Archivio tag: abbey lee
Elizabeth Harvest, la recensione
Elizabeth (Abbey Lee), giovane e affascinante, sposa Henry (Ciarán Hinds), un brillante scienziato. Dopo il matrimonio, si trasferisce con lui in una lussuosa villa isolata. Henry le concede ogni libertà, tranne l’accesso a una stanza segreta. Spinta dalla curiosità, Elizabeth entra nella stanza proibita e scopre una verità sconvolgente: ciò che troverà dietro la porta proibita cambierà tutto ciò che credeva di sapere su se stessa e sul suo rapporto con Henry.
Elizabeth Harvest (2018) di Sebastián Gutiérrez si sviluppa come un lento gioco di svelamenti, dove ogni scena aggiunge pezzi al puzzle, mantenendo costante la sensazione di mistero e pericolo imminente. La trama, pur non essendo particolarmente complessa, è costruita con una cura estetica e narrativa che cattura l’attenzione dello spettatore. Gutiérrez gioca con il concetto di segreti nascosti e con la scoperta di verità sconvolgenti che mettono in discussione l’identità e il libero arbitrio.
Horizon – An American Saga – Capitolo 1, la recensione
C’era una volta il western. Un genere magnifico e incredibilmente codificato, capace di raccontare l’origine dell’America, quindi la Storia, e allo stesso tempo imbastire racconti di eroici cavalieri e perfidi padroni, donzelle in pericolo (ma spesso in grado di salvarsi da sole), amori e grandi amicizie. È la rilettura del mito omerico applicata alla Frontiera americana che ha dato modo a grandi nomi del cinema mondiale (non solo statunitense) di tessere una tela fatta di archetipi affascinanti e complessi che molto ci dicono della società americana e di come si è trasformata negli anni.
Quel western che c’era, ad un certo punto, sembra non esserci stato più, rigettato dai gusti cangianti del pubblico, raramente resuscitato dalla verve pop di chi con quel cinema c’è cresciuto, ma mai davvero scomparso. Perché ci sono autori in quel di Hollywood che il western lo amano davvero e sanno trasmettere quel loro amore anche al pubblico, come Kevin Costner, che negli anni si è fatto uno dei maggiori portavoce di questo genere non sempre capito e apprezzato dal grande pubblico. Se Balla coi lupi ha saputo sdoganare la visione di Costner per il western in uno dei rari successi commerciali di questo genere degli ultimi 35 anni, Terra di confine – Open Range l’ha confermata (senza il successo sperato), ma anche quando Costner non ha affrontato il western di petto ha comunque seguito le regole del genere, come nello sfortunato post-apocalittico L’uomo del giorno dopo.
The Neon Demon, la recensione
Cos’è la bellezza? L’innocenza. Una virginale sedicenne bionda. La perfezione fisica. Il cinema di Nicolas Winding Refn.
I quattro elementi sono strettamente interconnessi in The Neon Demon, l’ultima fatica del regista danese che con quest’opera conclude idealmente la trilogia fondata sull’eccesso visivo, iniziata nel 2009 con Valhalla Rising e proseguita nel 2013 con Solo Dio perdona.









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