Rampage – Furia animale, la recensione

Il ritorno del monster-movie sta portando Hollywood a una nuova golden age del cinema fantastico, come accadeva negli anni 50 e 60, quando creature mostruose generate da esperimenti governativi o provenienti da altri pianeti o dai luoghi più remoti della Terra scatenavano tutta la loro furia distruttiva contro l’umanità, distruggendo metropoli e generando terrore. In questi ultimi anni, da Cloverfield a Godzilla, passando per Monsters e Pacific Rim, senza tralasciare Kong, Jurassic World e in certo senso Transformers, i mostri stanno sfilando copiosi sul grande schermo, quasi tutti nati da grandi budget (e grandi profitti) come a dimostrazione che quella tendenza propria del b-movie di una volta è ora peculiarità dei blockbuster.

A questo assalto di mostri un po’ troppo cresciuti si aggiunge oggi un terzetto di animali mutanti di dimensioni spropositate: un gorilla albino, un lupo selvatico e un alligatore, minacciosi protagonisti di Rampage – Furia animale.

Un esperimento genetico che un team di scienziati sta conducendo in una stazione spaziale non va a buon fine e un incidente uccide tutti i ricercatori. Alcune capsule, contenenti il gas su cui stavano lavorando, precipitano sulla terra e vengono a contatto con degli animali, tra cui George, un gorilla albino dello zoo di San Diego di cui si prende cura il primatologo Davis Okoye. In seguito all’esposizione al gas, George diventa sempre più grande e riesce a fuggire dallo zoo, e la stessa cosa accade a un lupo e un alligatore. Mentre i tre animali seminano terrore e distruzione, Davis viene aiutato dalla genetista Kate Caldwell, che ha lavorato alle fasi preliminari dell’esperimento, a cercare George e fermare le altre due creature.

All’origine di Rampage c’è l’omonimo videogioco della Midway Games, un arcade classico degli anni ’80 che dava al giocatore il controllo di un mostro con il compito di distruggere una città stando attento a non farsi fermare dai militari. Da un videogioco obiettivamente complicato da trasporre in lungometraggio, gli sceneggiatori Ryan Engle, Carlton Cuse, Ryan Condal e Adam Sztykiel sono riusciti a ricavare un b-movie da 120 milioni di dollari che cambia la prospettiva proposta dal gioco: i mostri non sono i protagonisti, ma le minacce da abbattere.

In pieno rispetto di certo cinema vintage, perfettamente omaggiato tanto da evidenti snodi del canovaccio (creature gargantuesche che assaltano la civiltà) quanto da un prologo che fa provenire dal cielo l’origine della minaccia, Rampage fa il suo dovere e intrattiene con quel gusto dello spettacolo spensierato e sufficientemente “ignorante”.

Solo che va a perdersi in piccole cose, delineazione di personaggi secondari, messa in scena di alcuni ambienti, portando alla mente dello spettatore esperto le ridicole produzioni The Asylum. In particolare, se pensiamo ai pessimi antagonisti umani del film, due “cattivissimi” fratelli imprenditori (lei è Malin Akerman) che sono la causa dell’utilizzo scellerato del gas mutante, e le quattro squallide mura del loro quartier generale da cui agiscono, nonché il modo trash con cui escono di scena, non si può che pensare proprio agli apici delle produzioni The Asylum, che fanno brutti film per vocazione e missione. Solo che in Rampage la sublimazione del brutto sicuramente non è intenzionale e questi scivoloni tendono a screditare il film.

Al di là di questi comunque macroscopici difetti, con Rampage ci si diverte e neanche poco. Innanzitutto, appare del tutto vincente la scelta di affidare il ruolo del protagonista a Dwayne Johnson, che punta tutto sulla sua immagine iconica di super-uomo indistruttibile e auto-ironico, l’unico sufficientemente credibile in una situazione così incredibile.

Il film si concentra molto sul rapporto esistente tra il personaggio di Johnson e il gorilla George (realizzato in CGI e mosso da performance capture), un rapporto di amicizia e affetto che pone una complicazione nel momento in cui George diventa una minaccia per l’umanità. Così i tentativi del protagonista di trovare un rimedio alla situazione si traducono più che altro in “salvare George” dai militari che vogliono uccidendolo per fermarlo. E a capeggiare gli ottusi soldati c’è Jeffrey Dean Morgan, gigione tanto quanto appare nel ruolo dell’attuale villain nella serie tv The Walking Dead. Ruolo di supporto, anche se obiettivamente più dovuto che utile ai fini della storia, per Naomie Harris, che interpreta la genetista che ha collaborato alla creazione del gas mutante, inizialmente pensato per nobili scopi medici.

A condurre il baraccone da circo c’è Brad Peyton, che aveva già diretto The Rock in Viaggio sull’isola misteriosa e San Andreas, un discreto mestierante che sa come portare avanti con il giusto ritmo e il sense of wonder necessario spettacolari scene d’azione.

Insomma, se cercate un film per cui spegnere il cervello e godervi due ore di ignorantissima distruzione a base di mostri che se le danno di santa ragione, Rampage – Furia animale fa al caso vostro, ma siate consapevoli che quel rinato monster movie di cui si parlava in principio ha prodotto risultati di gran lunga migliori.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Quando i mostri distruggono la città e si scontrano tra loro, il film diverte ed esalta proprio come ci si aspetterebbe.
  • Dwayne Johnson è la scelta migliore che si potesse fare.
  • I cattivi sono davvero pessimi.
  • In alcune scelte narrative e scenografiche si ha l’impressione di guardare un ricco film della The Asylum… e questo non è affatto un bene!
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