Monster Family, la recensione

Speriamo almeno in un passato migliore per il povero conte Dracula. Perché quando facciamo la sua conoscenza, in Monster Family, questo rottame di una leggenda canta Tom Jones, predilige un’alimentazione asettica ed è drogato di narcisismo. Solo come un cane, tra le altre cose. Emma invece è una madre di famiglia newyorchese soffocata dai problemi. Il marito devastato dal lavoro è un’autorità mondiale in materia di flatulenze, non parla mai e quando lo fa dice, ovviamente, la cosa sbagliata. Il figlio più piccolo è probabilmente la più grande mente del XXI secolo, con gran soddisfazione dei bulli della scuola. La figlia più grande è adolescente.

Il nostro vampiro preferito, cui presta voce pregna di sonorità cavernose Max Gazzé, mentre Emma si colora dei toni caldi di Carmen Consoli (entrambi bravissimi), invaghitosi della donna, tesse trame diaboliche per farla sua. Ingiunge alla vecchia fattucchiera Baba Yaga di trasformare la donna in un vampiro, e chissà, magari, con il tempo, da cosa nasce cosa… peccato che la megera faccia male i calcoli e trasformi tutta la famiglia in un’adorabile e disfunzionale congrega di mostri sgangherati.

Monster Family raduna nell’ordine: una donna vampiro, la creatura del dottor Frankenstein (nel caso del marito bisogna tuttavia specificare che le differenze tra il prima e il dopo sono molto sfumate), un baby lupo mannaro e una mummia. Ci sarebbe anche un’amica hippie che non ha bisogno di trasformazioni; in quanto hippie, fa già abbastanza paura così com’è.

Che il piano del conte Dracula abbia o meno buon esito, che si ascolti nel corso del film più di una canzone di Tom Jones (grazie al cielo no), che la famiglia di cui il titolo trovi la forza, nella difficoltà, di serrare le fila e ritrovare l’armonia perduta, questa è materia per lo spettatore interessato. È tutto abbastanza prevedibile, o no?

Sì, in effetti è tutto molto prevedibile. Ma non è un problema. Holger Tappe dirige Monster Family adattando il romanzo di David Safier Happy Family. Sceglie deliberatamente di spostare verso il basso il target anagrafico sbarazzandosi di alcune parentesi erotiche presenti nel testo originale, mantenendo tuttavia inalterata la morale della favola. Il film soffre un po’ di questo sbalzo, una storia per bambini che ammicca ai genitori ma in maniera non troppo convinta.

Il senso di inadeguatezza di un padre e una madre, di un fratello e una sorella, trova nella deformazione mostruosa spunti umoristici e la chiave di volta per tirar fuori le potenzialità nascoste, accettarsi e ripartire. In questo senso, Monster Family, visivamente una meraviglia in 4k, è un itinerario che parte dal punto A e arriva al punto B senza troppe sorprese, in modo scorrevole e riscattato dalla semplicità delle premesse iniziali. Certo non un capolavoro del genere, neanche un film memorabile, Monster Family ha il coraggio di “ accontentarsi”  di essere quello che è, intrattenimento venato di pensieri profondi, ma non ossessionato dall’idea di spingersi troppo oltre. Memorabile no, pretenzioso nemmeno.

Francesco Costantini

PRO CONTRO
Max Gazzé e Carmen Consoli  (c’è anche il piccolo Valerio Abbondanza) sono una bella sorpresa. Utilizzare in sede di doppiaggio celebrità non avvezze è sempre un’arma a doppio taglio, ma stavolta è andata bene. La colonna sonora originale, non la canzone finale dei due artisti / doppiatori italiani, manca di mordente.

Conferenza stampa di Monster Family con i doppiatori italiani Max Gazzé e Carmen Consoli.

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