The Neon Demon, la recensione

Cos’è la bellezza? L’innocenza. Una virginale sedicenne bionda. La perfezione fisica. Il cinema di Nicolas Winding Refn.

I quattro elementi sono strettamente interconnessi in The Neon Demon, l’ultima fatica del regista danese che con quest’opera conclude idealmente la trilogia fondata sull’eccesso visivo, iniziata nel 2009 con Valhalla Rising e proseguita nel 2013 con Solo Dio perdona.

È proprio sul concetto di bellezza che sembra ruotare ossessivamente The Neon Demon, una bellezza tanto fisica e puramente materiale, sulla quale è fondato il mondo della moda, che interiore e spirituale, proprio del personaggio protagonista interpretato da Elle Fanning. L’innocenza della sedicenne Jessie, derisa dalle colleghe perché vergine e naturale (nel senso di non ritoccata dal bisturi del chirurgo estetico), va a scontarsi e sposarsi con il suo aspetto che incarna la perfezione estetica, quello che qualsiasi fotografo o agente di moda in quel di Hollywood stava cercando.

Jessie è il nuovo che avanza, che scalza con ingenua maestria chi in quell’ambiente ha sgomitato tanto per ricavarsi un dignitoso cantuccio. È normale, dunque, che Jessie attiri le invidie e le cattiverie di un ambiente che abbiamo imparato a identificare come seno di invidia e cattiveria.

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Ma Jessie è davvero così innocente come siamo portati a credere? Il dubbio ci viene perché è un personaggio misterioso, orfana – dice – e da sola nella Città degli Angeli, eppure così dannatamente capace di muoversi in ambienti in cui pochissimi riescono a districarsi, soprattutto senza quell’adeguata “spintarella” che funge da scorciatoia al successo.

Facendo un discorso più ampio, possiamo trovare un parallelismo tra il cinema di Nicolas Winding Refn (che d’ora in poi chiameremo NWR, come lui stesso si firma sotto il titolo) e il suo nuovo film. Perché il cinema di Refn rappresenta l’apice della bellezza estetica, le sue opere sono formalmente impeccabili, invidiabili, hanno gusto e sono un piacere per l’occhio, restituendo alla visione una forma di godimento che esclude quei “ritocchi estetici” a cui Hollywood ci ha abituato (gli effetti visivi a iosa) per attirare lo spettatore. Allo stesso tempo, questa purezza autoriale, questa perfezione, nasconde dietro un artificio che – di film in film – ci sta mostrando un Refn costruito a tavolino. La sua anarchica autorialità è costantemente presente, ma l’eccesso della visione che sta emergendo nei suoi ultimi due film ci mostra un Refn che sta costruendo una precisa immagine di sé, decisamente pericolosa perché incapace di collimare la bellezza visiva col contenuto.

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Il post-Drive è una ricerca di personalità che ci dice quanto quel fortunato film sia stato d’impatto nella carriera di NWR e, allo stesso tempo, quanto deve rimanere una cosa a sé.

Per questo motivo The Neon Demon è come Jessie, molto meno innocente e puro di quello che potrebbe apparire di primo acchito.

Si tratta di un film dannatamente affascinante, ipnotico, che ti lascia lì a rimuginare anche dopo che la visione si è conclusa da ore. Ma allo stesso tempo si palesa presto per quello che è: un esercizio estetico meraviglioso ma anche un’opera contenutisticamente povera.

E il problema maggiore di The Neon Demon sta nella scrittura perché i dialoghi sono poco credibili, i personaggi costruiti con quell’approssimazione che ci dice quanto le basi ci fossero ma non siano state sviluppate al meglio.

