso il quale la nave Elysium è stata spedita con a bordo una grande quantità di persone, animali e vegetali. Il tenete Payton e il caporale Bower si risvegliano dal sonno criogenico per effettuare il loro turno nel lungo viaggio che conduce a Tanis, ma si accorgono che qualcosa sull’Elysium non va. L’immensa nave spaziale sembra disabitata e abbandonata da tempo, inoltre poco ricordano della loro missione, a causa degli effetti collaterali dell’ibernazione. Mentre Payton rimane in cabina di comando, Bower procede nell’esplorazione della nave diretto verso la sala del reattore, ma ben presto si accorge che sulla nave non sono soli, c’è anche un branco di creature affamate di carne umana.

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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Chimera (Braid), la recensione

Braid

Due ragazze in fuga dalla legge, un luogo misterioso in cui sono custoditi terrificanti segreti, la follia come chiave di volta di tutta la storia.

Potrebbero essere gli elementi perfetti per un thriller di M. Night Shyamalan o, se utilizzati in maniera scellerata, gli ingredienti di un b-movie straight-to-video. Invece sono alcune delle suggestioni da cui si snoda il complesso e affascinante thriller psicologico di Mitzi Peirone Braid, disponibile in Italia con il titolo Chimera distribuito da Blue Swan Entertainment in TVOD e in home video.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Wonder Woman 1984, la recensione

Wonder Woman 1984 è il punto d’arresto del genere cinecomic, la prima vera dimostrazione concreta che un filone così strutturato, complesso e fortunato dopo vent’anni di successi, universi condivisi prima inimmaginabili e oltre dieci anni di produzioni milionarie ininterrotte comincia davvero a mostrare il fianco.

Stavolta non si tratta di problemi produttivi e divergenze creative, come accaduto in Justice League o Suicide Squad, ma un limite strutturale radicato nell’anima di un progetto che non ha mordente, ha il fiato cortissimo nonostante la durata mastodontica di 151 minuti, e delle pretese iniziali che non trovano il giusto quadramento nell’opera finale.

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Bliss, la recensione

Bliss

Greg Little è un uomo sulla quarantina con un fresco divorzio alle spalle, due figli e un’esistenza grigia monopolizzata da un lavoro noioso. Quando il suo capo lo licenzia subito prima di morire in uno stupido incidente di cui Greg è responsabile, l’uomo cerca di insabbiare goffamente i fatti e, ancora scosso, viene avvicinato in un bar da una donna di nome Isabel che gli rivela che quella che stanno vivendo non è la vita reale ma una simulazione, dandogli subito dimostrazione dei suoi poteri che nella realtà non potrebbero esistere. Confuso e allo stesso tempo affascinato da questa verità, Greg decide di dar retta ad Isabel e scopre che ogni sua certezza è ormai compromessa.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Cruel Peter, la recensione

cruel peter

Italia, terra di poeti, santi e navigatori. Ma anche di spettri, magia e creature demoniache!

Spesso, nel tracciare un’ideale mappa culturale del Balpaese si tralascia la ricchissima tradizione folklorica che la penisola custodisce grazie a una storia antichissima e delle radici culturali ben sedimentate della Storia, fatta di un melting pot culturale che ha determinato nel profondo la nascita di un popolo così omogeno e allo stesso tempo multiforme. La letteratura e il cinema sono in più occasioni riusciti a far emergere questo “colorato” passato italiano, non a caso la nostra tradizione nell’intrattenimento di genere è stata ed è tutt’ora di ispirazione a molti artisti internazionali.

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Valutazione: 6.8/10 (su un totale di 6 voti)
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Valutazione: -1 (da 1 voto)

Anna, la recensione

Luc Besson è un nome determinante all’interno del panorama cinematografico europeo perché è l’uomo che è riuscito a creare un ideale ponte tra l’intrattenimento statunitense e quello francese. Fondamentalmente, Besson è cresciuto, ha amato e ha studiato il cinema americano da botteghino ma la sua grande capacità di adattamento ha fatto si che trovasse una chiave personalissima per trasformare quel canovaccio in un qualche cosa di nuovo e chiaramente riconoscibile. Prima come regista con veri e propri caposaldi del cinema francese come Nikita, Léon e Il quinto elemento, poi come sceneggiatore e produttore per le saghe di The Transporter, Banlieue 13 e Taken – Io vi troverò, che hanno reinventato di fatto l’action-movie di stampo internazionale.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Calibro 9, la recensione

Il trend del sequel tardivo aveva catturato l’attenzione del cinema italiano di genere all’inizio del terzo millennio, rimescolando le carte della commedia all’italiana con tentativi di rinverdire alcuni dei successi italiani del glorioso periodo a cavallo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80. Possiamo citare, infatti, Febbre da Cavallo – La mandrakata, L’allenatore nel pallone 2, Eccezzziunale veramente – Capitolo secondo…me, Il ritorno del Monnezza, ma anche La Terza Madre, per cambiare genere, operazioni per lo più fallimentari che – Mandrakata a parte – ci hanno detto che rivangare successi del passato nel cinema italiano non è solo palesemente anacronistico, ma anche dimostrazione di difficile adattabilità alla contemporaneità produttiva per un format che funzionava 30 o 40 anni prima.

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Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
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World War Z, la recensione

Mentre Gerry Lane si trova bloccato nel traffico metropolitano con la sua famiglia, qualche cosa di terribile sembra accadere in città: prima la polizia si mobilita, poi un’esplosione, segue il panico dei cittadini. Alcune persone sembrano come colte da raptus aggressivi e si lanciano incontrollati verso i passanti e sulle auto, incuranti di provocare danni a se stessi e a terzi. Gerry, sua moglie e le sue bambine fuggono fuori città, apprendendo che il caos dilaga ovunque, in tutto il mondo, causato da un virus di origine sconosciuta che sta trasformando chi lo contrae in un mostro furioso e dall’istinto omicida. Gerry è un ex impiegato delle Nazioni Unite e per questo viene portato in salvo su una nave al largo di New York, dove un suo ex collega lo informa che gli infetti sono ufficialmente dei morti viventi e gli chiede di prestare aiuto alla causa dirigendosi con uno scienziato e alcuni soldati in Sud Corea, dove sembra sia stato identificato il paziente zero. Gerry accetta e per lui sarà un’avventura pericolosissima che lo porterà ad esplorare diverse zone del mondo colpite dal virus. 

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Into the Dark: Il ballo della purezza, la recensione

Dodicesimo ed ultimo appuntamento con Into the Dark, la serie antologica targata Blumhouse destinata al circuito televisivo, recentemente distribuita in Italia da RaiPlay. Una serie di lungometraggi slegati tra loro, dodici (a stagione) come i mesi dell’anno, il cui unico punto in comune è quello di svolgersi durante una festività.

Giunti ormai alla fine di questo viaggio tra le varie festività dell’anno, pagane e religiose, il cui traghettatore ideale è Jason Blum, è possibile stilare un bilancio di questa serie tv targata BlumHouse. Un insieme di episodi slegati fra loro la cui qualità media, caratterizzata da un fisiologico alternarsi di luci ed ombre, può ritenersi comunque soddisfacente e figlia di quella che è la ormai nota politica della casa di produzione più florida del panorama horror contemporaneo: giovani registi emergenti dalle buone idee da sviluppare attraverso un budget striminzito a disposizione.

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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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