Calibre, la recensione

Vaugh e Marcus sono due amici di lungo corso. Il secondo, molto più esuberante e gioviale, convince il futuro padre Vaugh ad accompagnarlo per i boschi scozzesi per una battuta di caccia della durata di tre giorni. Giunti nella piccola comunità, i due forestieri non vengono presi di buon occhio dagli abitanti locali e una tragedia che si consumerà nella foresta farà inevitabilmente precipitare gli eventi.

L’esordio di Matt Palmer (vincitore dell’Edinburgh International Film Festival) è una convincente variante di Un tranquillo weekend di paura tra le highlands scozzesi e, seppur non raggiungendo le vette estreme del capolavoro di John Boorman, siamo davanti ad uno dei prodotti di genere distribuiti da Netflix più accattivanti e di livello. Dopo la prima mezz’oretta introduttiva che ci fa immergere perfettamente nelle personalità diametralmente opposte dei due protagonisti, la tensione non scema mai e si ha quasi il desiderio che i due vengano smascherati dalla comunità per interrompere questo continuo fluire di ansia e paranoia.

Di certo gli abitanti di questa piccolo villaggio non sono i brutali e trogloditi redneck del film di Boorman, ma persone che difendono la loro integrità morale dalle distrazioni e volgarità provenienti dalle grandi città (incarnate dai due cacciatori forestieri). Hanno un loro codice morale di giustizia, sicuramente opinabile ma non è brutalità ingiustificata e senza causa: citando Dostoevskij, si potrebbe dire che se c’è un delitto necessariamente deve esserci un castigo. Un castigo che però non deve provenire dalle autorità cittadine, ma dalla comunità stessa intesa come una piccola/grande famiglia cui è stato fatto un torto che va espiato. A qualsiasi costo.

Quindi l’accattivante sceneggiatura (scritta dallo stesso Palmer) non inventa nulla di nuovo e tanto meno vuole farlo, semplicemente collauda meccanismi thrilling ben delineati da almeno cinquant’anni (Hitchcock è nell’aria) per realizzare una storia semplice ma diretta, concisa ed efficace. Ciò che viene mostrato è di una chiarezza disarmante: come reagirebbe un essere umano davanti ad un errore fatale ed irreversibile? E se questa persona può perdere tutto (una moglie ed un figlio in arrivo), sarebbe in grado di fare la cosa giusta oppure prevarrebbe l’istinto animale della sopravvivenza ad ogni costo? Diventa, a questo punto, difficile delineare una netta demarcazione tra vittime e carnefici. Sono le facce della stessa medaglia, che se si guardano negli occhi vedono il riflesso dell’uno nell’altro, intercambiabili e sovrapponibili.

Benchè Calibre non sia di certo un capolavoro, a cui manca anche quel pizzico di spregiudicatezza ed irriverenza di un’opera prima, è un film comunque notevole. Netflix ha avuto il merito di ripescarlo in quanto era finito un po’ nel dimenticatoio nonostante il successo festivaliero, e la piattaforma streaming si è dimostrata almeno per questa volta particolarmente attenta nel controllo qualità dei suoi prodotti, che spesso latita.

Un piccolo gioiellino da recuperare assolutamente, adattissimo agli amanti dei solidi noir ma di ambientazione selvaggia, boscosa e lontana da qualsiasi aspetto sociale cittadino.

Stefano Tibaldi

PRO      CONTRO
  • Ambientazione e personaggi veramente azzeccati.
  • Tensione che non cala mai fino al crudo finale.
  • Uno dei migliori film di genere che potete trovare su Netflix.
  • Non inventa nulla e ha un finale, seppur funzionale, telefonato.
  • Non ha la stessa forza eversiva e la messa in scena brutale di alcuni capolavori da cui prende ispirazione.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Valutazione: -5 (da 5 voti)
Calibre, la recensione, 8.0 out of 10 based on 1 rating

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