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Tutti i personaggi femminili hanno una caratteristica che li distingue e se la protagonista è il motore dell’azione con la sua ambiguità crescente, le sue rivali Gigi (Bella Heatcote) e Sarah (Abbey Lee) mostrano un arco caratteriale esiguo ma pregnante. Entrambe sono ossessionate da Jessie, la vedono come una rivale da eliminare perché intralcia il loro cammino verso il successo: lei è perfetta e giovane e questo va ad intaccare le loro debolezze perché Gigi è una barbie costruita dal chirurgo estetico, Sarah, invece, si sente ormai “vecchia”. A loro si unisce il personaggio meglio riuscito dell’intera opera, Ruby (Jena Malone), la make-up artist che accoglie Jessie nel mondo della moda losangelino. Lei è l’unica che si pone come amica, ma la sua ambiguità è pari, se non superiore, a quella di Jessie stessa e si palesa nelle avances che le rivolge, sempre più insistentemente. Se Jessie è il motore, Ruby rappresenta la trazione verso la méta. E il lungo epilogo è tutto in funzione della metabolizzazione della bellezza da parte di chi non la possiede (o crede di non possederla).

Jessie è come miele e Ruby, Gigi e Sarah sono api: in questo senso NWR compie una scelta talmente estrema che conduce al grottesco.

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L’ultimo atto di The Neon Demon rivela la sua appartenenza al genere trasformando un autoriale teen-movie sul coming of age in un horror, tanto fisico ed estremo quanto surreale e metaforico. Atmosfere da patinatissimo slasher europeo si fondono con la ritualità stregonesca e il cannibalismo. E su tutto rimane impressa nello spettatore una delle scene di amore necrofilo più esplicite e disturbanti che si siano mai viste al cinema.

Nella sua palese imperfezione e in quello sbilanciamento tra estetica e narrazione che sta caratterizzando la carriera di NWR (e che rivela l’esigenza di trovare un buon sceneggiatore e limitare il suo ruolo a quello di regista), The Neon Demon sa comunque lasciare il segno in maniera pressoché indelebile. L’esplorazione dell’universo femminile è totale e stranamente ben rappresentato, considerando che la mente dietro l’operazione è un uomo, eterosessuale che si è dedicato fino ad oggi a un cinema piuttosto macho. Lo stesso simbolismo ricorrente nel film, ovvero il triangolo, sembra suggerisci come tutto nasca e muoia dalla donna, dalla sua sessualità, dalla ritualità che vive dietro la sua funzione di madre, amante e strega (la scena del flusso mestruale in braccio allo sguardo della luna è potentissima ed esplicativa). Non è un caso se i personaggi maschili siano sempre lasciati sullo sfondo e fungano da semplici comprimari che portano avanti l’azione, senza che abbiano mai l’approfondimento che ci saremmo aspettati.

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The Neon Demon è, dunque, la conferma di un talento e allo stesso tempo un campanello d’allarme, il sentore che se NWR non esce dalla sua cerchia di ammiratori che comunque l’hanno trasformato in un “marchio”, rischia di bruciare la sua carriera in un corto circuito autoreferenziale.

Aspettiamo, dunque, la prossima sua opera con estrema curiosità per valutare se il suo talento riesce ad andare oltre il suo narcisismo.

Roberto Giacomelli      

PRO CONTRO
  • Visivamente bellissimo.
  • La regia di Refn è ormai una garanzia di qualità.
  • Jena Malone ha un bel personaggio e lo interpreta con convinzione.
  • La sceneggiatura… ci sono dialoghi poco credibili e la scansione degli eventi non è calibrata a dovere.
  • Da un film di questo tipo ci si sarebbe aspettato una maggiore e più esplicita concessione all’erotismo.

Se vuoi leggere l’intervista a Nicolas Winding Refn e Elle Fanning, clicca qui.

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The Neon Demon, la recensione, 7.0 out of 10 based on 1 rating
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    One Response to The Neon Demon, la recensione

    1. Giovanni Berardi ha detto:

      Un po’ come il nostro Sorrentino, Nicolas Winding Refn sta diventando un regista-icona (non è stato messo a caso il marchio NWR a inizio film) costruendo delle opere che hanno un loro assetto estetico e stilistico ben preciso. Refn confeziona un film difficile, molto difficile che, quasi sicuramente, ai più non piacerà, ma che oggettivamente è una pellicola di altissimo spessore dove il livello artistico di Refn raggiunge il suo picco massimo e dove il messaggio lanciato s’insinua nelle menti degli spettatori come un felino affamato di carne fresca.

      Ecco qui il link della recensione completa: http://mgrexperience.blogspot.it/2016/06/the-neon-demon-di-nicolas-winding-refn.html

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