Venezia 83. Arrested Memory, la recensione

Lee (Ethan Juan), uno dei migliori ispettori di Taipei, sopravvive a una missione in cui perde l’intera squadra e, come conseguenza dello shock, inizia a soffrire di amnesia.

Quando gli viene affidato un nuovo caso, il rapimento del figlio di un ricco imprenditore giapponese in visita al paese, inizia una parabola delirante che vedrà l’ispettore in lotta con la sua stessa memoria.

Presentato fuori concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Arrested Memory del regista giapponese SABU è forse una delle più belle sorprese di una selezione veneziana che ha regalato poche risate liberatorie.

Il pregio principale dell’opera, infatti, è quello di prendere un tema dai connotati prettamente drammatici: l’amnesia post-traumatica derivata da un lutto importante, trasformandolo nel motore comico di una vicenda che si rivela esilarante.

SABU dirige una storia dai ritmi incalzanti, con dialoghi al limite del teatro dell’assurdo che si alternano a scene action magnificamente coreografate, dove la violenza non si spreca, pur restando sempre “elegante”. Lee inizia a perdere la memoria gradualmente, non lo rivela ai nuovi colleghi e si butta nel caso di rapimento senza rendersi conto fino in fondo delle conseguenze della sua scelta. Ma se inizialmente l’amnesia è solo a breve termine, con il trascorrere delle ore la situazione si aggrava al punto che Lee non ricorda nemmeno più chi è o cosa deve fare e tutti iniziano a dubitare delle sue reali intenzioni, chiedendosi se non sia, in realtà, alleato dei rapitori.

Arrested Memory regala una rosa di personaggi deliranti, tra cui spiccano un giovane spacciatore che Lee arresta mentre è diretto a casa dell’imprenditore giapponese – lo vede per strada proprio perché non ricorda dove sta andando – e che, nel giro di poche ore, diventa il principale riferimento per le indagini in corso, arrivando addirittura a dare ordini alla polizia; e la domestica e interprete dal cinese dell’imprenditore, che si prende invece qualche libertà creativa nelle traduzioni, piegandole a proprio vantaggio.

Il film non rinnega mai le sue radici drammatiche: la storia ha origine da un avvenimento che ci viene mostrato senza filtri, nella sua brutalità, e nel corso della vicenda il tormento di Lee è palpabile e con il suo anche quello di altri personaggi: la famiglia a cui viene rapito il bambino, ma anche una ragazza che l’ispettore salva dal suicidio dandole, senza rendersi conto, parte dei soldi destinati al riscatto.

La vera forza di Arrested Memory sta nella qualità della scrittura, in grado di dosare drammatico e comico, sia sul piano dialogico, sia su quello delle immagini. Niente viene lasciato al caso e anche i passaggi apparentemente più banali trovano nel finale una degna chiusura.

Un film che può trovare consenso nel grande pubblico, con un umorismo dal sapore universale. Speriamo di vederlo distribuito anche nel nostro paese.

Susanna Norbiato

PRO CONTRO
  • Scritto benissimo, esilarante.
  • Grandi scene action.
  • Può deludere chi non ama i film comici.
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Valutazione: 7.5/10 (su un totale di 2 voti)
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Venezia 83. Arrested Memory, la recensione, 7.5 out of 10 based on 2 ratings

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