Uno di famiglia, la recensione

Luca è un mite quarantenne che si guadagna da vivere come insegnante di recitazione. In modo particolare aiuta i giovani attori nel perfezionamento della dizione e nello studio del “personaggio”. Tra i suoi allievi c’è Mario Serranò, ragazzo di buona volontà ma dal forte accento calabrese. Un giorno, a seguito di una lezione, Luca salva la vita a Mario evitando che quest’ultimo venga investito da un’automobile in corsa. Il salvataggio avviene davanti agli occhi di Zia Angela, la zia del ragazzo, che decide di sdebitarsi con Luca introducendolo all’interno della famiglia Serranò, ossia una potente famiglia della ‘ndrangheta stanziata a Roma. Preso subito a cuore dal Padrino Peppino Serranò, Luca diventa il coach ufficiale di Mario e da quel momento inizia a guadagnare come mai prima d’ora. La protezione dei Serranò, tuttavia, non tarderà a comportare scompigli nella vita di Luca, soprattutto nella relazione con la sua fidanzata Regina.

Stando ad una pura e semplice logica italiana la commedia funziona e la mafia funziona. Mettendo insieme i due elementi, inevitabilmente uscirà fuori qualcosa di buono.

A dimostrare la veridicità di questa nuova formula “matematica” ci pensa Alessio Maria Federici, ossia il responsabile di alcune tra le più brutte commedie italiane degli ultimi tempi (Fratelli unici e Terapia di coppia per amanti). Le motivazioni alla base del pensiero di Federici non sono del tutto errate, eppure la sua deduzione logica non offre il risultato sperato e in questo caso 2 + 2 non fa necessariamente 4.

Alessio Maria Federici, che nella stesura del soggetto e della sceneggiatura si fa affiancare da due sceneggiatori navigati come Giacomo Ciarrapico (Boris) e Andrea Garello (Smetto quando voglio), costruisce una commedia abbastanza ambiziosa che sceglie – come prevedibile – di giocare con tutti i più noti luoghi comuni relativi alle organizzazioni di stampo mafioso. Assolutamente nulla di nuovo sotto il sole ma, nel caso di Uno di famiglia, si lascia apprezzare la volontà di creare uno contesto piuttosto credibile che non individua nella “macchietta” la sua principale formula espressiva. In alcuni momenti, anzi, il film di Federici prova a prendersi anche sul serio inserendo alcune sequenze action che, nelle intenzioni, appaiono degne di stima.

Le migliori intenzioni, tuttavia, prima di poter essere premiate vanno giudicate all’atto pratico ed ecco dunque che dopo aver visto il film dobbiamo a malincuore affermare che Uno di famiglia è una commedia che non riesce a funzionare praticamente mai.

Il più grande problema che affligge il film va individuato senza ombra di dubbio nel ritmo. Quella di Federici è una commedia noiosa, a dir poco fiacca, e nonostante il potenziale offerto dalle molteplici situazioni sembra che Uno di famiglia non sia proprio interessato a cercare o creare momenti divertenti. Lì dove ci prova, invece, finisce per fallire a causa del “carattere” sbagliato dei suoi due protagonisti principali. Da una parte, infatti, abbiamo Pietro Sermonti, un attore che ha dimostrato più volte di funzionare all’interno di commedie corali ma che evidentemente non riesce a reggere il peso del protagonista a causa di una verve non ben definita, dall’altra parte troviamo invece Lucia Ocone che, al contrario di Sermonti, ha un estro comico così sviluppato da risultare sempre eccessiva in ogni battuta e in ogni gesto. La coppia Sermonti-Ocone, quindi, non appare ben amalgamata e l’alchimia tra i due caratteri è pressoché inesistente. Stranamente non funziona nemmeno Nino Frassica, che di solito è un indiscusso mattatore della risata grazie ai suoi giochi di parole e ai semplici nonsense, simbolo di una certa comicità sicula e qui chiamato ad interpretare il Padrino calabrese Peppino Serranò.

Una commedia “diversa” che non riesce proprio a divertire, dunque, e che quindi avrebbe dovuto farsi forte e stupire per quel carattere “criminale” di cui si è discusso sopra. Invece anche qui Uno di famiglia difetta e dimostra, in modo eclatante, di non riuscire a stare al passo con le proprie ambizioni. Enormi punti deboli emergono proprio lì dove il film vorrebbe distanziarsi dalla massa. Registicamente parlando, infatti, Federici dimostra di non essere pronto per le sequenze più “adrenaliniche” così che tutte le (poche) scene d’azione risultano orchestrate in modo pessimo, goffe e narrativamente pasticciate.

Giuliano Giacomelli

PRO CONTRO
Apprezzabile il tentativo di raccontare certi luoghi comuni fuori dalla semplice macchietta.

Anche se appare sottotono, Nino Frassica è un “pro” a prescindere.

Fiacco e noioso.

La coppia Sermonti – Ocone non funziona.

La regia di Alessio Maria Federici.

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Uno di famiglia, la recensione, 5.0 out of 10 based on 1 rating
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