Incontro con Sebastian Lelio, regista di Una donna fantastica

Una Donna Fantastica farà il suo esordio nei cinema italiani il 19 ottobre, una proposta Lucky Red, 80 copie totali. Il suo regista Sebastian Lelio è stato a Roma per parlare del film, a 4 anni dalla consacrazione internazionale figlia di quel gioiello art – house che è stato, indiscutibilmente, Gloria.

Ancora una volta il ritratto di una donna, Marina, una strepitosa Daniela Vega, che impotente assiste alla morte tra le sue braccia dell’amato Orlando, Francisco Reyes. L’ostilità della famiglia di lui non si stempera di fronte alla natura transgender di Marina “Ma non temo” spiega il regista “che l’elemento transgender venga percepito come ridondante. Quella è una parte, magari anche l’essenza del film. Che però vuole esplorare i limiti dell’empatia, ossia cosa siamo disposti a tollerare e consentire nei nostri rapporti con gli altri. Chi dà il diritto, ad alcune persone, di decidere quali relazioni siano legittime e quali meno?”.

Tanto più che, in sede di elaborazione dello script

La domanda che mi sono posto è stata: cosa succede se il tuo amato muore tra le tue braccia, e le tue braccia sono il posto peggiore del mondo in cui questo può succedere, perché tu sei la persona reietta, ai margini? A questo punto l’idea del personaggio transgender prende corpo. Da Berlino faccio ritorno a Santiago, per approfondire l’argomento e analizzarlo senza il filtro del pregiudizio. Non è un casting che mi porta da Daniela Vega. Io la incontro perché ho bisogno di un consulente culturale, e il suo contributo è davvero illuminante. È proprio attraverso le mie conversazioni con lei che capisco che a) voglio fare il film b) con una protagonista transgender e c) che voglio Daniela come protagonista. Le chiedo dunque di partecipare al progetto, e lei accetta.

Letture stratificate a parte, buona parte della forza di un film come Una Donna Fantastica e della sua capacità di stimolare la curiosità del pubblico, sta nella vitalità e nella notevole presenza scenica di Daniela Vega, esordiente di fatto. “Qualche esperienza in teatro e un film di diploma, tutto qui” spiega Lelio le abbiamo praticamente caricato tutto il peso del film sulle spalle. Le faccio materializzare tutte le emozioni dello spettro, la costringo a volare, a camminare contro un vento potentissimo. Alcune caratteristiche del personaggio vengono dirette dal suo background. Daniela è realmente una cantante lirica, nella sceneggiatura originale il personaggio di Marina doveva cantare canzoni pop, ma a causa del suo training operistico incontrava delle difficoltà ad adattare la sua voce ai toni della musica popolare. Ho riscritto il personaggio per lei.”

E il risultato, pensando in termini di impatto culturale, è sorprendente.

Il film non è direttamente militante, ma certo affronta il tema della normalità, i suoi confini, la sua evoluzione. Normalità che io vedo come un concetto politico, una costruzione, in cui è facile immergersi per nascondersi, riposarsi, impigrirsi. Credo nella diversità. Forse che la società cilena era pronta ad abbracciare una storia come quella di Daniela, era il momento giusto. Dal nulla è diventata una star: tv, radio, prima trans a finire sulla copertina di riviste, addirittura la testimonial di un brand, parliamo di una catena di centri commerciali molto popolari da noi. Dovreste vedere questi enormi manifesti con la sua faccia, in giro per Santiago. Fa molto effetto. D’altronde, il film non può fare a meno di domandarsi: ma quale assurda minaccia potrà mai rappresentare per la società una persona transgender? Perché mai Marina, o Daniela, dovrebbe fare paura? E a chi poi? L’unico personaggio del film che non sembra mai formulare giudizi è il cane. E da ciò ne discende una conclusione pessimista, dovremmo comportarci come farebbe un cane, e una ottimista, dovremmo fare nostra almeno un po’ dell’umanità mostrata dall’animale.”

Altro aspetto rilevante, il dato formale. Una Donna Fantastica compensa alcune scabrosità dei suoi argomenti con un look accattivante e molto curato. La scelta di Sebastian Lelio è in controtendenza con gli approcci standard, magari inclini ad un’estetica più sciatta e volutamente trasandata.

Così avrebbe voluto la tradizione del realismo sociale, una brutta estetica per un brutto argomento. Ma il film è colorato, diciamo un cavallo di Troia. Una facciata classica con un cuore sovversivo. Per me il bel look va inteso come un atto d’amore. Cercavo questa contraddizione.

Ma c’è di più, decisamente…

L’identità del film è fluida e cangiante, come quella della sua protagonista. C’è qualcosa del thriller, una chiave romantica, in parte ghost movie, Buster Keaton… durante le riprese mi sono chiesto spesso che cosa sia una donna, cosa sia un film, e la conclusione è che l’identità di entrambi non può essere circoscritta in un ambito limitato. Una Donna Fantastica è un film trans – genere su una donna transgender”.

Suscitano curiosità tra gli addetti ai lavori i nomi di alcuni pezzi da novanta coinvolti  nel discorso produttivo, una trans – coproduzione, sottolinea Lelio tra l’ilarità generale.

È presente Participant Media, per gli Stati Uniti, ma di base è una collaborazione cileno – tedesca. Pablo Larrain è nel progetto perché ci conosciamo da anni, siamo praticamente cresciuti insieme. Il coinvolgimento di Maren Ade ha radici diverse. Da qualche anno vivo a Berlino. Conosco Maren che vede ‘Gloria’, lo apprezza e si convince a partecipare al nuovo film. Tutto questo prima del suo successo planetario con ‘Toni Erdmann’.”

Istantanea di un regista felice “In definitiva, è un periodo molto positivo per me. Il successo di ‘Gloria’ mi ha aperto molte strade che prima mi erano precluse, e io cerco più che posso di cavalcare l’onda.”

A cura di Francesco Costantini

Potete leggere la nostra recensione di Una donna fantastica, realizzata in occasione del Biografilm Festival 2017, cliccando qui.

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