Fantasy Island, la recensione

Dal 1978 al 1984 l’emittente televisiva statunitense ABC ha trasmesso Fantasy Island, serie tv in sette stagioni che in Italia è arrivata su Canale 5 con il titolo Fantasilandia. L’idea era geniale anche se per certi versi mutuata da Il mondo dei robot di Michael Crichton e raccontava di un’isola su cui i ricchi vacanzieri potevano chiedere che qualunque loro fantasia fosse realizzata. Una serie destinata alle famiglie che è diventata celebre grazie agli iconici tenutari dell’isola che creano un fil rouge lungo tutte le stagioni, Mr. Roarke e il suo fido assistente nano Tatoo, che erano interpretati da Ricardo Montalbàn e Hervé Villechaize. Curiosamente questa serie che, a suo modo, ha fatto la storia della serialità televisiva è finita nelle mire della Blumhouse, la casa di produzione specializzata in film horror, per un reboot cinematografico che attingesse proprio all’immaginario orrorifico.

Figo, no?

Purtroppo no.

Qualsiasi scelta sbagliata si potesse fare è stata fatta e Fantasy Island ne è il risultato.

L’attraente Melanie (Lucy Hale), il poliziotto Patrick Randall (Austin Stowell), l’introversa Elena (Maggie Q) e i fratelli Brax (Jimmy O. Yang) e Bradley (Ryan Hansen) vincono un soggiorno su Fantasy Island, un’isola dalla misteriosa ubicazione su cui ogni fantasia può diventare realtà, almeno come il claim ideato dal tenutario Mr. Roarke (Michael Peña) recita. Ad accoglierli c’è proprio Roarke che, dopo un approfondito colloquio conoscitivo con ogni ospite dell’isola, tenterà di realizzare tutte le fantasie che verranno richieste grazie al magico influsso della stessa isola. Ma attenzione! Non sempre le fantasie si evolvono come l’ospite immagina e una volta attivate devono necessariamente giungere al loro naturale termine.

La prima cosa che salta immediatamente all’occhio dello spettatore è la costante indecisione di tono che Fantasy Island assume fin da subito. È chiarissimo già dal prologo che l’intento della produzione fosse inoltrarsi in territori horror così da offrire al pubblico un nuovo potenziale franchise, ma il regista Jeff Wadlow, che per Blumhouse ha già diretto il pessimo teen-horror Obbligo o verità, non spinge mai in quella direzione. Se la violenza è abilmente evitata da ammazzamenti fuori campo e assenza di sangue (a tratti sostituito da una sostanza nera), vengono meno anche i vari espedienti volti a spaventare il pubblico quali jump-scares o creature raccapriccianti. Quindi c’è un alone horror dato dal mistero che risiede sull’isola, c’è anche una situazione ultra-soft simil-Hostel e un “fantasma” che si aggira nelle fantasie degli ospiti, ma rimane tutto talmente in superficie da non poter mai permettere a Fantasy Island di essere etichettato come film horror.

E quindi si tenta la strada dell’action con alcune situazioni di genere di una pochezza disarmante che sembrano fare eco alla saga di videogame Far Cry, ma con una resa così minimale e visivamente povera da far abbandonare anche questa direzione. Non contenti, gli sceneggiatori Jillian Jacobs, Chris Roach e Jeff Wadlow giocano anche la carta del romanticismo, che rimane totalmente in superficie e, non di meno, viene percorsa la strada della commedia demenziale con i due fratelli che sembrano usciti da un film di American Pie, e teen-drama con tanto di colpi di scena sempre più ingarbugliati da necessitare didascalici spiegoni.

Dunque, cosa diavolo è Fantasy Island? Francamente si fatica a comprenderlo perché i numerosi cambi di registro lo rendono un prodotto dalla personalità completamente schizofrenica che rischia di deludere qualsiasi comparto del potenziale pubblico, anche se appare chiaro che il maggior target sia identificato nei teen-agers amanti degli spaventi facili.

Ovviamente della vecchia serie tv non è rimasto nulla se non il concept (anzi, anche questo è per buona parte differente) quindi anche se siete curiosi di vedere un adattamento cinematografico di Fantasilandia potreste rimanere interdetti.

Di questo minestrone di generi rimane comunque un discreto senso dell’intrattenimento che almeno punta sulla curiosità dei risvolti di trama, che a mano a mano diventa talmente assurda da suscitare un minimo di interesse. Ma è comunque difficile riuscire a salvare un prodotto senza identità che in primis appare come una gigantesca occasione sprecata.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
Talmente assurdo che incuriosisce capire dove vorranno andare a parare! Una commistione schizofrenica di generi che porta a un prodotto senza identità e potenziale pubblico.
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Valutazione: 5.0/10 (su un totale di 1 voto)
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Fantasy Island, la recensione, 5.0 out of 10 based on 1 rating

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