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Una di famiglia – The Housemaid: in combo 4K UHD + Blu-ray il thriller con Sydney Sweeney e Amanda Seyfried

La carriera dello statunitense Paul Feig non è sicuramente stata caratterizzata da film memorabili, nonostante le due – ancora oggi inspiegabili – candidature agli Oscar per Le amiche della sposa. Eppure, il regista dell’odiato reboot al femminile di Ghostbusters sta seguendo un percorso incredibilmente vario, a tratti perfino schizofrenico, che dalla predilezione per la commedia sta progressivamente spostandosi verso il thriller. Un piccolo favore era l’ideale passaggio di testimone da un genere all’altro, vista la sua schietta contaminazione tra commedia al femminile e giallo/mistery, ma con Una di famiglia – The Housemaid, notiamo un ancora più deciso passo, visto che questo “bizzarro” thriller riesce perfino a mettere le mani nel torture porn senza tralasciare incredibilmente uno sguardo al romanzetto rosa. Uscito nelle nostre sale ad inizio anno abbracciando un inaspettato successo al botteghino (circa 3,6 milioni di euro), questo thriller con Sydney Sweeney e Amanda Seyfried è da pochi giorni disponibile in edizione combo 4K UHD + Blu-ray grazie ai canali distributivi di Eagle Pictures.

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Una di famiglia – The Housemaid, la recensione

La carriera dello statunitense Paul Feig non è sicuramente stata caratterizzata da film memorabili, nonostante le due – ancora oggi inspiegabili – candidature agli Oscar per Le amiche della sposa; eppure, il regista dell’odiatissimo reboot al femminile di Ghostbusters sta seguendo un percorso incredibilmente vario, a tratti perfino schizofrenico, che dalla predilezione per la commedia sta progressivamente spostandosi verso il thriller. Un piccolo favore era l’ideale passaggio di testimone da un genere all’altro, vista la sua schietta contaminazione tra commedia al femminile e giallo/mistery, ma con Una di famiglia – The Housemaid, notiamo un ancora più deciso passo, visto che questo “bizzarro” thriller riesce perfino a mettere le mani nel torture porn senza tralasciare incredibilmente uno sguardo al romanzetto rosa.

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L’apparenza delle cose, la recensione

L'apparenza delle cose

Possono passare gli anni, cambiare le generazioni, i modi di vivere e di pensare, ma ci sono mode e costumi che non cambieranno mai o comunque sono pronti a tornare prepotentemente alla ribalta. Un discorso valido per ogni contesto della nostra vita, ma che può essere applicato anche al cinema, in particolare al genere horror. Se è vero che negli ultimi anni, infatti, stiamo assistendo ad una nuova e fiorente stagione di autori i cui tratti stilistici sono rappresentati da un’analisi profonda e simbolica dei problemi e dei traumi della società attuale, è altrettanto vero che tra le poche certezze ancora rimaste ve ne è una: le storie di fantasmi tirano sempre e anche tanto! Alzi la mano chi non prova un irresistibile fascino per spiriti dal passato maledetto, case infestate e atmosfere goticheggianti, divenute ormai iconografiche e autentici marchi di fabbrica dell’horror.

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Ve ne dovevate andare – You Should Have Left, la recensione

La paura dei fantasmi è uno dei sentimenti più antichi e ancestrali insiti nell’animo umano, ed anche per questo rivisitato da artisti di ogni epoca, in particolare in letteratura, la cui modalità di rappresentazione e visione d’origine sono legate in maniera indissolubile ad un nome ben preciso: Edgar Allan Poe. Il maestro americano della letteratura gotica, infatti, è colui che ha codificato il modo di raccontare le storie di fantasmi e ha delineato un nuovo punto di vista con cui gli uomini inquadrano gli spiriti provenienti da altre dimensioni. Se prima di Poe i fantasmi venivano ricercati solamente in religioni del passato, antiche divinità esotiche o in castelli avvolti da terribili maledizioni tramandate di generazione in generazione, con lo scrittore statunitense si parte da un principio tanto innovativo quanto vicinissimo all’animo umano: i fantasmi hanno origini non esterne all’uomo, ma risiedono dentro di noi e le insenature inesplorate della nostra coscienza.

