After, la recensione

Cominciamo dalla fine.

After è un film che non merita più di due stelline. Allo stesso tempo, però, rappresenta un film unico nel suo genere e per certi versi imperdibile.

Anna Todd ha scritto una fan-fiction su Wattpad, una piattaforma di narrativa online dove si possono leggere e postare racconti gratuitamente. Prima un capitolo, poi un altro, poi la pubblicazione cartacea e il successo internazionale. Grazie alla storia della relazione tra Tessa (Josephine Langford) e Hardin (Hero Fiennes Tiffin) è nato un fenomeno letterario, che ancora prima di essere sugli scaffali delle librerie, era stato già opzionato per il grande schermo.

After è insomma un adattamento di un’opera di successo, come già accaduto tante volte in passato con alterne fortune. In qualsiasi corso o manuale di sceneggiatura arriva il momento di affrontare la questione della trasposizione cinematografica, tenendo sempre a mente che è molto efficace confrontarsi, lavorare su libri spesso conosciuti, o ancora meglio di genere, per ottenere un buon film, salvo le dovute eccezioni. After non rientra in questa categoria, non è nemmeno lontanamente Harry Potter, ma ha dalla sua un esercito di fan in oltre 40 paesi (si parla di 1,5 miliardi di utenti solo su Wattpad) che avrà avuto un peso decisivo nella produzione.

È come se il tavolo fosse stato truccato in partenza. Il coefficiente di rischio è bassissimo, il pubblico è già pronto, non resta che scriverlo, girarlo e confezionarlo con i fiocchi. Dov’è in tutto questo però l’originalità? Dov’è la creatività?

Due attori semi-sconosciuti si presentano come i nuovi capri espiatori dell’amore in una storia tutt’altro che unica, senza intuizioni visive e senza una spina dorsale. Per una volta, però, non si tratta di essere fuori target o insensibili ad una storia, ma di riporre attenzione più sul contesto che sul prodotto in sé e per sé.

Forse per un Afternator – autodefinizione del fan della serie – può bastare avere un corrispettivo visivo delle parole scritte su Wattpad, dando corpo e connotati a situazioni e personaggi virtuali. Nel malaugurato caso in cui qualcuno non lo fosse, non c’è un elemento stilistico, di regia o di sceneggiatura che sopravviva ai 100 minuti del film, lasciando che quanto visto cada inesorabilmente nell’oblio.

Soprattutto perché alla fine non si capisce bene se si sta guardando un brutto libro o leggendo un pessimo film. Un problema grosso quanto la portata del fenomeno After.

Andrea De Vinco

PRO CONTRO
  • Nessuno significativo.
  • Non c’è un autore, ma nemmeno un regista.
  • Storia povera e scarna.
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Valutazione: 2.0/10 (su un totale di 1 voto)
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After, la recensione, 2.0 out of 10 based on 1 rating
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