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Gli occhi degli altri, la recesione
Il cinema, a volte, si nutre della cronaca più oscura per trasformarla in racconto, rielaborando fatti reali fino a renderli materia filmica stratificata e ambigua. È il caso de Gli occhi degli altri di Andrea De Sica, che prende ispirazione dal celebre Delitto Casati-Stampa – uno degli episodi più morbosi e discussi della storia italiana degli anni ‘70 – trasfigurandolo e spostandolo dalla villa romana dell’originale a un’isola pontina battuta dal vento invernale. Un cambio di coordinate che non è solo geografico ma anche emotivo perché dal caldo decadente dell’estate si passa a un freddo più interiore, quasi anestetizzante.
Le otto montagne, la recensione
Pietro Gustai è un bambino come tanti. Vive a Torino, insieme alla sua famiglia, ma ogni estate è solito staccare dalla routine cittadina per trascorrere qualche giorno di spensieratezza immerso nella natura, ai piedi del Monte Rosa. Da ormai diversi anni, infatti, la famiglia di Pietro trascorrere le vacanze estive a Graines, villaggio di Brusson, un piccolissimo paese della Valle d’Aosta. A Graines vive solamente un altro bambino, Bruno, coetaneo di Pietro e figlio di una famiglia di allevatori locali. Tra i due bambini nasce rapidamente un’intensa e inaspettata amicizia tanto che Bruno finisce presto per unirsi alle lunghe escursioni in montagna che Pietro pratica con suo padre Giovanni. Ma la vita, si sa bene, a volte è strana: unisce le persone apparentemente più distanti per poi separarle alla stessa velocità. E a questa spietata regola non si sottraggono Pietro e Bruno, grandi amici pronti a trascorrere insieme ogni estate della loro infanzia ma destinati a perdersi completamente di vista con l’arrivo dell’adolescenza. Gli anni passano, Pietro ha ormai smesso da molto di recarsi a Graines e di conseguenza non ha più avuto notizie del suo amico. Un giorno però, subito dopo la morte improvvisa di suo padre, Pietro si trova costretto a tornare a Graines per scoprire cosa il genitore gli ha lasciato in eredità: un rudere mal messo sulle vette dei monti che circondano Graines. Tornato in quel piccolo paese della Val d’Aosta, Pietro trova proprio Bruno ad attenderlo.
Favola, la recensione
Stati Uniti, anni ‘50. In una colorata e ordinatissima casa prende vita la favola di Mrs. Fairytale (Filippo Timi). Passa le giornate tra barboncini impagliati, la simpatica Lady, lezioni di mambo, i regali della sua amica Mrs. Emerald (Lucia Mascino), aspirapolveri e poi uno strano timore: quello per l’arrivo degli Ufo. Da una piece teatrale, ecco arrivare al cinema, solo dal 25 al 27 giugno 2018, Favola, film di Sebastiano Mauri con Filippo Timi, Lucia Mascino, Luca Santagostino, in ben 3 ruoli, e Piera degli Esposti.
Come il vento, la recensione
Arriva nelle sale italiane Come il vento, presentato fuori concorso all’ottava edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, diretto da Marco Simon Puccioni (Quello che cerchi, Riparo) e interpretato da Valeria Golino e Filippo Timi. Il film si ispira liberamente alla vicenda biografica di Armida Miserere, una delle prime direttrici di numerose carceri italiane ma, soprattutto, una donna forte, coraggiosa e determinata.









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