Transcendence, la recensione

La Trascendenza o Singolarità consiste nel caricare un cervello umano in un supercomputer: la duplicazione di ogni sinapsi, di ogni neurone, di ogni segno di attività del cervello arriva a una macchina, che quindi diventa senziente.

Questa è la spiegazione che risiede dietro il titolo Transcendence, ed è il fulcro narrativo del thriller fantascientifico che segna l’esordio alla regia di Wally Pfister, direttore della fotografia premio Oscar e sodale collaboratore di Christopher Nolan, che infatti produce il film.

Ma non aspettatevi un film “alla Nolan” perché rischiereste di rimanere fortemente delusi. Niente intrecci cervellotici alla Inception, niente costruzione asincrona alla Memento, niente colpi di scena alla The Prestige. Transcendence è un film piuttosto convenzionale, fantascienza quasi d’altri tempi, che tocca tematiche già ampiamente sviscerate e si abbandona a uno sviluppo narrativo standard.

Il Dr. Will Caster è un importante ricercatore nel settore dell’Intelligenza Artificiale e i suoi studi sono mirati a creare una macchina senziente che possa combinare l’intelligenza collettiva del sapere universale con l’intera gamma delle emozioni umane, una forma di sperimentazione che lui chiama Trascendenza. Fino ad ora Will ha sperimentato questo processo sul cervello di una scimmia con un certo successo, attirando le ire di una branca terroristica anti-tecnologica. Quando però Will viene a sapere che gli rimangono pochi mesi di vita, decide di fare da cavia al processo di Trascendenza con un cervello umano e chiede alla sua compagna Evelyn e al suo migliore amico Max, che collaborano entrambi alle sue ricerche, di aiutarlo a portare a termine il suo esperimento.

TRANSCENDENCE

Lo sceneggiatore esordiente Jack Paglen realizza un potpourri di suggestioni fantascientifiche che arrivano direttamente da quel cinema da guerra fredda che ha caratterizzato le produzioni americane di questo genere tra gli anni ’50 e ’80. Un po’ come accadeva con Oblivion lo scorso anno, anche in questo caso c’è il tentativo di svecchiare situazioni topiche della fantascienza cercando una via originale dalla fusione selvaggia del materiale esistente e ben sedimentato nell’immaginario dello spettatore alfabetizzato. Nel caso di Transcendence, oltre a prendere con una certa sfacciataggine e ovvietà tutto quel filone legato alle intelligenze artificiali, che da Asimov a Dick stanno alimentano almeno da 60 anni la fantascienza cine-letteraria, c’è una rielaborazione del concetto di macchina malvagia fusa alla mania di grandezza dell’ego umano che comunque trova diversi punti di reale interesse.

In Trascendence si respira fin da subito quell’aria cospirazionista e paranoica che richiama a quel magnifico cinema che ha tra i suoi maggiori esponenti capisaldi come L’invasione degli Ultracorpi ed Essi vivono. “Loro” vogliono controllarci e non importa se stavolta non sia un’entità aliena vegetale o teschiforme, bensì un super computer fuso al cervello umano, tanto lo scopo è il medesimo. E questa avversione si evince immediatamente dalla cellula terroristica luddista che cerca di attentare alla vita di Will, considerando il suo lavoro come il presupposto per una nuova forma di schiavitù. Eppure nell’azione di Will non si riesce a trovare un vero scopo nefasto. Seppure il film di Pfister abbia quell’impostazione apocalittica che lo renderebbe un perfetto prequel della saga di Terminator e condanna il progresso tecnologico in quanto apertamente “omologativo”, l’azione dell’Intelligenza Artificiale sembra apportare solo reali benefici, dall’autorigenerazione dei tessuti tramite nanomacchine, alla difesa della Natura, che è un altro fondamentale cruccio dell’azione umana sulla Terra. Però la visione apocalittica fornita da Pfister, con un proto Skynet e un’umanità costretta all’azzeramento della tecnologia per avere il pieno controllo delle proprie facoltà e del libero arbitrio, è un chiaro segnale di incanalamento delle argomentazioni verso una specifica direzione.

TRANSCENDENCE

Al di là di una intelligente rielaborazione di tematiche care alla fantascienza, Transcendence paga però lo scotto di essere un film più teorico che pratico. Si chiacchiera molto, forse troppo, e il ritmo è sostenutamente piatto. Non che il film riesca ad annoiare, visto che comunque se ci si lascia catturare dalla trama, i livelli di partecipazione spettatore possono risultare medio-alti, ma si evince obiettivamente una certa propensione alla staticità che non aiuta nelle due ore di visione.

Il cast fa il suo lavoro in maniera piuttosto efficace e se non colpiscono più di tanto ne Morgan Freeman in un ruolo che avrebbe potuto interpretare chiunque, ne Kate Mara, che manca della giusta grinta per impersonare la terrorista, convince appieno Johnny Depp, finalmente in un ruolo che ridona dignità alla sua carriera da attore. Ottima e intensa Rebecca Hall e buono anche se sottoutilizzato Paul Bettany, forse una delle facce da duro meno sfruttate che il cinema abbia attualmente a disposizione.

Per il momento sospendiamo il giudizio e lasciamo al tempo l’ingrato compito di fare di Transcendence un cult o uno scult. Comunque una visione vale la pena concedergliela, soprattutto se amate la fantascienza più classica e intellettuale senza troppi botti ed effetti speciali.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Un’efficace rielaborazione di tematiche care alla fantascienza.
  • Johnny Depp torna a un’interpretazione dignitosa.
  • Concettualmente è un film molto interessante.
  • Manca il ritmo.
  • Gira e rigira sa di già visto.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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