Marina, la recensione

Italia del sud, 1948. Il piccolo e vivace Rocco ha dieci anni quando suo padre, Salvatore, decide di partire in Belgio per lavorare in una maniera di carbone e fare fortuna, così da poter far vivere alla sua famiglia la vita che ha sempre immaginato per loro. Dopo un anno che è via da casa, per nostalgia, Salvatore decide di far trasferire in Belgio, a Waterschei, tutta la sua famiglia. Rocco è felice di andare in Belgio che, stando alle parole di suo padre, è una terra ricca e dalle mille opportunità. Arrivati a Waterschei, però, la delusione è tanta e le cose non sono come Rocco credeva. Salvatore, come tutti gli altri immigrati italiani, vive in una baracca e la gente del posto è diffidente verso gli italiani, gente inaffidabile, a parer loro. Pur se tra mille difficoltà, Rocco inizia ad adattarsi a quella terra per lui estranea e presto si innamora di una ragazza fiamminga, la figlia del droghiere del paese, che però non può frequentare a causa delle differenze culturali che intercorrono fra i due. Deciso a non voler proseguire le orme paterne come operaio in miniera, Rocco inizia a portare avanti la sua vera passione, la musica, che lo condurrà ad accesi scontri ideologici con il padre conservatore ma anche alla realizzazione inaspettata della celebre hit mondiale “Marina”.

Mi sono innamorato di Marina,
una ragazza mora ma carina
ma lei non vuol saperne del mio amor,
cosa farò per conquistar il suo cuor?
(Rocco Granata – Marina)
 

Sono passati quarantacinque anni, era il 1959, eppure la canzone “Marina” non vuole proprio saperne di finire nel dimenticatoio. Destinata ormai a sopravvivere per sempre, la canzone del cantautore italiano Rocco Granata continua ad essere più viva che mai, tanto che quel suo spensierato motivetto appare familiare persino alle generazioni più giovani cresciute con le nuove tipologie di cantanti italiani scappati fuori da numerosi talent show come “Amici” o “X Factor”. Non è certo la prima volta che un cantante italiano del passato, con alle spalle almeno un grande successo musicale, diventi musa ispiratrice di un’operazione per il grande o per il piccolo schermo. Sono di produzione recente, infatti, le fiction Rai ispirate alla vita di Rino Gaetano (Ma il cielo è sempre più blu con Claudio Santamaria) e Domenico Modugno (Volare con Beppe Fiorello), mentre prossimamente arriverà nelle nostre sale il nuovo film di Stefano Calvagna che renderà omaggio al cantautore romano recentemente scomparso Franco Califano. Il film Marina è ispirato alla vita del musicista Rocco Granata, calabrese emigrato in Belgio in tenera età, che sul finire degli anni ’50 è stato autore della hit mondiale “Marina” che ha venduto, inaspettatamente, più di cento milioni di copie diventando un successone in molti Paesi del mondo, tra cui proprio il Belgio, terra in cui Rocco Granata ha vissuto e ha mosso i suoi primi passi/successi musicali.

Padre e figlio in Marina

Padre e figlio in Marina

Il film, presentato anche fuori concorso all’ultimo Festival di Roma come evento speciale nella sezione Alice nella città, è una coproduzione Italia-Belgio che vede coinvolti, tra gli altri, Luc e Jean-Pierre Dardenne con la loro casa di produzione Les Films du Fleuve. In Belgio è stato sin da subito un enorme successo commerciale riuscendo a superare i cinquecento mila spettatori, vincendo prestigiosi premi come il Platina Award o il Diamond Award (premio assegnato al film più visto nel Paese) ed entrando subito nei dieci film fiamminghi più visti nella storia. Il film, divenuto inaspettatamente campione d’incassi un po’ come la hit a cui si ispira, arriva finalmente nelle nostre sale grazie alla Movimento Film.

