Insidious: Fuori dall’Altrove, la recensione del sesto capitolo della saga
Nata nel 2010 dall’incontro tra James Wan e Leigh Whannell, la saga di Insidious ha rappresentato uno dei piccoli grandi miracoli commerciali dell’horror contemporaneo. Realizzato con appena 1,5 milioni di dollari, il primo film ne incassò circa 100 milioni in tutto il mondo, trasformando un progetto relativamente economico in una macchina da sequel e contribuendo in maniera importante a lanciare le carriere dei suoi due autori. Da allora sono arrivati altri quattro capitoli, fino a Insidious: La porta rossa del 2023, e ora Insidious: Fuori dall’Altrove, il sesto episodio, tutti pensati per il grande schermo. Una longevità che si spiega facilmente guardando i numeri: i primi cinque film hanno superato complessivamente i 730 milioni di dollari worldwide, dimostrando quanto il pubblico sia rimasto affezionato all’orrore dell’Altrove.
Il problema è che, dopo i due bellissimi film diretti da Wan, la saga ha progressivamente perso smalto, procedendo per inerzia attraverso capitoli sempre più derivativi. Insidious 3 e L’ultima chiave hanno almeno provato a esplorare altri personaggi e altri momenti della cronologia, mentre La porta rossa, affidato alla regia di Patrick Wilson, sembrava soprattutto un modo per chiudere definitivamente la storia della famiglia Lambert. Fuori dall’Altrove riparte invece da zero con una nuova famiglia e una nuova storia, un po’ come aveva fatto il terzo film, mantenendo come principale collegamento con il passato la presenza di Elise Rainier, la medium interpretata ancora una volta dall’iconica Lin Shaye.
Gemma ha vissuto un trauma devastante durante l’infanzia: sua madre, già profondamente instabile, si è tolta la vita davanti ai suoi occhi. Oggi Gemma è adulta e vive con la figlia preadolescente Maya, ma il passato torna prepotentemente a galla quando comincia a essere tormentata da inquietanti incubi. Le visioni diventano sempre più realistiche e, intorno alla sua abitazione, compaiono tre misteriosi anziani che sembrano perseguitarla. Gemma scopre così che quelli che credeva essere semplici sogni sono in realtà viaggi nell’Altrove, la dimensione oscura popolata da anime perdute, spiriti e demoni che la saga ci ha ormai insegnato a conoscere. Ma Gemma possiede una capacità particolare: non si limita a entrare nell’Altrove, può anche riportare nel nostro mondo ciò che vi incontra. E un’entità ha intenzione di sfruttare proprio questo potere.
Fin dal primo episodio, uno degli elementi più riconoscibili di Insidious è stata una certa eleganza formale nel mettere in scena il macabro. James Wan aveva trasformato il creepy in una vera cifra stilistica, costruendo la paura attraverso composizioni dell’inquadratura, silenzi, improvvise apparizioni e un uso estremamente raffinato degli spazi domestici. Fuori dall’Altrove non rinuncia a questa tradizione e Jacob Chase, già autore dell’inquietante Come Play, sembra effettivamente più adatto di altri registi che hanno preso il testimone di Wan a restituire alla saga una certa vivacità visiva.
Il film, infatti, possiede una marcia in più rispetto ai due capitoli precedenti soprattutto sul piano del ritmo e della costruzione delle singole sequenze horror. Il problema è che sembra vivere di momenti madre assemblati uno accanto all’altro, più che di una vera progressione narrativa. C’è la riuscitissima sequenza nel tunnel di cuscini, probabilmente il momento migliore del film, quella ambientata nello studio del dentista e qualche altra trovata efficace che funziona soprattutto isolatamente. Quando arriva il momento dello spavento, insomma, Fuori dall’Altrove sa ancora il fatto suo.
È nel raccordo tra questi momenti che emergono le maggiori debolezze. La sceneggiatura firmata da Chase, sulla base di una storia scritta insieme a David Leslie Johnson-McGoldrick, è infatti piuttosto prevedibile e sembra avere poche idee realmente nuove da proporre. La saga di Insidious, del resto, ha smesso di essere particolarmente innovativa già dopo il secondo episodio e da allora ha continuato a rielaborare gli stessi concetti, gli stessi meccanismi e persino le stesse creature.
L’idea della protagonista come una sorta di “corriere” tra le due dimensioni rappresenta almeno una piccola variazione sul tema, perché permette agli abitanti dell’Altrove di utilizzare Gemma come una porta attraverso cui raggiungere il mondo reale. È un’intuizione sufficiente a giustificare un nuovo capitolo, ma non abbastanza forte da dare davvero l’impressione che la saga abbia trovato una nuova direzione. Anzi, una volta esaurita questa novità, diventa difficile immaginare cosa potrebbe ancora raccontare un eventuale settimo episodio.
Curiosamente, alcune soluzioni narrative ricordano anche un vecchio horror che gli appassionati del genere conosceranno bene, Vivere nel terrore, soprattutto per quanto riguarda l’identità e le motivazioni dell’antagonista. Ma anche il villain di Fuori dall’Altrove finisce per risultare meno memorabile rispetto alle creature che hanno popolato i capitoli precedenti. E qui il film sembra quasi consapevole della propria natura di episodio celebrativo: non mancano infatti piccoli cammei di alcune delle presenze più note della saga. Rivediamo la Sposa in Nero di Insidious 2, il demone dalla faccia rossa e il demone dalle dita a forma di chiave del quarto capitolo, che compare anche nella scena durante i titoli di coda.
Sono, in definitiva, ammiccamenti pensati soprattutto per i fan, così come la presenza di Lin Shaye, ormai più che un personaggio una vera e propria mascotte della serie. E proprio questo sembra essere il destino di Insidious: Fuori dall’Altrove: un film costruito con professionalità, capace ancora di restituire qualche buon momento di paura e dotato di una confezione sufficientemente elegante da giustificarne il passaggio sul grande schermo, ma incapace di nascondere il progressivo esaurimento creativo della saga.
Insidious: Fuori dall’Altrove non è il disastro che avrebbe potuto essere dopo cinque film, ma nemmeno il rilancio che sarebbe stato necessario per dare un senso a un nuovo capitolo. È, più semplicemente, il fondo del barile di una saga che ha ormai esaurito quasi tutti i propri argomenti e continua a riciclare abilmente ciò che ancora funziona. Un horror dignitoso, qualche buon spavento e una confezione di lusso, ma anche la sensazione che, questa volta, la porta per l’Altrove avrebbe potuto tranquillamente rimanere chiusa.
Insidious: Fuori dall’Altrove è al cinema in Italia dal 19 agosto, distribuito da Eagle Pictures.
Roberto Giacomelli
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