Highwaymen – L’ultima imboscata: uno sguardo differente sulla vicenda di Bonnie & Clyde

Il 29 marzo è arrivato su Netflix un nuovo film originale, The Highwaymen – L’ultima imboscata, che negli USA è riuscito addirittura ad ottenere un spazio nelle sale cinematografiche, e non a torto.

Inizialmente il film era prodotto dalla Universal Pictures, ma dopo che la grande casa di produzione decise di abbandonare il progetto, venne salvato da Netflix.

Il film vede come attori protagonisti nomi del calibro di Kevin Costner e Woody Harrelson: i due interpretano i ranger che, dopo anni di tentativi a vuoto, vennero convocati per fermare i famigerati banditi Bonnie e Clyde.

Alla regia troviamo John Lee Hancock (The Blind Side, The Founder) che compie un lavoro più che discreto, soprattutto per le scelte cinematografiche riguardo i personaggi di Bonnie e Clyde. The Highwaymen non è un film facilmente etichettabile sotto un unico genere: potrebbe essere un giallo, ma non c’è alcun mistero da risolvere, un gangster movie, ma lo sguardo è quello degli uomini di legge e non dei criminali, un poliziesco, ma i due ranger vengono scelti proprio in virtù di un modus operandi differente da quello dell’F.B.I. di Edgar Hoover. Il film non tiene nemmeno sulle spine, e ce lo si potrebbe aspettare visto l’argomento. Quella che si percepisce più di tutto è invece una sensazione di malinconia, e si può dire che sia una caratteristica indubbiamente originale.

Siamo abituati a film di “real crime” adrenalinici, con un forte approfondimento nella storia dei criminali, sulle loro motivazioni, ma qui non succede. Erano già stati fatti ben tre film sulle figure accattivanti di Bonnie e Clyde e, forse proprio per questo, si qui è deciso di porre l’attenzione sì su quella vicenda ma, invece che sui criminali veri e propri, su tutto ciò che li circondò all’epoca. Abbiamo quindi un approfondimento sui due ranger, sul loro essere persone incredibilmente ordinarie (addirittura due pensionati che vengono richiamati per un ultimo lavoro), sui criminali da strapazzo che orbitavano intorno alla coppia famigerata, sulle famiglie addolorate dei due fuggitivi e più di tutto sulle folle adoranti. E sono proprio quelle a colpire più di tutti gli altri, anche più dell’efferatezza dei crimini: questa credenza diffusasi fra le masse, convinte che due rapinatori senza scrupoli possano diventare simbolo di un qualche tipo di rivalsa. Lo spettatore vede loro, ma attraverso lo sguardo dei due ranger vede anche tutto il resto, le innumerevoli vittime, la devastazione, la violenza cieca di due persone incapaci ormai di fermarsi. E allo stesso tempo vede una coppia innamorata, la loro casa (con i loro piccoli soprammobili e i peluches sul letto).

Bonnie e Clyde vengono rappresentati attraverso gli occhi di tutti, tranne che i loro stessi (esattamente come è avvenuto nella realtà): da qui l’interessante scelta registica di non mostrare mai i loro volti, se non alla fine del film, nello stesso momento in cui li vedranno i ranger.

Per questo la malinconia è la sensazione dominante, trasmessa da una palette di grigi e dalla consapevolezza che non ci sarà altro modo per terminare la storia che tramite l’omicidio. Costante anche il dilemma morale degli inseguitori, su quanto sia giusto usare la violenza per portare la pace, ma consapevoli che a volte non ci sia altra via.

The Highwaymen è un film originale e sicuramente invita alla riflessione. Incuriositi per la prossima creazione di John Lee Hancock, buona visione!

Silvia Biagini

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