Sandahlia: l’epopea storica e cinematografica di Amsicora

In generale in Italia ancora non si è affermata la “cultura” del cortometraggio; insomma, chi è che dice: «Dopo cena quasi quasi mi guardo questo cortometraggio di venti minuti presentato al Festival del Cinema di Berlino di cui i miei amici stavano parlando oggi a pranzo»?

Ormai i nostri palati si sono abituati a una narrativa dilatata, quella delle serie tv, che ci possa tenere compagnia con delle sessioni serrate di binge watching; oltre a ciò l’interesse per le produzioni indipendenti rimane ancora un abbaglio per un pubblico strettamente di nicchia e in un paese che sta dimenticando il suo stesso patrimonio storico-culturale sembra davvero arduo definire quale sia la situazione più critica: quella dei cortometraggi, quella del cinema sardo o quella nostro passato dimenticato, tipo la vicenda dell’eroe Amsicora, narrata da Tito Livio.

Se poi volessimo prendere in considerazione il cortometraggio Sandahlia creato da una giovanissima casa di produzione cagliaritana e che parla dell’eroe quasi-dimenticato Amsicora (lo dirò una volta sola: sì, Amsicora è quello che ha dato il nome allo stadio di Cagliari, ma non era un calciatore), potremmo dire che solo gli attori, il regista e la giuria del Festival del Cinema di Berlino del 2019 lo conoscono.

Sandahlia

Sandahlia è un’epopea nell’epopea: il corto di venti minuti è ispirato al romanzo omonimo di Stefano Piroddi che narra le gesta, romanzate, di Amsicora, guerriero sardo realmente esistito che durante la Seconda Guerra Punica si alleò con Cartagine per cercare di scacciare i Romani dall’isola e che si suicidò dopo essere stato sconfitto dai Romani e dopo aver perso il figlio Josto in battaglia.

Su questa vicenda non sono mancate opere teatrali, opere liriche, articoli di giornale, studi universitari e divulgazione scientifica ma l’eroe, che è divenuto coi secoli simbolo di ribellione e coriaceità, viene spesso ricordato solo da alcuni circoli culturali, e dallo stadio. Piroddi è riuscito a mettere insieme un romanzo spirituale e ancestrale che restituisce all’eroe la sua aura di predestinato e ultimo baluardo della millenaria civiltà nuragica, che si giocò il tutto e per tutto nella battaglia contro Roma, madre culturale dell’Occidente.

Sandahlia

Il cortometraggio di venti minuti è stato interamente girato nelle campagne del sud Sardegna nel dicembre 2017 con la regia di Gian Paolo Stangoni e la produzione guidata da Silvia Armeni; tutti gli operatori, scenografi, musicisti e soprattutto attori, sono sardi al di sotto dei quarant’anni e si sono impegnati per ricostruire il villaggio nuragico in cui sono ambientate le storie e sfruttando al meglio la ricchezza paesaggistica della Giara di Tuili, tra cui la splendida luce naturale che si intravede nelle scene più ricche di pathos.

I primi dieci minuti dell’opera si concentrano sul dilemma di Amsicora davanti alla nuova invasione romana: contemplando le statue dei giganti del Monte Prama e parlando con le tribù dei valorosi Sardi Pellitti, l’eroe capisce che la sua cultura sta giungendo al capolinea e che deve tentare l’ultimo sforzo prima di arrendersi; tra boschi impervi e sacerdotesse dagli occhi di ghiaccio, egli ha una specie di visione di quello che lo attende e sono presentati dei flash-forward sulla morte dell’amato figlio e sulle battaglie che lo aspettano.

Sandahlia

L’atmosfera è densa di uno spirito primordiale che possiede gli interpreti e si amalgama in un paesaggio dalla bellezza che sembra quasi calcolata; queste potenzialità narrative e formali sono la promessa e forse la speranza di un progetto più grande: Piroddi e l’Armeni hanno intenzione di trasformare il corto in un lungometraggio e dare una scossa non solo al cinema sardo ma soprattutto a quello italiano che, con l’uscita de Il Primo Re di Matteo Rovere, forse sta cominciando a ricordare i bei tempi in cui da tutto il mondo venivano a Cinecittà per girare i famigerati peplum kolossal e che il cinema epico-storico ha sempre suscitato un certo fascino sulle giurie internazionali, vedi Braveheart e Il Gladiatore.

L’intenzione della casa di produzione sarda è quello di tenere alta la qualità e la purezza della storyline di Piroddi che, nonostante le numerose offerte internazionali, cerca di preservare lo stile mistico della sua saga letteraria per portare alla luce una pellicola che senza dubbio si discosterà dai pompatissimi blockbuster a cui siamo troppo abituati.

Ilaria Condemi de Felice

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