Tutti in piedi, la recensione

In attesa delle numerose commedie italiane pre e post-natalizie, i distributori ci stanno inondando con quelle di provenienza transalpina. Tutti in piedi (Tout le monde debout) diretto da Franck Dubosc, che esordisce come regista, ne è l’ennesima dimostrazione.

Nella commediografia francese torna periodicamente alla ribalta l’argomento handicap. Ci si può imbattere in false disabilità come nel divertente Giù Al Nord del 2008 oppure autentiche come quella del formidabile Quasi Amici del 2012 fino a quelle recentissime di Un Figlio All’Improvviso.  E abbiamo citato solo i casi più conosciuti. Ora ci risiamo. Un finto handicap fa da colonna portante al risibile Tutti in piedi. Una pretenziosa commedia romantica in uscita nelle sale da giovedì 27 settembre.

La condizione di “diversamente abile” viene declinata in mille sfaccettature e trattata con finta leggerezza anche nelle commedie. Il protagonista di Tutti in piedi è il mentitore seriale Jocelyn (interpretato dallo stesso regista Franck Dubosc) che coglie al volo l’occasione fornitagli da un malinteso per fingersi paraplegico. Cavalca questo caso fortuito per cercare di ammaliare l’affascinante sorella di una vicina di casa, costretta seriamente a vivere su una sedia a rotelle.

Le due principali co-protagoniste sono Alexandra Lamy e Elsa Zylberstein insieme ai comprimari Gérard DarmonCaroline Anglade e Laurent Bateau. Tra le poche divertenti gag e i classici stratagemmi da commedia si cercherà di capire se è vero che anche le frottole, proprio come i paraplegici, facciano fatica a stare in piedi. Una storia semplice, prevedibile e nemmeno troppo originale si fregia di uno sfondo romantico per attirare lo spettatore grazie ad una stucchevole ruffianaggine. Dubosc ridicolizza, a tratti, in maniera eccessiva il suo personaggio esasperandolo nelle sue peculiarità. In compenso risultano equilibrati, divertenti e ben recitati i ruoli dei comprimari.

Troppo poco per promuovere nel suo complesso un film basato su ovvi stereotipi triti e ritriti. Il ricco e affascinante uomo di successo che non teme nulla e ritiene accettabile mentire spudoratamente anche di fronte alla palese evidenza fino a ritrovarsi in un vicolo cieco. Un cul-de-sac inchioda l’uomo alle sue responsabilità obbligandolo a palesare la realtà delle cose private finalmente dal “consueto” velo menzognero.

Nel primo giorno di programmazione nelle sale cinematografiche italiane, Tutti in piedi ha incassato la modestissima somma di sedicimila euro (dato Cinetel) ed è facile intuire che farà la stessa fine di mille altri film dello stesso genere. Resterà quasi “invisibile” e sconosciuto ai più fino all’uscita in home video, in streaming oppure in un probabile remake con cast italiano. Opzione, quest’ultima, non del tutto impossibile (visti i numerosi precedenti).

Marcello Regnani

PRO CONTRO
  • L’intenzione di dimostrare che le “bugie hanno le gambe corte”.
  • Ovvietà di un racconto che non inventa nulla di nuovo.
  • Una trama talmente banale da risultare prevedibile già dopo pochi minuti di film.
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