Archivio tag: venezia 76

Waiting for the Barbarians, la recensione

Presentato In Concorso alla 76esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia, Waiting for the Barbarians è stato il colpo di coda dell’edizione 2019 del Festival. Il film con la regia del colombiano Ciro Guerra, alla sua prima esperienza in lingua inglese, ha una produzione quasi tutta italiana ed è la trasposizione cinematografica del romanzo omonimo del 1980 del premio Nobel John Maxwell Coetzee, che ha messo lo zampino anche nella sceneggiatura del film.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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La candidata ideale, la recensione

Haifaa Al-Mansour, prima regista donna dell’Arabia Saudita, è nota per la disinvoltura con cui affronta i tabù del suo paese di provenienza. The Perfect Candidate (La candidata ideale, per la distribuzione italiana), film in concorso alla 76° Mostra di Arte Cinematografica di Venezia, non fa eccezione.

Maryam (Mila Al-Zahrani) è una giovane dottoressa. Ogni giorno si scontra con la diffidenza degli uomini che la reputano incapace di rivestire un simile ruolo: preferiscono farsi curare da un semplice infermiere, basta che sia maschio.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +7 (da 7 voti)

Ema, la recensione

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Un semaforo va a fuoco in una strada deserta. L’unica presenza è una donna con un lanciafiamme in mano che osserva il suo operato.

Questa è la prima immagine di Ema, nuovo lungometraggio di Pablo Larraín in Concorso alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia.

Ema è la protagonista del film: ballerina cilena di danza moderna dai capelli biondi ossigenati, sta divorziando dal marito Gastòn a causa dell’adozione fallimentare del piccolo Polo. Infatti il bambino, avendo dato prova di comportamenti problematici, quali appiccare incendi in casa, uccidere il gatto chiudendolo nel freezer o dar fuoco al volto della zia, viene rimesso in adozione.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +4 (da 4 voti)

Wasp Network, la recensione

Olivier Assayas torna in gara a Venezia con un film delicato: Wasp Network è il nome assunto dal sistema antiterroristico cubano sul finire della guerra fredda, giunto agli onori della cronaca nel 1998 all’arresto dei cosiddetti Cuban Five. Cinque agenti cubani (in realtà gli arresti furono una decina) operanti senza permesso su territorio statunitense. Eroi per qualcuno, terroristi per qualcun’altro. E per Assayas?

Il film non prende le mosse né da un eroe né da un terrorista, ma da un traditore. Il pilota René Gonzales (Édgar Ramírez) saluta moglie e figlia come tutte le mattine, sale sul suo aereo e vola in America. Non esattamente la mossa più apprezzata dal regime castrista. A motivare la sua fuga le ristrettezze dovute all’embargo statunitense. Olga Gonzales (Penélope Cruz) si troverà così a dover portare avanti la famiglia da sola, convivendo con lo stigma d’essere la moglie di un traditore.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: +3 (da 7 voti)

Joker, la recensione

Tutto iniziò con César Romero, il primo attore a interpretare il Joker nella serie tv Batman della ABC. Poi si passò al grande schermo con le incredibili performance di Jack Nicholson, Heath Ledger e Jared Leto. Confronto difficile, da far intimorire qualsiasi attore.

Non Joaquin Phoenix.

In puro stato di grazia, l’attore interpreta il glorioso villain della DC Comics nella pellicola Joker, vincitrice del Leone d’Oro alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia.

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Valutazione: 8.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Valutazione: +7 (da 9 voti)

L’ufficiale e la spia – J’accuse, la recensione

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L’ignoranza, che grande risorsa. Una persona ben informata sull’affaire Dreyfus difficilmente vivrà questo thriller spionistico con il medesimo trasporto di chi ne ignora i rivolgimenti e le sentenze. Allo stesso modo conviene ignorare le polemiche che hanno circondato Roman Polanski (l’uomo, non il regista) durante la 76^ Mostra del Cinema di Venezia. Ciò che non può essere ignorata è la qualità di questo film.

