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Presence: arriva in alta definizione Blu-ray la ghost story concettuale di Steven Soderbergh
Dopo essere stato presentato in anteprima al Sundance Film Festival del 2024, Presence di Steven Soderbergh è approdato nelle sale statunitensi a gennaio 2025. C’è voluto un po’ più di tempo per vederlo arrivare in Italia, giunto sotto il marchio Lucky Red solo lo scorso luglio. Una ghost story anomala, quella che ci viene servita dal regista di Traffic, ovvero un film di fantasmi che non abbraccia i topoi del genere horror ma che preferisce virare verso il dramma famigliare sposando un punto di vista decisamente inusuale: quello del fantasma. Un’intuizione che, seppur brillante e in linea con l’indole sperimentale di Soderbergh, non può fare a meno di riportarci alla memoria A Ghost Story, l’instant-cult del 2017 scritto e diretto da David Lowery. Ma il film di Soderbergh preferisce viaggiare su binari artistici differenti rispetto al film di Lowery, prediligendo il mistery e soluzioni da thriller piuttosto che uno sguardo poetico e riflessivo. Presence è da pochi giorni disponibile in alta definizione Blu-ray disc grazie alla stessa Lucky Red, a Midnight Factory e ai canali distributivi di Plaion Pictures.
Presence, la recensione della ghost story concettuale di Steven Soderbergh
Presence di Steven Soderbergh non è la solita ghost story. Anzi, è l’esatto contrario della solita ghost story: non abbraccia i topoi del genere horror virando verso il dramma famigliare e utilizza un punto di vista decisamente inusuale, ponendo lo spettatore nei panni del… fantasma.
Una presenza accoglie i nuovi inquilini della grande casa a due piani. Si tratta di una famiglia: Rebecca (Lucy Liu) è una donna in carriera, sempre con lo sguardo sul monitor del notebook, forse c’è poca complicità con suo marito Chris (Chris Sullivan) che, al contrario della moglie, si mostra molto apprensivo verso la figlia Chloe (Callina Liang), adolescente in lutto per la perdita della sua migliore amica Nadia, seconda vittima nella loro scuola, in poco tempo, di un’overdose mortale. Poi c’è Tyler (Eddy Maday), fratello maggiore di Chloe, promessa del nuoto, poco empatico verso la sorella e chiaramente il “figlio preferito” di mamma Rebecca. La “presenza” spia costantemente i suoi nuovi inquilini mostrando un interesse particolare verso Chloe, unica della famiglia che sembra essere in grado di percepirla.
Wolf Hunter e Martyrs Lane tra i nuovi inediti di Midnight Factory
Nuovo duo di titoli inediti thriller/horror per Midnight Factory, l’ormai consolidata etichetta distribuita da Plaion Pictures, che questo mese porta in limited edition DVD e Blu-ray il feroce thriller di Shawn Linden Wolf Hunter e l’inquietante ghost story di Ruth Platt Martyrs Lane.
Joseph, sua moglie Anna e la loro figlia adolescente Renée vivono in una casa immersa nei boschi portando avanti l’attività famigliare di cacciatori di pellicce. Anna è preoccupata per sua figlia che non ha amici e non conosce la “civiltà”, mentre Joseph è ossessionato dalla presenza di un lupo che ritiene responsabile di sabotare le sue trappole. Per questo motivo, l’uomo esce per cacciare l’animale ma con sorpresa trova quattro persone barbaramente uccise, con evidenti segni di tortura e mutilazione. Nel frattempo, Anna si imbatte nei pressi di casa in un uomo gravemente ferito e lo porta dentro per curarlo…
The Orphanage, la recensione
Laura ha acquistato l’orfanotrofio in cui è cresciuta da bambina e ora, insieme a suo marito Carlos e al figlio adottivo Simon, ha intenzione di trasformare l’edifico in una casa-famiglia dove accudire bambini disabili. Il giorno dell’inaugurazione, il piccolo Simon, dopo un litigio con la madre, scompare senza lasciare traccia. Da quel momento la vita di Laura e Carlos ha una brusca caduta, i loro sogni sono infranti e, per di più, la donna percepisce delle strane presenze dentro casa, forse le stesse di cui parlava anche Simon senza essere creduto dai genitori. Passati nove mesi dalla scomparsa del bambino, i due genitori non hanno ancora smesso di cercarlo e come ultimo tentativo si rivolgono a un team di parapsicologi per far loro analizzare l’abitazione, convinti che le presenze che probabilmente vi abitano possano sapere dove è finito il bambino.
Letto N. 6, la recensione
L’Italia ha una importante e fortunata tradizione nelle ghost stories cinematografiche che va a braccetto con la nascita e lo sviluppo del cinema horror nostrano. Il problema è che questa stupenda tradizione si è fermata ormai da quasi quarant’anni!
Salvo sporadici tentativi di percorrere il genere, spesso da parte delle frange più indie del nostro cinema, l’horror italiano che ha fatto scuola nel mondo è rimasto alla metà degli anni ’80, quando già le eccellenze italiane zoppicavano, le produzioni erano sempre più esigue e povere e i maestri di un tempo o erano già scomparsi o stavano progressivamente abbandonando i film dell’orrore, lasciando tutto nelle mani di “giovani” già affermati come Dario Argento e Lamberto Bava.
TFF37. Letto n.6
La dottoressa del turno di notte di una importante clinica pediatrica muore suicida. La sostituisce Bianca (Carolina Crescentini), che accetta il lavoro senza rivelare di essere incinta. Quando viene a sapere che dovrà passare le notti proprio nella stanza dalla quale si è buttata la collega, le inquietudini hanno inizio. Malgrado lo scetticismo del marito (Pier Giorgio Bellocchio), i timori di Bianca non tarderanno a essere confermati: una notte, seguendo rumore di singhiozzi, fa conoscenza con il bambino del letto numero sei. Vuole la sua mamma. Bianca lo rassicura: domani mamma arriva. Ma la notte seguente il bambino si presenta in infermeria, accusandola di essere una bugiarda. Bianca cerca informazioni sul bambino, scoprendo che il letto numero sei è vuoto da tempo.
La vedova Winchester, la recensione
Il filone delle ghost stories e delle case infestate, nello specifico, è tra i più antichi rappresentati del genere horror, appartenuto tanto al cinema delle origini quanto alla corrente gotica che ha attraversato i decenni del ‘900, fino alla più recente esplosione di produzioni a basso/medio budget delle majors. Un filone che si adagia su meccanismi collaudati ed elementi ricorrenti, che preferisce la creazione dell’atmosfera alla violenza grafica e che in molte occasioni è riuscito a dar vita a dei veri e propri caposaldi del cinema (non solo horror) grazie a una sapiente costruzione degli spazi e un’adeguata rielaborazione dei topoi tipici del filone.
Angoscia, la recensione
Per promuovere il film horror Angoscia, è stata utilizzata una frase dello storico magazine di settore Fangoria, che recita: “il più raccapricciante e significativo film horror dai tempi di It Follows”. Angoscia è del 2015, It Follows del 2014. Capirete che quel claim forse non ha una valenza così significativa come si potrebbe immaginare a un primo acchito. E infatti Angoscia non è questo pezzo da 90 che ci vorrebbero vendere… anzi, siamo di fronte a un horrorino dal cortissimo respiro che si dimentica già alla conclusione dei titoli di coda.











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