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In a Violent Nature, la recensione

Lo slasher, tra i tanti filoni del cinema horror, è uno di quelli che hanno saputo maggiormente coniugare il consenso del pubblico e quello della critica, con successi commerciali di enorme portata uniti a entusiastiche recensioni. Se però si volesse andare a scovare un vero punto di forza di questo sottogenere, si potrebbe tranquillamente constatare come si presti più di ogni altro ad essere inclusivo e socialitario, in quanto i film con i killer mascherati si prestano benissimo a visioni collettive tra amici. Una formula magica, quella dello slasher, che non annoia mai e riesce sempre a stupire, spaventare e trasmettere il giusto mix tra disgusto, paura e l’immancabile leggero divertimento, ingrediente d’obbligo di ogni storia del genere.

Ma cosa fa il villain di questi film quando non uccide? Quali sono i suoi movimenti, i suoi pensieri, le sue metodologie di pedinamento delle vittime designate? Interrogativi legittimi e stuzzicanti alle quali cerca di dare una risposta Chris Nash che per il suo film d’esordio decide di realizzare un lavoro destinato a riscrivere gli stilemi del genere. In a Violent Nature, infatti, è uno slasher raccontato da una prospettiva mai sondata prima, ovvero quella del killer, e la scelta si rivela vincente per merito del fresco e dinamico approccio narrativo e di uno stile curato e ricercato che concorrono a trascinare lo spettatore in un crescente e inesorabile stato d’ansia e inquietudine.

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Valutazione: 7.0/10 (su un totale di 1 voto)
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