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Attraverso i miei occhi, la recensione

Attraverso i miei occhi

Una lunghissima tradizione cinematografica vuole cani e cagnolini protagonisti di film per tutta la famiglia, un modo per avvicinare i più piccoli alla settima arte coinvolgendo gli amici a quattro zampe e per strizzare l’occhio agli adulti che adorano il migliore amico dell’uomo. Da Beethoven a Zanna Bianca, passando per gli imprescindibili Lassie, Lilli & il vagabondo, Hachikō e La carica dei 101, fino ad arrivare ai più recenti Qua la zampa! (2017) e Un viaggio a quattro zampe (2018), entrambi tratti da romanzi dello specialista in letteratura canina W. Bruce Cameron e tutti e due focalizzati sul dar voce ai pensieri dei protagonisti pelosetti. Con Attraverso i miei occhi, abbiamo un’impostazione molto simile agli ultimi due film citati e non solo perché anche questo viene da un romanzo di successo, L’arte di correre sotto la pioggia di Garth Stein, ma soprattutto per la scelta di mostrare il film attraverso gli occhi e il pensiero del cane protagonista, uno splendido golden retriever di nome Enzo.

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Venezia 74. First Reformed, la recensione

Una lunga, lunghissima carrellata iniziale ci porta in quella provincia americana che sempre più spesso compare nei film, popolata di persone semplici, comuni perseguitate dei propri personali demoni.

Non fa eccezione il pastore Toller, un uomo di fede dal passato travagliato e doloroso, segregato in una piccola chiesetta bianca, una reliquia di 250 anni in cui serve messa per i pochissimi fedeli che ancora occupano i suoi banchi. Fra questi ci sono Mary e Michael, una giovanissima coppia.

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Adorabile nemica, la recensione

Negli ultimi anni il filone dei film sulla scambio/scontro tra generazioni sta prendendo sempre più piede.
La dinamica non è soltanto spiegabile con le esigenze ed i desiderata degli spettatori, ma anche con una mera questione di casting.

Spesso infatti questi film sono molto utili perché consentono di assoldare grandi vecchi del cinema hollywoodiano. Divi dal fascinoso passato che sono pronti a mostrare la propria capacità interpretativa anche in questa fase della loro vita ed in questo genere di pellicole. Basti pensare ad una certa filmografia recente con Robert Redford, o alle numerosissime nomination agli Oscar ottenute da un’attrice come Meryl Streep, ormai a suo agio nel giocare con la vecchiaia.

Adorabile Nemica del regista Mark Pellington appartiene a questo filone di film.

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Natale all’improvviso, la recensione

Gli americani sono avanti su ogni cosa, perfino sui cinepanettoni. Natale all’improvviso, firmato dalla regista Jessie Nelson (Mi chiamo Sam, Nemiche Amiche), preferisce uscire a metà novembre per evitare la guerra natalizia al cinema ma risulta comunque un disastro al box-office americano, e non crediamo che sia colpa solo dell’eccessivo anticipo dei tempi.

Il film è esattamente tutto quello che ci si aspetta da una commedia americana sotto l’albero: cast all star, un cane adorabile, tanta neve, una fotografia ed una scenografia che sembrano usciti da un’agenzia turistica. La narrazione ricalca le scelte dei film corali di Gary Marshall come Appuntamento con l’amore e Capodanno a New York: i personaggi della famiglia Cooper sono sparsi un po’ ovunque ma alla fine si ritrovano tutti alla stessa tavola imbandita per la vigilia di Natale.

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Padri e figlie, la recensione

L’ultimo lavoro americano di Gabriele Muccino, dopo il deludente Quello che so sull’Amore, approderà nelle nostre sale il 1 ottobre 2015. Padri e Figlie, letteralmente Fathers and Daughter nel titolo originale, è una pellicola con un cast eccezionale, ma che non è tutto brilluccichii.

A tenere le fila dell’intero film c’è la storia d’amore tra un padre e una figlia che insieme affrontano i problemi di una vita tutt’altro che facile. Russell Crowe veste i panni di Jake Davis, uno scrittore premio Pulitzer che, durante un litigio in auto con sua moglie, causa un incidente in cui lei rimane vittima.

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Giovani si diventa, la recensione

New York. Josh (Ben Stiller) e Cornelia (Naomi Watts) sono una coppia sulla quarantina che vive la propria pacata routine senza entusiasmo. Lui è un regista di documentari senza infamia e senza lode; lei – figlia di un documentarista, al contrario, celeberrimo e di successo – è produttrice. L’incontro coi giovani sposi Jamie (Adam Driver) e Darby (Amanda Seyfried) darà un inaspettato scossone al loro modo di vivere e di essere, restituendo loro il piacere della scoperta e la fame di esperienze…

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