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Barbie: il film campione d’incassi con Margot Robbie e Ryan Gosling sbarca in home video con una Steelbook 4K UHD + Blu-ray

Che sia piaciuto o meno, il Barbie diretto da Greta Gerwig e che annovera nel cast i super-divi Margot Robbie e Ryan Gosling non è solamente uno dei (due) film più chiacchierati dell’anno ma è già un autentico cult del cinema moderno. Con un incasso al botteghino di quasi un miliardo e mezzo di dollari – il film si è posizionato al 14° posto nella lista dei film con il miglior incasso nella storia del cinema – e la capacità di generare quasi un’isteria collettiva da parte del pubblico, Barbie ha saputo trasformarsi in qualcosa di molto più di un semplice successo cinematografico. Quello diretto dalla Gerwig è stato un vero e proprio fenomeno sociale.

Adesso Barbie è approdato sul mercato home video grazie a Warner Bros che ha editato il film in tutti i formati fisici possibili, così da poter accontentare il palato d’ogni tipologia di collezionista. Noi vi parliamo della bella edizione Steelbook 4K UHD + blu-ray disc.

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Barbie, la recensione

Che anche Barbie arrivasse sul grande schermo in versione live-action era solo una questione di tempo.

Tutto quell’immaginario che fino a qualche anno fa era appannaggio dei bambini, da quando quegli stessi fruitori sono cresciuti e diventati dei creativi al soldo delle majors dell’intrattenimento cinematografico e televisivo, è magicamente stato traslato in prodotto transgenerazionale sufficientemente forte da diventare anche transmediale. E così i giocattoli per l’infanzia sono diventati emblemi della pop-culture e hanno raggiunto quello status di cult sufficiente a nobilitarli per diventare killer-app cinematografiche. Hasbro sta contando i dollari provenienti dai film di Transformers e G.I. Joe già da diversi anni, ora ci prova anche Mattel e lo fa sfoderando la loro creatura più iconica, longeva e remunerativa: Barbie.

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Valutazione: 6.0/10 (su un totale di 1 voto)
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L’universo di The Gray Man si espande: Netflix annuncia il sequel e uno spin-off

Dopo il successo di visualizzazioni su Netflix di The Gray Man nel corso del weekend, che ne ha fatto il film n°1 in ben 92 paesi dove è attivo il servizio, il colosso dello streaming ha ufficializzato che la spy-action di Joe e Anthony Russo avrà un sequel e un’estensione del franchise perfino con uno spin-off.

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The Gray Man, la recensione

La vita di un agente segreto, al cinema, è irta di pericoli che, il più delle volte, arrivano direttamente dall’interno dell’agenzia per la quale quell’agente lavora. Ormai è una costante delle spy-story, il punto di partenza utile a portare avanti minuti su minuti di spettacolare distruzione e improbabili intrighi di potere. Non fa la differenza The Gray Man, l’ultimo costosissimo parto cinematografico di Netflix che per l’occasione ha chiamato a dirigere e co-sceneggiare i marveliani fratelli Anthony e Joe Russo

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Valutazione: 5.5/10 (su un totale di 2 voti)
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The Gray Man: Ryan Gosling, Chris Evans e Ana de Armas nel nuovo film dei fratelli Russo

I registi di Captain America: The Winter Soldier, Captain America: Civil War, Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame stanno per tornare con uno spy-thriller targato Netflix: The Gray Man. Il film diretto da Joe & Anthony Russo, con Ryan Gosling, Chris Evans e Ana De Armas arriverà su Netflix dal 22 luglio e in cinema selezionati dal 13 luglio.

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Il Primo Uomo – First Man, la recensione

Un piccolo passo per l’uomo, un grande balzo per l’umanità”, questa è l’unica licenza poetica che il Neil Armstrong di Damien Chazelle si concede in 135 minuti di film. Per il resto del tempo, il primo uomo ad aver messo piede sulla luna si dimostra un individuo taciturno, introverso, schiavo di una rigida abnegazione e di una ferita mai rimarginata che tende ad allontanarlo sempre più dalla propria famiglia.

Ma andiamo per ordine: Il Primo Uomo – First Man è il quarto lungometraggio di Damien Chazelle, scelto come film d’apertura per la 75esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Blade Runner 2049, la recensione

Il cinema di fantascienza postmoderno si fonda su quattro grandi film che hanno dettato le regole per una nuova concezione visiva e contenutistica del genere: 2001: Odissea nello spazio, Star Wars, Alien e Blade Runner. Un dato di fatto, né più, né meno.

Ora c’è da notare che tutti i film suddetti, oltre ad aver influenzato in maniera indelebile il modo di fare fantascienza e creato cloni più o meno spudorati, hanno dato vita a veri e propri franchise; chi in maniera più fortunata (Star Wars e Alien) chi perdendosi subito per strada anche per ovvie difficoltà d’approccio che il prototipo poneva (il film di Kubrick). Tutti tranne Blade Runner, però, che malgrado abbia proseguito la sua vita tra romanzi, fumetti e videogames, ha sempre evaso il cinema. Ma quella continuazione che i fan aspettavano da tanto tempo arriva finalmente proprio allo scoccare dei 35 anni, si intitola Blade Runner 2049 e porta la firma di uno dei più talentuosi registi emersi in questi ultimi anni, Denis Villeneuve.

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Valutazione: 9.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Song to Song, la recensione

Recensire un film di Terrence Malick, mantenendo una sana credibilità dall’inizio alla fine, non è una cosa semplice. Parlare di un suo film, ormai, è un po’ come camminare sulle uova: puoi muoverti a passetti, ma tanto prima o poi sbagli. E già, perché Malick è ormai diventato un po’ come Beppe Grillo per il Movimento 5 Stelle, una sorta di “santone irraggiungibile” che professa da lontano e capace di crearsi una schiera di fedelissimi, una nuova tipologia di groupie, persone disposte a vedere “arte” in ogni suo gesto, in ogni sua parola, in ogni sua inquadratura. Se si elogia un suo film, dunque, significa che fai parte della “setta”; se lo si critica, applicando i parametri che si utilizzerebbero per qualunque altro film, allora significa che stai facendo il bastian contrario. Una bella impresa. Impossibile uscirne illesi.

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Valutazione: 3.0/10 (su un totale di 1 voto)
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La La Land, la recensione

Essere un film d’apertura non è un compito affatto facile. È necessario riprodurre l’anima di un festival e portare l’attenzione del pubblico verso qualcosa di completamente innovativo; bisogna costruire un ponte cinematografico fra vecchio e nuovo.

Tra cinefilia e intrattenimento, musiche che hanno già un posto libero nell’Ipod e regia magistrale, Damian Chazelle dirige una vera e propria lezione di cinema con il suo La La Land, film d’apertura della 73esima Mostra del Cinema di Venezia.

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Valutazione: 9.0/10 (su un totale di 2 voti)
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Come un tuono, la recensione

Se guidi come un fulmine, ti schianti come un tuono

Questa la frase con cui Ben Mendelsohn ammonisce Ryan Gosling, attore protagonista nel terzo lavoro di Derek Cianfrance (a Settembre in sala a Venezia 73 con il suo quarto film, The Light Between Oceans), che in Come un Tuono interpreta il ruolo di “Luke il Bello”, stuntman dalla fedina penale bollente che un anno dopo essere tornato nella cittadina di Schenectady scopre di aver messo incinta la bella Romina (Eva Mendes).

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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