The Bye Bye Man, la recensione

Più o meno è dalla fine degni anni ’80 che la Hollywood del sottobosco cerca di creare dei boogeymen che possano avviare saghe horror capaci di portare sicuri incassi nelle tasche dei produttori. La tendenza è nata in seguito all’affermazione di figure iconiche come Jason Voohrees di Venerdì 13 e, soprattutto, Freddy Krueger di Nightmare che in quegli anni erano ormai tra il 4° e il 8° film di ciascuna saga all’apice della loro popolarità. In pochi sono riusciti nell’intento di serializzare realmente “nuovi mostri”, tra cui gli imprescindibili Pinhead di Hellraiser, Chucky di La bambola assassina, Leprechaun, Pumpkinhead e Candyman delle omonime saghe. Forse di più sono stati i tentativi abortiti, quei film neanche di cattiva fattura che però non hanno avuto la fortuna (o la lungimiranza) dei suddetti colleghi: l’Horance Pinker di Sotto Shock, Trickster di Brainscan, Sandman di L’uomo di sabbia, Rumpelstiltskin dell’omonimo film e via dicendo… Una carrellata di creature pittoresche a cui oggi aggiungiamo The Bye Bye Man, boogeyman nato solo nel 2017 ma che sembra uscito direttamente da uno di quei cloni di Nightmare on Elm Street che fioccavano nei primi anni ’90.

The Bye Bye Man nasce da una leggenda metropolitana resa nota dallo scrittore Robert Damon Schneck nell’antologia The President’s Vampire: Strange-but-True Tales of the United States of America, più precisamente dal “capitolo” The Bridge to Body Island, in cui si fa riferimento alla storia di Bye Bye Man, lo spirito di un senzatetto albino e cieco vissuto a New Orleans nei primi anni ’20. Abituato a spostarsi salendo di straforo sui vagoni dei treni merci e guadagnandosi da vivere chiedendo l’elemosina di pochi spiccioli, Bye Bye Man è diventato una figura leggendaria, un serial killer spettrale che si muove in compagnia del suo terrificante cane Gloomsinger, costruito con le parti anatomiche delle sue vittime. Basta pensare a Bye Bye Man per evocarlo e dire il suo nome per trasmettere a terzi la maledizione, un assassino implacabile che si insinua nella mente e spinge le sue vittime a commettere atti terrificanti.

Insomma, c’è del potenziale in questa inquietante figura nerovestita, un potenziale completamente sprecato guardando il film di Stacy Title, già avvezza al genere con il pregevole thriller grottesco Una cena quasi perfetta (1995) e il bruttissimo horror episodico Hood of Horror (2006).

La leggenda del Bye Bye Man a cui si è fatto cenno qui su e che compare nel libro di Schneck non riesce a trovare una concreta forma nel film della Title, che getta carne al fuoco di continuo, semina indizi, carica di “non detto” senza mai approfondire cosa c’è dietro la figura del Bye Bye Man. Suggerire piuttosto che spiegare, creare suggestioni e lasciare allo spettatore l’evoluzione del mito è senza dubbio il modo più genuino di generare inquietudine, basti pensare a cosa è riuscito a fare John Carpenter con la figura di Michael Myers o, più recentemente, Bryan Bertino con i killer di The Strangers; ma in The Bye Bye Man questo risultato sembra quasi un tentativo goffo e fallimentare di spargere le briciole nella speranza di spiegare gli elementi posti in un sequel. Avremo, dunque, un rumore del treno che preannuncia la comparsa del mostro senza sapere cosa stia a indicare quel fischio, troveremo sparse monete d’argento in giro per la casa ma non sappiamo il perché, e vediamo il boogeyman accompagnato da uno strano mammifero ma capiamo cosa diavolo sia e perché è lì con lui.

Ma non sono solo queste domande a cui volutamente non viene data risposta a tormentare lo spettatore, perché The Bye Bye Man ha anche diversi buchi di sceneggiatura che, ahinoi, non sono una scelta ponderata degli autori. Le cose spesso succedono perché devono succedere e bisogna accettarlo, anche se fanno a pugni con la logica, così come i personaggi si comportano in maniera assurda e qualcuno scende a delle conclusioni senza che ci sia una reale elaborazione dietro certe affermazioni. Non approfondiamo per non scadere nello spoiler, ma davvero spesso la sospensione dell’incredulità richiesta è ben superiore a quella che effettivamente lo spettatore può impiegare.

La trama di The Bye Bye Man ci racconta la storia di Elliot (Douglas Smith), Sasha (Cressida Bonas) e John (Lucien Laviscount), tre studenti universitari che affittano una casa fatiscente poco lontano dal college. Le tensioni tra di loro, alimentate dal sospetto che ci sia una tresca tra Sasha e John, anche se lei sta con Elliot, sono accentuate da una serie di inquietanti allucinazioni che i tre cominciano ad avere quando Elliot legge le parole “Bye Bye Man” sul fondo di un vecchio comodino trovato nello scantinato dell’abitazione. Da quel momento una misteriosa figura compare di frequente ai tre, spingendoli a comportamenti sempre più violenti.

Nella prima ora di The Bye Bye Man la noia regna sovrana a causa di dinamiche da teen movie poco coinvolgenti e fin troppo seriose che ci immergono nella quotidianità dei tre protagonisti ponendo l’accento soprattutto sulla gelosia che aleggia sul rapporto tra Elliot e Sasha, il tutto intervallato da qualche scena da salto sula poltrona che sa molto di già visto. Poi, quando si comincia a puntare sull’azione, si finisce nella confusione e il film diventa sempre più assurdo, a volte anche involontariamente ridicolo. E dispiace notare come un aspetto interessantissimo del film, ovvero la motivazione soprannaturale che può esserci dietro le inspiegabili stragi famigliari che sono all’ordine della cronaca nera, non riesca a trovare il giusto spazio in un film che parte col piede sbagliato e inciampa fino alla fine.

Il boogeyman di turno ha le fisique du role di Doug Jones, attore feticcio di Guillermo Del Toro (Hellboy, Il labirinto del fauno), che crea una maschera abbastanza inquietante seppur dal look poco originale.

The Bye Bye Man è costato 7 milioni di dollari e, fino ad ora, ne ha incassati in tutto il mondo poco più di venti. Un risultato non eclatante ma comunque pienamente soddisfacente se si fa un rapporto costi/ricavi, dunque non si esclude che il Bye Bye Man possa davvero tornare in un sequel, ma per ora posizioniamo questo mostro nella zona dei boogeyman non riusciti. Non è nato un nuovo Freddy Krueger.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Interessante il risvolto metaforico delle stragi senza movente di cui apprendiamo dalla reale cronaca nera.
  • Qualche suggestione il boogeyman riesce a crearla.
  • Diversi buchi di sceneggiatura e troppi elementi della leggenda non detti.
  • Si scade spesso nel ridicolo involontario.
  • Annoia.
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