Forse abituati allo stampo televisivo che solitamente questi film possiedono, c’è da ammettere che ci si stupisce non poco durante la visione dell’opera. Perché Marina non solo è un film ben raccontato, ma è anche confezionato in una maniera così dignitosa e professionale da prendere sin da subito le dovute distanze con qualunque altra produzione analoga vista in precedenza. Diretto dal regista belga Stijn Coninx (candidato all’Oscar per Padre Deans), il film ci racconta la vita del cantautore Granata dalla sua infanzia, quando si è trasferito con la madre e la sorella in Belgio per stare accanto a suo padre, fino alla sua giovinezza quando ottiene il successo mondiale, debuttando al Carnagie Hall di New York, con la canzone “Marina”. Il tema centrale del film è indubbiamente la musica, come si evince dal titolo, legata all’ostinazione del protagonista pronto a lottare contro tutto e tutti (compreso suo padre) pur di seguire il suo sogno, ossia far si che la musica potesse essere non un semplice passatempo ma una vera professione. Una scelta sicuramente drastica, anzi pericolosa, poiché significava abbandonare le orme paterne (in un tempo in cui tutti credevano che un figlio di operaio poteva solo che diventare operaio) con la conseguenza di non garantire più un salario sicuro alla sua famiglia. Ma oltre ad essere la storia del coraggio di un ragazzo pronto a tutto pur di perseguire il suo sogno, anzi la sua vocazione, è anche una storia incentrata sui valori e l’importanza degli affetti familiari. Il rapporto conflittuale tra un padre conservatore, interpretato da un bravo Luigi Lo Cascio, e un figlio sognatore e a tratti ribelle, che ha il volto del bravissimo Matteo Simoni, è delineato in maniera molto convincente, non superficiale e soprattutto mai banale. Interessante, inoltre, è stato il voler dare molto rilievo e spazio alla condizione storica degli emigrati italiani all’estero, nella fattispecie in Belgio, una condizione assolutamente disagiata poiché in balia di discriminazioni e denigrazioni sociali piuttosto aspre. Discriminazioni che si ripercuoteranno sulla storia d’amore tra Rocco e una ragazza fiamminga, di cui lui è innamorato da quando era bambino, e alla quale, pur non conoscendone il nome, dedicherà la canzone “Marina” lasciandosi ispirare da un manifesto pubblicitario affisso in un bar che reclamizzava le sigarette “Marina”.

Rocco Granata si esibisce con la sua fisarmoica

Rocco Granata si esibisce con la sua fisarmoica

Molto apprezzabile, anche se un po’ rischiosa (soprattutto per ciò che concerne il mercato italiano), è la scelta di far recitare gli attori sempre nella “loro” lingua, ossia o in lingua fiamminga o in dialetto calabrese stretto, con la conseguenza di dover far ricorso di continuo al sostegno dei sottotitoli e si sa, noi italiani non siamo troppo abituati a dover guardare un film e leggere contemporaneamente i sottotitoli.

Gli anni ’50 che fanno da sfondo all’intera vicenda, inoltre, sono riproposti in maniera molto attenta e convincente, con accurate scenografie e un buon utilizzo dei costumi, anche grazie all’apporto della bella fotografia di Lou Berghmans, che risalta le sfumature e i colori maggiormente in voga quell’epoca.

Marina è sicuramente un bel film, forse sarebbe stato opportuno alleggerire, anche se di poco, il minutaggio nella parte centrale per renderlo ancor più scorrevole e godibile, ma indubbiamente risulta un prodotto di pregevole fattura. E poi, piccolo e ultimo parere di chi scrive, ascoltare la canzone “Marina” all’interno di un film lascia una certa emozione.

Giuliano Giacomelli 

Pro Contro
  • La vita di Rocco Granata ci viene raccontata all’interno di un film molto ricco, sia nella narrazione che nella confezione, che riesce a trattare molte tematiche senza mai risultare banale.
  • La cura nella scrittura e nella realizzazione, lo distanziano notevolmente da prodotti analoghi a cui ci ha abituati la tv italiana.
  • Attori in stato di grazia, tra cui un simpatico cameo di Rocco Granata stesso.
  • La scelta di voler recitare l’intero film in lingua “originale” contribuisce a dare veridicità alla storia.
  • La canzone “Marina” stessa non può che rappresentare un valore aggiunto del film.
  • La parte centrale del film poteva essere alleggerita di qualche minuto, con il risultato che il film sarebbe stato ancora più scorrevole senza apportare grandi cambiamenti al narrato.
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Valutazione: 8.0/10 (su un totale di 1 voto)
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