The Wretched, la recensione

La magia è quella cosa che ovunque, sempre e da tutti è creduta”. Questa frase pronunciata dal Professor Milius in Suspiria di Dario Argento – forse uno dei film più belli della storia del cinema horror – riesce più di altre mille parole a definire la potenza, la forza devastante e l’universalità della magia e del mondo della stregoneria. Caratteristiche che hanno spinto generazioni di registi a fantasticare sulla figura ancestrale della strega e a rappresentarla in diversi modi: si va dal classico aspetto con tanto di cappello a punta, naso allungato e pelle raggrinzita, passando per quello mostruoso reso tale da artigli, denti affilati e movimenti repentini e aggressivi, fino a catapultarla nella nostra vita di tutti giorni trasformandola in una persona comune, una di noi insomma.

Un crogiuolo di visioni e rappresentazioni, dunque, che ha dato vita ad un sottogenere dell’horror nel quale la strega e i suoi malefici sono soltanto il mezzo per parlare delle nostre paure più recondite, le nostre pulsioni più selvagge e bestiali e trattare tematiche scottanti come la droga, le violenze domestiche e il collasso dei rapporti umani.

The Wretched

Filone al quale si iscrivono anche i fratelli Brett e Drew Pierce che con il loro nuovo film, dal titolo The Wretched, realizzano un horror gradevole, molto debitore nei confronti dell’immaginario anni Ottanta per taglio e soluzioni visive, che riesce a spaventare e al tempo stesso raccontare una storia ben imbastita e scritta con sapienza e semplicità. Il tutto amplificato dall’abilità dei due registi di porre al centro del loro lavoro l’importanza della potenza delle immagini, cosa purtroppo non più scontata come un tempo, e di una regia semplice e attenta ai particolari nelle scene di tensione con lo scopo di creare immagini dalla forte carica emotiva.

Ben è un adolescente con qualche problema comportamentale alle spalle il cui equilibrio interiore viene ulteriormente sconvolto dalla separazione dei suoi genitori. Recatosi dal padre per passare con lui l’estate, il giovane trova conforto nella rilassante vita del paesino sul lago e nel lavoro presso il porto turistico. Una quiete, però, ben presto sconvolta da una presenza mostruosa proveniente dal bosco e dalla casa dei vicini che sarà causa di sparizioni, eventi nefasti e morte.

The Wretched

Fin dal prologo, molto efficace nell’anticipare ciò che il film riserverà allo spettatore, i fratelli Pierce mettono in chiaro la volontà di seguire la moda del momento di omaggiare il modello anni Ottanta, naturale conseguenza del successo di Stranger Things. Ma se molti dei prodotti figli della serie dei Duffer Brothers risultano ricoperti di una patina che li rende a volte artificiosi e contaminati, The Wretched, al contrario, rappresenta un viaggio fedele e spassionato all’interno del decennio aureo dell’horror e si libera di tutta la pretestuosità di tanti autori contemporanei, per lasciare spazio a un modo di fare cinema semplice e “artigianale”. Con il lavoro dei fratelli Pierce, quindi, gli anni Ottanta rivivono attraverso una messa in scena della tensione che dimentica la lezione degli anni Duemila, in cui abbondano jumpscare e la ricerca della paura facile, e che preferisce invece creare tensione costante affidandosi ad atmosfere lugubri e figure spaventose ed iconiche.

Tutto ciò prende forma grazie a una sapiente regia che cura moltissimo la costruzione di sequenze in cui a prevalere sono il gioco di ombre, l’oscurità e un senso di terrore e spaesamento, se si pensa alle ambientazioni tranquille e rassicuranti del paesino sul lago e della villetta nella quale alloggia l’allegra famigliola protagonista del racconto. Altro grande punto di forza è l’utilizzo quasi costante a trucchi vecchio stile che conferiscono alla figura della strega un realismo sorprendente, un’aurea demoniaca mai esagerata e sopra le righe, ma comunque spaventosa grazie alla deformazione fisica della donna posseduta il cui corpo viene immortalato con particolari quasi da body horror.

The Wretched

Eppure, alcuni passaggi a vuoto ci sono. Il primo concerne proprio la sfera del make-up della strega in quanto il suo aspetto e la sua efferatezza avrebbero meritato un accompagnamento di dosi di sangue e di splatter decisamente superiore a quello visto. L’altro, invece, riguarda la sceneggiatura, scritta dagli stessi Brett e Drew Pierce, la cui linearità eccessiva presenta luci ed ombre: da un lato libera il film da quella pretestuosità e pesantezza tipica di molti film degli ultimi anni nel narrare i rapporti tra i protagonisti; dall’altro, però, ha come rovescio della medaglia quello di offrire di essi un ritratto parziale dal punto di vista psicologico e di presentare personaggi secondari a cui non viene data piena e logica collocazione all’interno dell’intreccio.

The Wretched, in conclusione, è un film di certo non innovativo e memorabile, ma resta comunque un buon prodotto fatto alla vecchia maniera che tanto piace ai fan del genere.

Vincenzo de Divitiis

PRO CONTRO
  • Il make-up della strega e i trucchi ricalcano lo stile artigianale anni ’80.
  • Le scene di tensione sono ben girate e gestite con maestria.
  • Sceneggiatura fin troppo sbrigativa nel descrivere le psicologie dei protagonisti e il ruolo dei personaggi secondari.
  • Qualche litro di sangue non avrebbe fatto male.
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Valutazione: 6.5/10 (su un totale di 2 voti)
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The Wretched, la recensione, 6.5 out of 10 based on 2 ratings

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