Life – Non oltrepassare il limite, la recensione

La fantascienza e l’horror sono un connubio perfetto, due generi che si sposano con naturalezza e non raramente hanno dato vita a vere chicche capaci di trascendere entrambi i generi. Un esempio lampante? Alien e la sua portata ansiogena che ha ridefinito i dettami della paura. Non è strano, dunque, che ancora oggi alcuni ottimi film si inseriscano contemporaneamente in entrambi i generi, un po’ come accade per Life – Non oltrepassare il limite, il film di Daniel Espinosa in uscita il 23 marzo distribuito da Sony Pictures.

Ed è proprio al succitato Alien che Espinosa, già regista di Safe House – Nessuno è al sicuro e Child 44, ha sicuramente guardato per portare sul grande schermo lo script di Rhett Reese e Paul Wernick, dal momento che l’incipit da space opera ben presto si trasforma in un body count degno del più spietato slasher movie, solo che al posto del classico killer mascherato c’è una forma di vita aliena.

Sei membri dell’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale raccolgono un campione cellulare proveniente da Marte che testimonierebbe l’esistenza di una vita extraterrestre. Con il passare dei giorni, la forma di vita – che nel frattempo è stata chiamata Calvin – cresce e mostra di avere una sua intelligenza, finché l’incauta fiducia del biologo Hugh Derry causa la fuga di Calvin dall’unità di contenimento e per gli astronauti è l’inizio di un incubo!

Life non va per il sottile e mette da parte qualsiasi possibile retaggio filosofico-esistenziale per far piombare lo spettatore immediatamente in un frenetico survival movie. Life non è Arrival né tantomeno Solaris (che qualcuno, per qualche strana ragione, ha scomodato). Life è puro b-movie, però fatto con i ricchi mezzi di Hollywood, quelli da grandi occasioni. E questa cosa forse potrebbe depistare i più, che attirati dalla sontuosa veste del film e da un cast che conta in prima fila Jake Gyllenhaal, Ryan Reynolds e Rebecca Ferguson, potrebbero rimanere delusi dallo spirito spudoratamente di genere del film.

Al contrario gioiranno gli amanti del’horror, che Life abbraccia con efficacia grazie a un’ottima gestione della tensione fin dai primi minuti del film, quando la forma di vita aliena è ancora un organismo unicellulare ma fortemente reattivo. Neanche troppo lentamente, Life va somigliando sempre più a un Alien ricco d’azione con una creatura sanguinaria e intelligentissima che agisce, però, per un puro scopo di sopravvivenza ed è efficacemente resa minacciosa da un look tentacolare inusuale per il villain di un film fanta-horror.

E la sopravvivenza è il grande tema dominante in Life: gli umani e gli alieni agiscono per il solo scopo di perpetrare la continuità della vita, propria o della propria razza, così come fa la dottoressa Miranda North, interpretata da Rebecca Ferguson, che ha pianificato nel dettaglio ogni possibilità di successo così come di insuccesso della missione tanto da assicurare l’incolumità dei terrestri da una possibile ostilità marziana.

Avvalorato anche da un aspetto visivo accattivante che guarda alla scienza spaziale con realismo e ci descrive gli ambienti della Stazione Spaziale con un piglio claustrofobico con palesi strizzate d’occhio a Gravity, Life ha l’unico difetto di non riuscire a costruire dei personaggi sufficientemente forti a cui affezionarsi. La Ferguson non è come la Weaver di Alien, così come i suoi comprimari non hanno quella costruzione caratteriale che possa farli sedimentare nella mente dello spettatore. Paradossalmente è proprio Calvin, il mostro alieno, a rimanere maggiormente, sia per il suo originale aspetto che per l’indistruttibilità da cartoon, che ne fanno un villain implacabile come pochi.

Insomma, con i suoi ritmi serrati, la magnifica gestione della tensione e gli eccessi splatter a gravità zero, Life – Non oltrepassare i limiti è una sorpresa horror che non ci saremmo aspettati e che testimonia quanto possa essere ancora fruttuosa la collaborazione tra la paura (dell’ignoto, non a caso si cita Lovecraft nel film) e le frontiere della scienza, che sfociano nella fantascienza.

Roberto Giacomelli

PRO CONTRO
  • Ritmo altissimo.
  • Ottima gestione della tensione.
  • Creatura aliena dal design originale.
  • Finale memorabile.
  • Personaggi caratterizzati in modo debole.
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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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