Non è romantico?: il film dissacrante che segue le regole

Pare che tra Non è romantico?, uscito il 28 febbraio, e Breaker Upperers- Le sfasciacoppie pubblicato, ovviamente, il 15 febbraio, cioè il giorno di San Faustino, Netflix abbia ingaggiato una (finta) lotta segreta contro lo stucchevole sentimentalismo delle commedie romantiche.

Non è romantico? di certo non brilla per originalità né per cinismo ma almeno ha palesato la “arcaicità” di alcuni schemi narrativi del genere chick flick (ovvero quella subcategoria di film che tratta delle disavventure amorose di giovani donne in carriera) ormai hanno fatto il loro tempo.

Natalie (Rebel Wilson) “dovrebbe” essere un giovane architetto rampante che lavora presso una prestigiosa ditta di costruzioni della Grande Mela e vive in un appartamento tutto suo… si, il condizionale è d’obbligo perchè in realtà viene presa sotto gamba dai suoi colleghi, tanto da essere sfruttata per portare il caffè alle riunioni e utilizzata per aiutare i propri assistenti a fare il loro lavoro, ma fortunatamente Natalie è spalleggiata dagli amici Josh (Adam DeVine) e Whitney (Betty Gilpin).

Un giorno la donna, dopo una sventurata colluttazione con un rapinatore, sbatte la testa e si risveglia in una New York romantica tutta fiori e persone gentili con lei; dopo aver scoperto di avere a sua disposizione un appartamento di lusso e un vicino gay che in pratica vive solo per darle buoni consigli e impersonare tutti gli stereotipi possibili e immaginabili sugli omosessuali, incontra il fascinoso Blake (Liam Hemsworth) e inizia a vivere una love story da manuale.

Ovviamente – indovinate un po’- non è tutto oro quello che luccica e – incredibile!- Natalie capirà che non tutti i traguardi esistenziali promossi dalle commedie romantiche sono ciò che tutti desiderano davvero per sé stessi; aggiungete un po’ di girl power e una dettagliata parodia di tutti gli elementi da commedie romantiche di cui possiamo ormai fare a meno e arriviamo al finale.

Il film ha un andamento frizzante ma si mentirebbe se non si ammettesse che il messaggio positivo finale è affidato soprattutto all’esuberante interpretazione di Rebel Wilson, che riesce a rendere credibile una sceneggiatura abbastanza scontata: da Erin Cardillo (Law and Order, That’70s show, How I met your mother), Dana Fox (L’isola delle coppie, Single ma non troppo, Notte brava a Las Vegas) e Katie Silberman (Come far perdere la testa al capo, Fuga in tacchi a spillo, Single ma non troppo) ci si aspetterebbe molto di più.

I dialoghi giocano molto sul fatto che finalmente viene detto tutto ciò che solitamente si pensa durante la visione del 60% dei lungometraggi che escono al cinema – la parte che scimmiotta i peggiori luoghi comuni sugli amici gay è da standing ovation -, ma anche che stare bene con sé stessi non è solo il trampolino di lancio per trovare l’anima gemella ma il fine ultimo.

La politica del body positive è trattata con eleganza, quindi non si scade in nessun buonismo dozzinale secondo cui viene ripetuto ogni due minuti che la-protagonista-è-bella-lo-stesso-anche-se-non-rispetta-i-canoni-estetici-più-in-voga; anche se sono presenti alcuni vecchi binomi per cui “sentirsi belli = gioia di vivere” e/o “bellezza = frivolezza”.

La regia di Todd Strauss-Schulson (The Final Girls, Harold e Kumar, Un Natale da ricordare) ha saputo giocare molto bene sugli effetti visivi del film: la scenografia di New York che “cambia colori”, le tinte pastello degli ambienti e dei vestiti, le luci soffuse al punto giusto e nei posti giusti e ovviamente le inquadrature tipiche delle scenette idilliache.

Tirando le somme: la pellicola è simpatica e grida da tutti i pori “Film perfetto per una serata veramente Netflix and chill con le amiche” ma anche “Salvate Adam Devine dal ruolo del bravo ragazzo che ce la fa”.

Ilaria Condemi de Felice

PRO CONTRO
  • Dissacrazione degli stereotipi.
  • Siparietto musicale meraviglioso.
  • Ritmo frizzante.
  • Trama prevedibile.
  • Personaggi secondari macchiettistici.
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