Frankenstein di Guillermo Del Toro, il mito del nuovo Prometeo riletto ai tempi della A.I.

C’è una citazione celebre sul romanzo gotico di Mary Shelley che ci ricorda come: “La conoscenza è sapere che Frankenstein non è il mostro. La saggezza è sapere che Frankenstein è il mostro.”

Ecco, è a questo esatto nodo centrale che gravita attorno il nuovo adattamento di Guillermo Del Toro di un classico della letteratura così iconico dall’essere stato riproposto in mille forme diverse al punto tale che, a volte, a malapena ci ricordiamo quale sia la vera storia: è più facile pensare al buffo mostro dei costumi di Halloween, più che all’intelligentissimo, forbito e doloroso uomo artificiale nato dalla penna di Mary Shelley.

Guillermo Del Toro ci vuole riportare proprio a quella, invece, con fedeltà soprattutto spirituale, ma non solo. La storia di Victor Frankenstein e della sua “Creatura” senza nome è assurta a un livello di archetipo tale che sembra quasi un’urgenza ripeterla, ribadire ancora una volta nel XXI secolo quel memento antico quanto la nostra specie: non giocare a fare Dio.

Impossibile, per esempio, guardare nel 2025 questa versione di Del Toro e non pensare intensamente al fatto che gli uomini sono oggi alla paurosa soglia di creare qualcosa di simile. Le AI, anch’esse generate a partire dalla tecnologia dell’elettricità, sono ormai perfettamente in grado di simulare sentimenti, emozioni e persino la sofferenza e sono a tanto così dall’essere a breve innestate dentro corpi pure umanoidi: quello che manca loro è giusto proprio quella scintilla che rende la Creatura di Shelley vera, umana, reale. Viva. Ma il rischio è appunto arrivarci, giocare anche noi a fare Dio e, come Frankenstein/Prometeo/Icaro, cadere.

Una nuova versione che nasce quindi da una necessità, dichiaratamente sentita dallo stesso regista, già reduce sempre per Netflix da un romanzo completamente diverso però molto affine per certi versi, quello di Pinocchio.

La trama è nota: uno scienziato, Victor Frankenstein (Oscar Isaac) vuole impiegare l’energia galvanica per restituire la vita a un corpo morto. Utilizzerà parti del corpo di vari cadaveri, scegliendoli accuratamente e assemblandoli per creare una creatura destinata a essere immortale (Jacob Elordi). Con la complicità di un temporale, l’esperimento riesce, ma Frankenstein capisce troppo tardi l’abominio che ha compiuto.

In questa nuova versione, vi sono delle varianti: Elizabeth Lavenza (Mia Goth) non è, come nel romanzo, l’amica d’infanzia e fidanzata di Victor, bensì la sua futura cognata, una donna con una sensibilità atipica e che svilupperà un legame profondo con la Creatura; Christoph Waltz interpreta Henrich Harlander, unico finanziatore del progetto di Frankenstein con un suo personale obiettivo; la Creatura è inoltre ancora più overpowered rispetto alla controparte del romanzo.

Victor Frankenstein viene descritto nella pellicola fin da subito come un uomo carismatico ma oscuro d’animo, con un irrisolto complesso paterno che, in qualche modo, farà da radice prima al suo rapporto con la Creatura. Al centro del discorso, infatti, ci sono sempre loro due: il Dio e Adamo, il padre e il figlio, smarrito dallo spaventoso fardello del libero arbitrio.

L’aspetto visivo è un piacere per gli occhi, sontuoso, un po’ su tutti i fronti: scenografia, fotografia, costumi, come ci si aspetta del resto da Guillermo Del Toro. Sono tante le critiche potenziali che gli si possono muovere, come per esempio un uso massiccio di CGI di fronte a cui i puristi dell’effetto artigianale (che pure c’è in abbondanza) sicuramente storceranno il naso; il rischio di cadere nella stessa tana del coniglio di Tim Burton, ovvero che anche Guillermo Del Toro peschi in soggetti letterari nelle sue corde già sulla carta con effetti, alla fine, di prevedibilità del risultato; dialoghi molto didascalici che fanno sentire la zampa prepotente di Netflix, produttore del film. Ultimo ma non meno importante, la mossa furba di scegliere una star in ascesa come Jacob Elordi per impersonare il mostro: la sospensione dell’incredulità che ti serve per credere veramente che quell’essere risulti “repellente” al prossimo è veramente tanta, visto che Elordi anche con quel trucco addosso resta, obiettivamente, bello e prestante.

Sono tutte critiche che, però, chi scrive non si sente di abbracciare appieno, perché tutte le scelte trovano un loro senso comunicativo e lo stesso Elordi, che a scatola chiusa poteva sembrare un casting bizzarro e conveniente, è in realtà molto vicino a come umanamente il personaggio è descritto nel romanzo. La combinazione tra effetti visivi tradizionali e CGI crea dei veri e propri quadri, fotogramma per fotogramma, con tantissimi richiami ai diversi stili artistici dell’epoca – non dimentichiamo che Frankenstein o il moderno Prometeo non è solamente un romanzo gotico (in alcuni momenti, questo film a livello estetico richiama un altro di Del Toro che già aveva attinto a quel genere, Crimson Peak) ma è spesso considerato anche il precursore del genere fantascienza e dello stile steampunk, tutti elementi che Del Toro cita e richiama alla perfezione. È un peccato che il film sia prodotto per finire distribuito su una piattaforma di streaming con un rilascio cinematografico molto limitato, perché il grande schermo fa decisamente tutta la differenza.

Ultima raccomandazione: guardate il film con un pacchetto di fazzoletti a portata di mano. Non è scontato che sia commovente, ma potrebbe toccare delle corde particolari e, se succede, è un fiume in piena.

Frankenstein arriverà nei cinema il 22 ottobre e poi andrà in streaming su Netflix dal 7 novembre.

Francesca Bulian

PRO CONTRO
  • La parte visiva e tecnica, i richiami al gotico e allo steampunk.
  • L’aderenza al romanzo nelle atmosfere e nei temi.
  • Il carismatico Victor di Oscar Isaac.
  • La seconda metà è meno incisiva.
  • Jacob Elordi è giusto un pelo troppo bello per il ruolo.
  • Il messaggio del film cambia leggermente e tradisce un po’ quello dell’autrice.
VN:R_N [1.9.22_1171]
Valutazione: 9.0/10 (su un totale di 1 voto)
VN:F [1.9.22_1171]
Valutazione: 0 (da 0 voti)
Frankenstein di Guillermo Del Toro, il mito del nuovo Prometeo riletto ai tempi della A.I., 9.0 out of 10 based on 1 rating

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.