Un soldato viene degradato dinanzi ai commilitoni: decorazioni strappate, sciabola spezzata. Il popolo vocia aldilà di una cancellata. Il soldato si sforza di mantenere un contegno dignitoso, ma i baffi fremono. Mentre si allontana con passo marziale dichiara a gran voce la propria innocenza. La gente non gli crede. Neanche i commilitoni sono dalla sua parte. Per tutti Alfred Dreyfus (Louis Garrel) è colpevole di tradimento.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Tutto il mio folle amore, la recensione

Gabriele Salvatores è passato da un Ragazzo Invisibile ad un altro ragazzo, questa volta decisamente esuberante. Vincent (Giulio Pranno) ha sedici anni ed è affetto da una forma di autismo. Vive con la madre (Valeria Golino) e col marito di lei (Diego Abatantuono). Non ha mai conosciuto suo padre naturale, ovvero Willy (Claudio Santamaria), un cantante spiantato che sbarca il lunario cantando alle feste private le canzoni di Domenico Modugno.

Improvvisamente Willy sente il bisogno di conoscere quel figlio che ha sempre voluto evitare e ne scopre la relativa patologia. Vincent viene elettrizzato da quell’incontro che gli sconvolge la consueta routine e scappa dalla famiglia per seguire il vero papá accompagnandolo in un paio di concerti tra la Slovenia e la Croazia.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Le verità, la recensione

Il film scelto per aprire la 76° edizione della Mostra del Cinema di Venezia è anche il primo girato da Kore’eda Hirokazu al di fuori del suo Giappone. Pensare che i limiti linguistici (il maestro parla solo giapponese) possano rendere la realizzazione di un film simile, tutto giocato sui dialoghi, un’impresa impossibile, o perlomeno fallimentare, vuol dire sbagliare. Il francese non lede la lieve potenza del maestro, come sempre abilissimo nel dipingere ritratti familiari.

La diva Fabienne (Catherine Deneuve), grande star del cinema francese, pubblica la propria autobiografia. La figlia Lumir (Juliette Binoche) la raggiunge dall’America assieme alla figlioletta e al marito (Ethan Hawke). Il rapporto tra le due, ben distante dall’essere idilliaco, è segnato da mille recriminazioni e non detti. Le bugie e le omissioni di cui l’autobiografia è zeppa saranno la scusa per sturare il vaso di Pandora. Questo il semplice presupposto di un film stratificato, capace di farci conoscere a fondo i suoi protagonisti, senza mai costringerli sotto un’etichetta.

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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Il sindaco del rione Sanità, la recensione

Cinema e teatro sono imparentati, c’è poco da discuterne. Ma qual è il grado di parentela? E soprattutto: può un nonno spacciarsi per suo nipote? Per rispondere a tali quesiti chiamiamo in causa Il Sindaco del Rione Sanità. Che dirimere questioni è il suo mestiere.

Nel 1960 Eduardo de Filippo scriveva una commedia su un capomafia sui generis, Don Antonio Barracano, da lui anche interpretato. Una giornata qualsiasi, colma di contenziosi più o meno gravi, problematiche più o meno personali, che il salomonico Don è chiamato a risolvere. Decenni dopo Mario Martone la rimette in scena, attualizzandola. Il risultato lo soddisfa al punto che dice: perché non farne un film?

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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Ad Astra, una recensione negativa

Un piccolo passo per Brad Pitt, un grande passo falso per gli spettatori di Ad Astra, lungometraggio diretto da James Gray in Concorso alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia.

Ma andiamo con ordine: in un futuro prossimo una letale onda elettromagnetica colpisce la Terra causando il malfunzionamento e la distruzione dei congegni elettronici. All’ingegnere spaziale Roy McBride viene affidata una missione: andare su Marte, nell’ultimo avamposto umano, per inviare dall’unica antenna ancora funzionante un messaggio verso Nettuno. Infatti, il governo sospetta che il “picco” (così è chiamata l’onda) provenga da un’astronave scomparsa anni e anni prima e capitanata (guarda te il caso a volte!) dal padre di Roy, Clifford, divenuto leggenda grazie alle prodezze d’esplorazione compiute nella vita.

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Valutazione: 4.0/10 (su un totale di 1 voto)
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