Archivio tag: sam raimi
Send Help, la recensione
Ci sono registi che non sono solo autori, ma veri e propri punti di riferimento generazionali. Sam Raimi è uno di questi. Con i suoi primi film ha letteralmente riscritto le regole di un certo cinema fantastico e horror, inventandosi un linguaggio fatto di movimenti di macchina impossibili, violenza cartoonesca, ironia nerissima e un gusto per l’eccesso che avrebbe influenzato decine, se non centinaia, di giovani registi. Negli anni Raimi si è spostato sempre più verso il cinema industriale, dai blockbuster di Spider-Man fino al più recente Doctor Strange nel Multiverso della Follia, ma il suo cuore è sempre rimasto lì, in quel territorio selvaggio e sguaiato che aveva reso unico il suo cinema. Con Send Help torna finalmente a quelle atmosfere, e lo fa a ben 17 anni di distanza da Drag Me to Hell, nel frattempo diventato giustamente un piccolo grande cult.
Locked – In trappola, la recensione
Il cosiddetto “trap-movie”, ovvero il film ambientato in uno spazio unico e claustrofobico da cui il protagonista cerca disperatamente di fuggire, è un sottogenere che negli ultimi anni ha saputo regalare opere memorabili, capaci di trasformare la limitazione scenografica in un punto di forza narrativo. Titoli come Buried – Sepolto di Rodrigo Cortés, con un Ryan Reynolds intrappolato in una bara, o 127 ore di Danny Boyle, tratto dalla vera vicenda di Aron Ralston rimasto incastrato in un canyon, hanno dimostrato come il cinema possa generare tensione pura da una situazione estremamente minimale. In questa tradizione si inserisce oggi Locked – In trappola, remake americano di 4×4 di Mariano Cohn, che ripropone l’idea di un uomo bloccato all’interno di un SUV blindato, ma arricchendola di nuove suggestioni e di un antagonista d’eccezione.
Darkman, il cult di Sam Raimi arriverà in blu-ray limited edition con CG Entertainment
CG entertainment ha lanciato questa mattina la campagna di crowdfunding START UP per pubblicare per la prima volta in alta definizione Blu-ray il cult Darkman (1990): il fanta-thriller del maestro Sam Raimi con Liam Neeson e la due volte vincitrice del premio Oscar Frances McDormand (Fargo, Tre manifesti a Ebbing, Missouri). Sono bastate poche ore (sette, stando ai post sui social della casa di distribuzione) e la start up ha raggiunto la quota di 300 pre-ordini necessari a far attuare il progetto.
La Casa – Il risveglio del Male, la recensione
Inizia tutto in una casetta in riva al lago, ma non è l’iconico e fatiscente chalet dei film di Sam Raimi e Fede Álvarez, piuttosto una location inedita che architettonicamente ricorda l’edificio di culto di Midsommar – Il villaggio dei dannati. Qui si svolge la mattanza nel prologo di Evil Dead Rise, distribuito in Italia come La Casa – Il risveglio del Male, una manciata di scene che forniscono solo un assaggio di tutto l’orrore imbrattato di sangue e budella a cui assisteremo nei successivi 90 minuti.
Umma, la recensione
Un vecchio adagio popolare recitava che “di mamma c’è n’è una sola”… e per fortuna! Si potrebbe aggiungere se riflettiamo sul valore che la figura materna può assumere nell’immaginario horror. Un ruolo che, come immaginato da tanti autori e scrittori del nostro amato genere, si è spogliato della sua veste rassicurante ed affettiva, per accogliere i propri cuccioli all’interno di un nido fatto di morte e violenza, sia psicologica che meramente fisica. Rivoluzione partita diversi decenni fa e che ha visto un cambiamento sostanziale anche all’interno dello stesso horror, di pari passo con l’avvento di una ben nota nuova generazione di registi che negli ultimi anni ha espresso una sfilza di titoli dalla forte vena autoriale. Se una volta, infatti, il prototipo della mamma perfida era Pamela Voorhees di Venerdì 13, negli ultimi anni la figura materna in versione malefica va ad inserirsi in un ambiente familiare complesso e falcidiato da rapporti controversi, sensi di colpa e lutti difficili da elaborare.
Doctor Strange nel Multiverso della Follia, la recensione
Che i film del Marvel Cinematic Universe abbiano un forte marchio produttivo ma non necessariamente registico lo sanno anche i sassi. Quei pochi casi in cui un regista con un curriculum importante e/o uno stile ben riconoscibile hanno firmato la regia di uno di questi film si è sempre notato (parliamo di Kenneth Branagh, James Gunn, Taika Waititi, Chloé Zhao), pur adattandosi fortemente alle esigenze del contesto in cui stavano operando. Con Doctor Strange nel Multiverso della Follia, ventottesimo film dell’MCU, quinto della Fase 4, le cose cambiano un pochino e la mano dell’autore chiamato in cabina di regia, Sam Raimi, è molto presente. Diciamo che se in Thor scorgevamo Branagh più per gli intrighi shakespeariani ad Asgard e in Eternals si vedeva il tocco della Zhao per la valorizzazione degli scenari naturali e le scelte fotografiche, Doctor Strange nel Multiverso della Follia – anche nell’inconsapevolezza di chi abbia firmato la regia – lo definiremmo proprio un film “a la Raimi”.
Drag Me To Hell, la recensione
Christine Brown lavora in una banca e desidera la promozione a vice-direttore che sembra essere ormai nelle mani del viscido Stu. Un giorno un’anziana donna si reca alla scrivania di Christine per chiedere una terza proroga al mutuo della sua casa ma Christine, per mostrarsi determinata agli occhi del suo capo, glielo nega umiliandola davanti a tutti. L’anziana, allora, scaglia una maledizione sulla ragazza: in tre giorni la sua vita verrà trasformata in un incubo finché un terribile demone arriverà a trascinare la sua anima nelle fiamme degli inferi. Per Christine sarà una vera corsa contro il tempo per salvare la sua anima, tra sacrifici, sedute spiritiche e difficoltose scelte morali.
Evil Dead Rise: la trama e il cast del nuovo capitolo de La Casa, che forse non arriverà al cinema!
Novità sul prossimo film della saga Evil Dead – La Casa che vedrà tornare in veste di produttori Sam Raimi, Bruce Campbell e Rob Tapert con un film nuovo di zecca che si ricollega alla saga storica (La Casa, La Casa 2, L’armata delle tenebre), mettendo da parte il (bel) reboot del 2013 diretto da Fede Álvarez.
The Grudge, la recensione
Se Nietzsche ci spiegava con L’eterno ritorno dell’uguale l’inevitabile ciclicità degli eventi che conduceva a una sostanziale immutabilità del senso delle cose, qualcuno a Hollywood deve aver preso dannatamente sul serio la sua teoria abbassando in maniera precipitosa l’intervallo di tempo tra un ciclo e il successivo. Perché se ormai la concezione di remake o reboot è prassi nel mondo del cinema, ancora di più se parliamo di cinema horror, le distanze tra un reboot e l’altro si accorciano sempre di più e così assistiamo a distanza di pochi anni anche a operazioni come The Grudge, forse spinto dal rinnovo generazionale del pubblico già pronto ad avere una nuova versione dell’incubo proveniente dal Giappone.









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